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Modo minore di Moscato: voci e memorie

“Modo minore”: Lalla Esposito nella poetica di Enzo Moscato

Tra teatro e canzone napoletana, un omaggio intimo che restituisce voci marginali, memoria e identità.

Camicia bianca, pantaloni neri e tacchetto brillantinato: con il suo caschetto tipico, dall’eleganza fine e stravagante, Lalla Esposito si esibisce in Modo minore, attraversando le congiunzioni dell’anima di Enzo Moscato. La performer percorre un vasto repertorio di testi e arrangiamenti di canzoni napoletane scritti e rielaborati dal drammaturgo, guidata dal maestro Pasquale Scialò e accompagnata dai musicisti Paolo Cimmino alle percussioni, Antonio Colica al violino, Antonio Pepe al contrabbasso e Claudio Romano alla chitarra e al mandolino. Con questo rapporto ibrido tra teatro e canzone, il palcoscenico si riveste delle atmosfere marginali dei vicoli di Napoli, tra i quali riecheggia una musica fatta di memorie, profumi ed emozioni.

Modo minore di Moscato: voci e memorie
Lalla Esposito

Modo minore esprime tutta la sua poetica già dal titolo, che per un artista scrupoloso nel dettaglio come fu Enzo Moscato non poteva essere lasciato al caso. Innanzitutto, minore rimanda al corpus sonoro scelto dall’artista insieme alla progettazione e alla direzione musicale di Pasquale Scialò: un impero canoro partenopeo relativo agli ultimi decenni del Novecento, composto da brani ripescati dall’oblio e da altri, talvolta inediti, firmati dal Maestro stesso. Ne deriva un bricolage sonoro, da cui affiorano perle dimenticate, ma anche creatività esclusive sull’identità di Napoli, perennemente oscillante tra luoghi comuni e oscurità profonde. Ed è qui, poi, che si insinua il cuore del progetto sonoro, nonché l’arte minore di Moscato, ossia in quello spazio lasciato dalle crepe della città, composte da storie marginali, rovine, carni ferite benché pulsanti di un ardore inesauribile.

A questo punto, la canzone non serve come semplice arredamento teatrale o come strumento per mettere in mostra chissà quale virtuosismo canoro – su cui, del resto proprio Moscato ironizzava sottilmente definendolo «improbabile». In Modo minore, la musica nelle sue espressioni sonore e recitate si mescola alla recitazione in un legame indissolubile, suscitando certe opportunità espressive “altre”, come ali che portano verso un altrove ignoto. La parola – poetica, scritta e proferita – cattura descrivendo, mentre le note seguono aprendo squarci e dimensioni altrimenti irraggiungibili. Si tratta di un’eco acuta che si dipana dagli struggimenti reconditi della sirena Partenope: una firma poetica che rifiuta la linearità narrativa, le contingenze di orpelli sofisticati, dichiarando, invece, di essere nei frammenti, nelle vibrazioni umili e popolari, nelle evocazioni spezzate di esistenze ferite e relegate a uno stato di marginalità. Così, il teatro diventa rito sacro e arcaico, spazio di incontro ed espiazione di dolore e desiderio.

Lalla Esposito entra in punta di piedi. Visibilmente commossa, bussa alla porta del magico mondo tessuto dall’arte di Moscato e si lascia travolgere dal suo incanto. Abbraccia quel Modo minore e la sua voce spessa graffia e accarezza, si sporca, trasuda sensualità e soave finezza, dando infine una grande prova artistica. Al netto di un talento canoro qui impossibile da ironizzare, la performer mette da parte l’ostentazione di virtuosismi fini a sé stessi e lascia spazio alle emozioni, a uno spazio teatrale che sa di leggerezza e importanza allo stesso tempo. Certo, non aggiunge niente di nuovo, bensì celebra e ricorda; ma, in fondo, anche questa è la potenza concreta lasciata in eredità dal teatro dell’artista partenopeo: un luogo abitato da fantasmi, ovvero da memorie identitarie mai risolte che nella loro immaterialità compongono una collettività tangibile, che esprime l’intimo desiderio di essere espressa.

Modo minore di Moscato: voci e memorie

Lalla Esposito

In un mondo dominato dall’esibizione, dove l’arte di mostrarsi sembra contare più di quella dei contenuti, proporre uno spazio teatrale che sia insieme memoria e presenza diventa un gesto necessario. Talvolta non occorre aggiungere altro: basta affidarsi al linguaggio creativo e surreale del teatro, lasciare che vi entri un’impalpabile leggerezza, un pensiero grave sorretto da una nuvola soffice di grazia e sentimento.
Se poi la platea si popola di un pubblico eterogeneo – adulti, veterani, giovani promesse e semplici curiosi – significa che la proposta, almeno in parte, ha centrato il suo obiettivo. In questo incontro c’è una tenerezza difficile da spiegare, che va però letta all’interno di una progettualità più ampia, su cui il Teatro Nuovo, insieme alla Casa del Contemporaneo e al Teatro Pubblico Campano, continua a lavorare con ostinato coraggio. Modo minore, dunque, non è solo un omaggio, ma il frutto di uno sguardo largo, di una prospettiva che aspira non tanto a celebrare quanto a restituire.

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Modo minore – di Enzo Moscato – con Lalla Esposito – musicisti Paolo Cimmino, Antonio Colica, Antonio Pepe, Claudio Romano – progetto, arrangiamenti e direzione musicale Pasquale Scialò – produzione Compagnia Teatrale Enzo Moscato/Casa del Contemporaneo – foto di scena Pino Miraglia – Teatro Nuovo – 30 e 31 gennaio 2026

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