http://quartapareteroma.it/wp-content/uploads/2020/01/pinto.jpg di Tonino Pinto *

 

Il ruolo che lo rese popolare nel firmamento cinematografico degli anni ottanta fu quello di un’omossessuale che condivideva la cella in un carcere con un prigioniero politico in Sud America. Quel film era Il bacio della donna ragno, e con quel ruolo e  con quel film William Hurt nel 1986 conquistò l’Oscar e la popolarità. Erano gli anni in cui il pubblico assai lontano dalle guerre e dalle pandemie, frequentava in massa le sale cinematografiche con “buona pace” di Netflix.

William Hurt l’attore che nella sua carriera ha collezionato ben quattro candidature all’Oscar con film come Stati di allucinazione diretto da Ken Russell, Brivido caldo e Il grande freddo di Lawrence Kasdan e Figli di un Dio minore diretto da Randa Hains solo per citarne alcuni, tra quelli, che avevano garantito al box office incassi da capogiro, se né andato in punta di piedi a soli settantuno anni dopo una breve malattia. Hurt era un attore versatile aveva anche interpretato uno ufficiale di polizia russo in Gorky Park, un veterano del Vietnam in Era mio figlio e uno scrittore di viaggi in  Turista per caso. Al Ney York Time anni fa dichiarò: «La recitazione è una cosa molto intima e privata, l’arte della recitazione richiede tanta solitudine quanto l’arte della scrittura».

Mentre nelle sale cinematografiche nostrane, malgrado i quasi 7 milioni di euro al box office di The Batman con il giovane Robert Pattinson (ve la ricordate la saga di Twilight?) nelle vesti dell’eroe di Gotham City, che in America in pochi giorni ne ha incassati ben 300 di milioni, continua l’esodo in massa del pubblico dalle sale con un calo registrato dall’ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) del 25 cento in meno rispetto allo stesso periodo della stagione passata.

Complice forse non solo la pandemia mutante, ma la tendenza di fruire cinema in casa bloccati dal cinema servito su misura in questo momento di venti di guerra guerra che sta avvilendo il mondo dell’informazione rivisitato come un film da notiziari sempre più’ colorati fra fake news e realtà’.

Eppure, non solo fra i giovani la voglia di uscire di casa e di ritrovarsi è sempre più tangibile, basta seguire per esempio il ritorno del pubblico a seguire le star dei concerti pop e la voglia crescente di teatro. E sarebbe piaciuto anche a William Hurt vedere sullo schermo l’interpretazione del giovanissimo Cooper Hoffman figlio del suo grande amico Philip Seymour, protagonista della brillante commedia “Licorice Pizza” di Paul Thomas Anderson, dove il regista ripercorre episodi della propria giovinezza con racconti e aneddoti che hanno caratterizzato la sua vita di ragazzo. Sicuramente uno dei film più riusciti visti finora, un coinvolgente viaggio ne sentimenti nella San Fernando Valley degli anni settanta che coinvolgono un teenager che si innamora di una venticinquenne e i dieci anni di differenza tra i due sono solo uno degli ostacoli disseminati da loro stessi e da Anderson sulla strada per la loro felicità, la strada che li porterà a un bacio atteso, irraggiungibile e inevitabile

 Non vi diciamo di più’ per non rovinarvi il piacere di andarlo a vedere, tranne forse un’annotazione visto che il film domenica 27 marzo a Hollywood è candidato a ben tre premi Oscar.

«Il cinema ha il potere di unire le persone qualunque sia la cultura da cui nasce un film, ci sono elementi legati ai sentimenti, all’amore, al dolore e non dimentichiamo che è un’arte popolare nata per tutti» lo ha detto recentemente il nostro bravo Paolo Sorrentino candidato all’Oscar per È stata la mano di Dio.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

Condividi su: