di Giorgia Leuratti

 

Un marito assente, due figli lontani dediti ad esistenze bizzarre, una casa da riordinare come monotono rituale che assorbe lo scorrere dei giorni: sul punto di affogare nel cumulo di rimpianti e frustrazioni Dora sente la sua vita sfuggirle dalle mani, si scopre casalinga amareggiata, costretta a dialogare con il muro per fuggire dalla solitudine.

Può il racconto di un contesto tanto grigio tramutarsi in una commedia variopinta in grado di restituire speranza ed esortare alla libertà individuale?

Questo l’interrogativo da cui sembra trarre spunto “Oggi è già domani” di Willy Russell in scena al Teatro Manzoni di Roma dal 4 al 23 maggio nella versione italiana di Iaia Fiastri.

La regia di Pietro Garinei, riporta a teatro la strabordante espressività dell’attrice Paola Quattrini che, nella riproposizione di un’opera che è per lei cavallo di battaglia, torna sulla scena dopo il lungo periodo di chiusura delle sale.

Ti ricordi muro, quando io e Giovanni ti abbiamo dipinto di giallo? “- è tra un sorso di vino e un’occhiata ai fornelli che Dora ripercorre nostalgica i tempi ormai trascorsi del suo matrimonio e prende coscienza di come tutto sembri ormai scivolare verso una monotonia crescente.

Basta sistemare la tovaglia, immaginare la burbera reazione del marito di fronte ad una cena che non lo avrebbe soddisfatto, ad impiantare nella mente della donna una nuova urgenza di riscatto: proprio allora si trova tra le mani un biglietto aereo, simbolo di una possibile liberazione, di un cambio di rotta.

Snodo centrale del racconto, il regalo dell’amica si fa detonatore di nuovi immaginari, strumento necessario per la messa in atto di una riscoperta di sé: tornare ad essere una donna vitale e meravigliosa.

Nuovi, sgargianti colori investono la scena a partire dal secondo atto dove la malinconia e la sciatteria della donna sembrano essere scomparse per lasciar spazio ad un’ elegante rilassatezza.

Magistrale nell’interpretazione di un personaggio dipinto in tutte le fasi della sua trasformazione, l’attrice ne restituisce il cambiamento tanto fisico quanto introspettivo attraverso il mutamento della mimica e del timbro.

Un incontro, poi l’apparente avverarsi di un sogno conducono ad una risoluta consapevolezza: fino ad allora Dora Valenti si era persa in una vita striminzita e inutile.

Rimane la suspense, quella di un dilemma forse indistricabile: rimanere o tornare alla vita di prima?

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