“Mana”, una danza dicotomica

La Vertigo Dance Company ammalia il pubblico del Teatro Argentina con la dirompente danza di “Mana”.

Quello a cui abbiamo assistito, prendendo posto tra le fila della platea del Teatro Argentina, è stato molto più che un impeccabile sincrono di tecnicismo, complessità drammaturgica ed espressività coreutica. È stato un vero e proprio viaggio filosofico – a tratti mistico – attraverso la corporeità di dieci straordinari danzatori. Sullo sfondo, immerso nell’ ombra, un imponente solido geometrico prende progressivamente forma, rivelando la sagoma di una casa. Intorno ad esso, il movimento prende vita: sul proscenio, un danzatore si staglia nel buio, tracciando con il corpo il primo passo di un percorso che si snoda tra le molteplici dicotomie dell’esistenza.

©Ziv Barak

Dall’oscurità alla luce; dall’intimità di un pas de deux alla potenza di un ensemble, la narrazione si espande; si irradia alternando assoli, duetti e momenti corali. Unico elemento scenografico, questo solido geometrico demarca la linea di confine tra il dentro e il fuori; tra il pubblico e il privato, diventando il fulcro attorno al quale si sviluppa una ricerca sulla natura dell’essere umano. Libertà e prigionia; maschile e femminile; equilibrio e disequilibrio si intrecciano in una coreografia che esplora le tensioni e le contrapposizioni della vita. Noa Wertheim, con il suo eclettico vocabolario coreutico, scolpisce la scena attraverso un continuo gioco di piani e disequilibri: linee rette si dissolvono in cerchi; spirali si scompongono in movimenti geometrici essenziali, riflettendo una tensione costante tra forma e sostanza; tra pura tecnica e ricerca di un senso superiore attraverso il gesto.  

Fondamentale, inoltre, in questa narrazione è il ruolo delle luci, che non si limitano a illuminare ma scrivono anch’esse la drammaturgia della performance, sottolineando le transazioni tra luce e ombra; tra presenza e assenza. Il tessuto musicale, d’altro canto, con le sue sonorità avvolgenti, amplifica l’immersione in questo viaggio alla scoperta dell’individuo e delle sue emozioni contrastanti.

©Ziv Barak

Sul finale, tutte le dicotomie sembrano inglobate nei corpi multiformi dei danzatori; sembrano dissolversi in una danza corale dalla potenza soprannaturale in cui opposti e contrasti trovano un equilibrio: il Mana si manifesta come un’energia primordiale che unisce corpo, spazio e spirito in un ultimo, trascendente atto coreografico che ammalia l’intero pubblico.  

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Mana. Coreografia, Noa Wertheim. In collaborazione con Rina Wertheim. Danzatori: Korina Fraiman, Noa Israely, Niv Kabiri, Ilan Golubovich, Eden Ben-Shimol, Micah Amos, Alma Karvat Shemesh, Tommaso Zuchegna, Weissman Eshed, Zsuzsanna Ptretzer. Musiche, Ran Bagno. Light design, Dan Fishof-Magenta. Costumi, Kedem Sasson. Scene, Zohar Shoef. Produzione, Vertigo Dance Company. Teatro Argentina, 26 e 27 febbraio 2025

Immagine di copertina: ©Ziv Barak