di Laura Dotta Rosso

 

 

E’ un insieme di delicatezza, profondità, malinconia e solitudine. “Non farmi perdere tempo”, spettacolo in scena al Teatro Piccolo Eliseo, dal 28 novembre all’8 dicembre, vuole cogliere ogni aspetto della vita di una persona facendo riferimento a tematiche dure, tangibili, spiegandole e rendendole accessibili a chiunque voglia esporsi ed ascoltarsi. Questa nuova produzione ha debuttato quest’anno, al Napoli teatro festival. La protagonista è una ragazza di ventisette anni che, a causa della sindrome di Vernet, ne dimostra sessanta. La malattia è solo uno dei tanti motivi per cui la ragazza riflette: il medico che la segue non parla francamente e continua a ripetere che la situazione è delicata, sua mamma e sua sorella sono morte, i nipoti sono interessati solamente alle sue proprietà e il pensiero di non poter avere una famiglia, un figlio, un’esistenza, che non potrà avere un decorso diverso da quello previsto dalla malattia, si fa ogni giorno più palpabile. Non si tratta di uno spettacolo drammatico, Lunetta Savino rende poetico e spiritoso il personaggio con battute divertenti e sopra le righe. La giovane ventisettenne è napoletana, piena di voglia di trovare l’amore, gioiosa e speranzosa di poter realizzare il suo grande sogno: diventare una cantante. Riesce a ironizzare la sua giornata con la volontaria Maria, a criticare la domestica straniera, nascondendole il grande affetto provato nei suoi confronti, a calarsi nel ruolo di madre con il figlio della vicina di casa e farsi chiamare mamma per gioco diventa una piccola soddisfazione. Non è importante che non sia reale, perchè in quel piccolo momento è felice e orgogliosa di se stessa.

Parla in dialetto napoletano, cercando di fare la poliglotta e buttando un “anyway” ogni tanto per continuare il suo racconto. Fa ridere, perchè in fondo la vita deve essere presa con leggerezza, nonostante tua nipote si presenti a casa solo per consegnarti la lettera nella quale spiega quale parte della tua eredità vorrebbe e  che cosa invece sarebbe disposta a lasciare ai suoi fratelli, anche se il tuo cromosoma otto è diverso da quello delle persone “normali”, anche se i tuoi radicali liberi si permettono di non lavorare, in modo consono, nel tuo corpo. Anyway, lei vuole una base musicale per cantare, ballare, spingere il mondo a far vedere che esiste e che ha tutta l’intenzione di vivere, ridendo, scherzando, prendendosi in giro e vivendo la vita. E’ autoironica, dice di avere “un guaio a metro quadro”, la sua pelle le ricorda la maturità che deve possedere, ma il suo animo la spinge ad accettare un amore non corrisposto, a credere di aver trovato l’uomo giusto.

Una scala a lato del palcoscenico collegata ad una parete con una porta e un divano al centro, rappresentano il suo condominio, la sua casa, il suo posto sicuro. Una scrivania all’altro lato dello spazio scenico richiama uno studio medico dove è costretta a sentire, ogni volta, un effetto collaterale nuovo. La struttura a doppia elica di DNA è imponente ed è presente per tutta la durata dello spettacolo: attaccato al DNA sono presenti numerose sveglie, a ricordare il tempo che scorre e che non lascia scampo.

Lunetta Savino fa visualizzare i diversi personaggi pur essendo sola in scena, è commovente e incisiva anche se, la percezione del pubblico, è che la piecè sia più lunga di quanto non sia realmente. Il dialetto è intrigante ed immediatamente la platea al solo suono è divertita, ma risulta pesante da seguire fino alla fine. Manca di coerenza nella suddivisione degli spazi: a volte si entra in casa passando per le scale e la porta, altre  questo passaggio non serve e dal proscenio si ci si può accomodare direttamente sul divano. Il testo di Massimo Andrei è raffinato, soffice come una nuvola che ha una visione d’insieme, mentre gli altri riescono a visualizzare solo la loro personale sfera prossemica, ma forte come una montagna che dall’alto osserva le persone muoversi, camminare, correre e che deve stare ferma e non può decidere dove andare o con chi. Piume colorate appaiono dietro al divano e forse l’incredibile ventisettenne salirà sul palco della vita, quello leggero e colmo di sfumature, perchè “stelle comete come candele accenderà”.

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