Cerca

Non c’è altra scelta: divorati dall’industria della disumanità.

Il nuovo film di Park Chan-wook è una satira feroce e viscerale, un racconto cupo e morale che si interroga sul peso delle scelte individuali in un sistema industriale dove tutto sembra già determinato.

Spietato, affascinante e travolgente, No Other ChoiseNon c’è altra scelta è un giro di giostra sulla crudeltà di una società che spezza l’individuo e lo trasforma in carnefice e assassino della dignità umana. Una caduta nel vuoto, una spirale grottesca e surreale di violenza e vicissitudini che mettono sotto scacco empatia e umanità. Il nuovo film di Park Chan-wook, regista del film cult Old Boy, mostra e dissacra il volto oscuro della corruzione morale del capitalismo. Immortala il momento perfetto per poi farlo a pezzi, smantellare certezze e sbranare le ambizioni e i desideri dei personaggi. Una perfezione quella dell’attimo in cui si ha tutto che coincide in buona parte con la realizzazione delle aspirazioni sociali, da cui Park Chan-wook mette in guardia: il lusso e la ricchezza sono tanto belli quanto fugaci. Lo fa senza moralismo, con ironia e leggerezza ma senza perdere di mira l’inesorabile drammaticità delle situazioni che vivono i personaggi.

No Other Choise gravita intorno alla storia e alle scelte di You Man-su, uno specialista nel settore della carta che dopo aver raggiunto tutti i traguardi che si era prefissato viene improvvisamente licenziato. Scioccato si ripromette di trovare presto un nuovo lavoro per mantenere la famiglia, ma la concorrenza è spietata e nessuno lo assume. Rischia di perdere anche la lussuosa casa che ama e che ha conquistato con tanti sacrifici. Arriva a umiliarsi pur di ottenere un nuovo lavoro, ma tutto è vano. Così un giorno decide di provvedere da solo a colmare le ingiustizie di un meccanismo feroce di sopravvivenza, ricorrendo a sotterfugi, inganni e violenza.

Protagonista un attore magnetico e dalla raffinatezza interpretativa ammaliante, Lee Byung Hun, il Front Man di Squid Game. In questa rocambolesca caccia all’uomo, restituisce una quantità sorprendente di sfumature, variando registri e imponendosi sullo schermo con la propria esperienza e talento. No Other Choise è una satira sul mondo del lavoro che con l’attore sbagliato molto facilmente avrebbe potuto sfiorare l’eccesso e vertere su una demenzialità sproporzionata, ma invece l’interpretazione di Lee Byung Hun è sottile e ponderata, intima anche nel proprio umorismo nero, patetico, viscerale e persino destabilizzante, perché ricopre l’intera gamma delle emozioni umane, comprese le più oscure. Suo il compito di dare corpo anche alla crisi della mascolinità e al ritorno a una sorta di cameratismo militare in ambiente domestico.

Ad affiancarlo Son Yejin, che interpreta la moglie Miri, il cui temperamento solare verrà messo a dura prova. Disattende ogni aspettativa e si rivela un personaggio forte che sorregge il peso morale di un deteriorante disgregarsi di ogni etica. La sua recitazione si spinge su toni drammatici che aumentano il pathos del film con la propria delicatezza e autenticità. Park Chan-wook ci sorprende con una scrittura che si insinua nelle infinitesimali trame della natura umana, spiazzando con una capacità di introspezione che raramente si accompagna così bene al genere satirico. I due attori protagonisti si rivelano perfetti per questa ricchezza cromatica di intenti e sfumature, dipingendo una sinfonia di sentimenti e contraddizioni.

La regia cattura e seduce con il proprio dinamismo, l’eloquenza allegorica e l’eleganza della fotografia di Kim Woo-Hyung. Tratto dal romanzo di Donald E. Westlake The Ax, No Other Choise insiste sulla mancanza di libero arbitrio in un sistema che ha già deciso tutto e muove come pedine gli esseri umani che ne fanno parte. La violenza non è un semplice gesto disperato, non è l’ultima spiaggia, ma quel tassello limite che rivela l’essenza reale di una ruota di inganni e dolore che regola ogni cosa. La carta, di cui tanto si parla nel film, è il simbolo di ciò che vediamo tutti i giorni senza renderci conto della portata di dolore e devastazione che trascina con sé. Rappresenta l’illusione della felicità, l’apparenza ingannevole di un mondo patinato basato su una violenza legalizzata ed edulcorata, fatta di competitività, licenziamenti e scelte inumane. Una denuncia dissacrante alla società industriale che corrode le anime e trasforma in normalità la sopraffazione e l’occultamento della violenza.

Sull’apocalisse della natura e la morte della poesia si apre nel finale uno scenario quasi distopico nonostante la propria semplicità e verosimiglianza: quello delle macchine. Sostituendo l’elemento umano viene a mancare anche quell’ultimo raggio di empatia che sopravviveva nell’ambiente industriale. Park Chan-wook ci dice con chiarezza che non ci dobbiamo affannare a immaginare mondi angoscianti un tempo considerati inverosimili: il presente è già distopico.

__________________

No Other Choise – Regia Park Chan-Wook – Sceneggiatura Park Chan-Wook, Lee Kyoung-mi, Don
Mckellar, Jahye Lee – Con: Lee Byung Hun – Son Yejin – Park Hee Soon – Lee Sung Min – Yeom Hye Ran – Cha Seung Won  – Fotografia: Kim Woo-Hyung – Montaggio: Kim Sang-Beom, Kim Ho-Bin – Scenografia: Ryu Seong-Hie – Costumi: Cho Sang-Kyung – Musica: Cho Young-Wuk – suono: Kim Suk Won – Effetti visivi: Lee Seungje – Produzione: Moho Film (Park Chan-Book, Back Jisun), Kg Productions (Michèle Ray Gavras, Alexandre Gavras) – Presentato in concorso all’82a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Nei cinema dal 1 gennaio 2026

error: Content is protected !!