Il colore come protagonista assoluto, oltre i limiti della fotografia documentaria.
In questi giorni il Museo dell’Ara Pacis ospita una retrospettiva dedicata a uno dei più grandi e visionari fotografi contemporanei. La mostra Franco Fontana. Retrospective curata da Jean-Luc Monterosso, accompagna il pubblico verso la scoperta dell’universo rivoluzionario di un artista che ha avuto una grande influenza sulla fotografia del XX secolo.

Piscina, 1983
Franco Fontana entra nel panorama della fotografia negli anni ‘60, portando l’innovazione di un linguaggio fotografico astratto fatto di trasformazioni che hanno per protagonisti la luce, il colore e il paesaggio. In un momento in cui il colore nella fotografia è un uso ardito, Fontana lo sfrutta, giocando con i colori “imperfetti” delle prime pellicole a colori per raggiungere un’astrazione che usa contrasti forti e colori brillanti. Crea così un’arte in cui il colore, fino ad allora considerato in fotografia solo con scopo documentaristico, assume un ruolo artistico primario.
Nell’uso del colore nelle fotografie degli anni ’60, Fontana si presenta come un precursore di una fotografia che sarà riconosciuta solo a partire dagli anni ’70 con le prime mostre dedicate alle fotografie a colori a New York. Il fotografo italiano si fa spazio nel panorama artistico internazionale grazie alle sue intuizioni nella costruzione della luce e dello spazio, facendosi portatore di una voce che rivendicava il riconoscimento dello statuto artistico della fotografia a colori. Con il libro Skyline, gli intenti del fotografo si definiscono in un’opera che lo renderà celebre e che costituisce un passaggio importante a livello internazionale per lo sviluppo della fotografia a colori. I paesaggi ritratti in queste serie perdono ogni punto di riferimento con la mimesi del reale, giocando con la natura per ridurre all’essenziale gli elementi paesaggistici e arrivando a un linguaggio che essenzializza a tal punto i confini dei colori da rendere queste fotografie vicine ai quadri dell’Espressionismo Astratto, che nasce in America negli anni ‘50 come genere pittorico di riferimento post-bellico.
L’acqua, elemento primordiale, ha sempre affascinato gli artisti per la vastità di colori, riflessi e composizioni di luce che possono trasformare il soggetto verso una deriva astratta. Negli anni ‘50, le piscine diventano un soggetto che attira l’occhio di molti fotografi, e Franco Fontana trova in questi specchi d’acqua l’occasione per dare forma al concetto di sensualità attraverso l’uso della polaroid. I corpi, soprattutto femminili, vengono ripresi nella loro frammentazione, facendo emergere il sensuale attraverso la rotondità delle loro forme. In questa occasione, lo spazio espositivo si trasforma, creando una sala sensoriale immersiva per comprendere a livello sinestetico il panorama non solo estetico ma vibrante di un’epoca.
Dal design delle piscine, il racconto della fotografia di Fontana procede con la passione per il design delle automobili, delle strade, del mondo veloce e statico che delinea in maniera astratta la modernità. L’interesse di Fontana non si sviluppa nel catturare il movimento, ma proprio nel design dell’automobile, nelle forme delle strade, indagando ancora una volta le linee e i colori che si appiattiscono nello scatto fotografico e mostrano un altro aspetto di quel mondo sempre associato alla velocità dell’epoca moderna. La modernità qui è espressa attraverso l’opulenza dei colori e l’eleganza delle linee, creando un effetto seducente sullo spettatore. Affascinato da questo mondo e su richiesta di Danilo Montecchi nel 2001, realizza una serie di scatti sulla Route 66 durante un viaggio durato dieci giorni. Il percorso espositivo mostra un viaggio fotografico che dalla Route 66 passa alla Via Appia, concludendo per Fontana un racconto iniziato nel 2001 e concluso nel 2003 che ha come soggetto la via, il viaggio e il paesaggio carico di un passato di storie che lo hanno attraversato.
Il percorso espositivo procede in ordine tematico, mostrando il racconto americano, dagli inizi agli anni più recenti, di Franco Fontana. Il fotografo ha avuto con l’America l’occasione di confrontarsi con il paesaggio urbano associando quei luoghi al tema forte e comprensivo dell’architettura e dell’urbanistica. Dal 1979 al 2008, i paesaggi americani si rivelano in una composizione che si avvicina sempre all’astratto e al metafisico con l’intrusione dell’elemento umano. A differenza dei paesaggi naturalistici, la città lascia spazio alla presenza dei suoi abitanti che non spiccano come protagonisti, ma vengono inglobati dalle finestre, dalle porte, dalle linee e dai colori degli edifici, diventando un tutt’uno con il paesaggio urbano.
All’interno di una produzione così fedele ai colori del paesaggio, il fotografo nel 1979 decide di accettare una sfida: un lavoro esclusivamente in bianco e nero per partecipare al libro di Ralph Gibson Contact Theory. Questa produzione, in cui Fontana si trova a escludere uno degli elementi fondamentali della sua arte, lo porta a scoprire l’importanza delle ombre. Per rifuggire da una prospettiva e da uno stile che potrebbe correre il rischio di cadere nella ripetizione, Fontana accetta quella che per lui è la più grande sfida, con il risultato di un nuovo modo di intendere il paesaggio, sottolineando la presenza delle ombre che diventano un elemento fondamentale per questa produzione.
A conclusione di una narrazione fedele e immersiva del percorso artistico di poesia visiva di Franco Fontana, sono esposti una serie di lavori realizzati per il mondo della moda e della pubblicità. Le commissioni commerciali realizzate durante tutto l’arco della sua produzione rivelano lo stile del fotografo che, come un’impronta digitale, segna ogni sua opera. In questa sezione sono state inserite anche testimonianze della vita privata del fotografo che aiutano lo spettatore a concludere un viaggio all’interno dell’immaginario dell’artista, configuratosi anche come scoperta di un’epoca.

Una mostra che non si riduce al piacere dell’occhio di pochi esperti, ma che è in grado di comunicare con l’anima dello spettatore, è il percorso dedicato a Franco Fontana. Quando si parla di elitarismo del linguaggio artistico contemporaneo, di sicuro non ci si può riferire al lavoro del fotografo, che è in grado con la sua profondità estetica di comunicare con il pubblico intero. Il percorso espositivo aiuta e amplia questo concetto attraverso una serie di strumenti dedicati a rendere l’esperienza inclusiva, creando un percorso di accessibilità con il fine di rendere il museo un luogo sempre più aperto al pubblico.
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Franco Fontana. Retrospective – promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza
Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Civita Mostre e Musei, Zètema Progetto Cultura e Franco Fontana Studio curata da Jean-Luc Monterosso – Museo dell’Ara Pacis dal 13 dicembre 2024 al 31 agosto 2025