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Marty Supreme, il mito che rimbalza

Josh Safdie firma un’opera anomala e ipercinetica, mentre Chalamet rilancia la propria immagine tra rischio artistico e strategia mediatica

Dopo l’acclamato The smashing machine diretto da Benny Safdie e premiato all’ultimo festival di Venezia per la miglior regia, ecco arrivato il turno del fratello Josh. 

Marty supreme è, innegabilmente, il film più chiacchierato e discusso del momento: l’opera di Safdie è riuscita, ancora prima di uscire nelle sale, ad attirare su di sé un’attenzione mediatica che pochi altri film erano riusciti a sollevare negli ultimi anni. Ma è bene chiarire che il “fenomeno” Marty supreme è tutto fuorché una inaspettata e fortuita casualità. Le ragioni del costante e crescente interesse nei confronti del film sono i risultati di una incredibile campagna promozionale basata su mirate e sconvolgenti strategie pubblicitarie. Tutto è iniziato da una riunione marketing, in cui Timothee Chalamet, protagonista del film di cui è anche produttore, dove suggeriva idee deliranti per il lancio del nuovo film. La riunione è andata immediatamente virale sui social: l’operazione mediatica era appena partita, il meeting era tutta una messa in scena, la prima delle innumerevoli trovate di marketing che ne sarebbero seguite.  Le proposte di Chalamet erano però reali e una dopo l’altra stavano per essere realizzate. Il primo tassello era stato inserito con successo, ma il bello doveva ancora arrivare. Dagli avvistamenti del dirigibile arancione alla giacca brandizzata “Marty supreme” indossata da popolarissime celebrità fino alla pubblicazione del featuring di Chalamet ed Eskeed in risposta (e di conseguenza per smentire) alle speculazioni dei fan, nate sui social, secondo cui il giovane attore americano ed il rapper britannico, di cui non si conosce l’identità, fossero la stessa persona.

Timothee Chalamet, insomma, ci ha messo la faccia, e in qualche modo anche il portafoglio per ridefinire le regole dello show business. 

Molti l’hanno definito il ruolo della consacrazione, ma Chalamet grazie alle sue prove attoriali in film come beautiful boyIl re, fino al più recente A complete unknown aveva già largamente attestato il suo talento ed una maturità artistica acquisita…cos’altro doveva dimostrare per essere riconosciuto come uno dei più affidabili e intensi interpreti dell’ultimo decennio?  Più che di consacrazione allora bisognerebbe parlare di riconferma perché l’attore franco-americano si cimenta con un personaggio ancora una volta diverso dai precedenti, non si adagia sugli allori scegliendo ruoli più cauti e prudenti, bensì rischia mettendosi nuovamente in gioco per tentare di raggiungere una complessità recitativa caleidoscopica, di cui solo i migliori interpreti possono fregiarsi.

Nella babelica New York degli anni ’50, allora massima espressione del mito dell’American dream, un giovane prodigio del tennistavolo, Marty Mauser, figura liberamente ispirata allo sportivo americano Marty Reisman, è disposto a tutto pur di perseguire il suo sogno: diventare il più grande giocatore di ping pong che sia mai esistito. Fra truffe, scommesse, inseguimenti e adrenaliniche partite di ping pong Marty Supreme è alla ricerca del suo posto nel mondo. 

Il film di Safdie è un’opera anomala, difficilmente ascrivibile a un determinato genere. Dapprima sembra prendere le mosse di un biopic sportivo, per poi trasformarsi in una brillante commedia d’azione che ingloba al suo interno sequenze da vero e proprio gangster movie. Il dramma sportivo si rivela quindi un espediente narrativo per raccontare tutt’altro. Ciò su cui Safdie pone maggiormente l’attenzione è l’indagine psicologica su un personaggio dalla personalità sfuggente, controversa e innegabilmente affascinante.  Marty Mauser è ambizioso, arrogante, provocatorio, eccentrico e beffardo, insomma un concentrato di passioni autodistruttive pronte a deflagrare. Chalamet aveva tra le mani un personaggio tanto seducente quanto ostico, un’arma a doppio taglio da maneggiare con cura.     Il rischio di esasperarlo rendendolo macchiettistico o al contrario di non riuscire a imprimergli l’adeguata intensità era dietro l’angolo. Il risultato è invece sorprendente: l’attore di Dune riesce a dar vita ad un personaggio perfettamente calibrato e dalla sfaccettata tridimensionalità.

Safdie dunque, dopo diamanti grezzi, torna a filmare un’America brulicante dove il sogno americano viene decostruito e raccontato con un ritmo incalzante e frenetico, proprio come una pallina da ping pong che viaggia nervosamente da una parte all’altra del tavolo.

L’opera ruota tutta attorno al suo protagonista, forse anche troppo.

Se il personaggio di Marty Mauser domina la scena, le figure che gli fanno da cornice invece appaiono stilizzate e trascurate, come se il regista si fosse limitato ad accennarle, non curandosi particolarmente delle loro sottotrame che risultano, nel finale, incompiute. Le interpretazioni sono comunque di ottimo livello: la convincente Odessa A’zion è Rachel, l’amica d’infanzia di Marty, con il quale intesse una relazione extraconiugale. Rachel è disposta a mollare tutto per seguirlo, però Mauser sembra essere troppo preso da sé stesso e dalle sue sfrenate ambizioni per concedersi a qualcun’altro.  

Una suadente Gwyneth Paltrow invece, veste i panni di una ex diva del cinema (moglie del meschino imprenditore miliardario Rockwell, interpretato da Kevin O’Leary, rappresentazione del potere capitalistico con cui Marty è costretto a fare i conti) blasé ed appassita ma ancora sensuale, che si lascia corteggiare dall’irriverenza giovanilistica di Marty, che sembra restituirle quella vitalità oramai dimenticata. 

Sarà forse con Marty Supreme che Chalamet riuscirà ad agguantare il tanto agognato Oscar?

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Marty Supreme – Regia di Josh Safdie – Sceneggiatura: Ronald Bronstein e Josh Safdie – Con: Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Odessa A’zion, Kevin O’Leary, Tyler, the Creator, Abel Ferrara, Fran Drescher, Sandra Bernhard, Spenser Granese, Philippe Petit, Luke Manley, John Catsimatidis, Tracy McGrady, Kemba Walker, Isaac Mizrahi, Ted Williams, Emory Cohen, Penn & Teller, Géza Röhrig – Scenografia: Jack Fisk – Musiche: Oneohtrix Point Never – Costumi: Miyako Bellizzi – Montaggio: Ronald Bronstein – Fotografia: Darius Khondji – Produttori: Josh Safdie, Ronald Bronstein, Eli Bush, Anthony Katagas, Timothée Chalamet – USA 2025 – Uscita nelle sale 22 gennaio 2025


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