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“L’Uomo, la Bestia e la Virtù”: uno specchio senza maschere

Nel solco della tradizione, Coltorti ripropone un Pirandello cinico e attuale in una commedia ineccepibile.

L’Uomo, la Bestia e la Virtù, opera intramontabile di Luigi Pirandello, torna in scena nella cornice del Teatro Arcobaleno, Centro Stabile del Classico. In Cartellone dal 30 gennaio al 15 febbraio 2026, la regia di Ennio Coltorti si impone come un atto di fedeltà interpretativa e una riflessione sulla perenne attualità del drammaturgo siciliano.

La direzione di Coltorti -in scena anche come attore nel ruolo della Bestia- persegue con rigore filologico e intelligenza artistica l’essenza dell’opera. La preparazione dell’intero cast, si traduce in una coralità perfettamente armonizzata.

A emergere con particolare forza è Il Professore, interpretato da Jesus Emiliano Coltorti: la performance diviene il fulcro tematico dello spettacolo, accentuando con maestria il cinismo e la disillusione tipica dei personaggi pirandelliani. In questo modo traspare l’ipocrisia dell’essere umano, abile nel mascherare sistematicamente la propria Bestia interiore dietro la facciata della Virtù. Uno specchio implacabile delle contraddizioni umane di ogni epoca.

La scena presenta due ambienti interni risolti con appropriata essenzialità, disposti con precisione prospettica per creare profondità e garantire una continuità fluida all’azione. Tale disposizione permette di percepire le stanze adiacenti come spazi simultaneamente visibili. L’unico cambio scena viene eseguito a vista. La gradazione di buio risulta giusta al punto da permettere al pubblico di isolare una danza armonica di figure non identificate: i movimenti, scanditi a tempo di musica, diventano un’espressione coreutica di transizione, connubio tra tecnica e poesia.

La lettura de L’Uomo, la Bestia e la Virtù proposta da Coltorti attinge sapientemente alle radici performative del testo. La corporeità mutuata dalla Commedia dell’Arte e le inflessioni musicali dell’Opera Buffa, citate nelle scelte sceniche, esaltano il grottesco e l’ironia dell’opera. Questo approccio restituisce al pubblico un Pirandello viscerale, attento a esaltare l’animale latente dei personaggi attraverso una notevole preparazione degli attori. 

Lo spettacolo costruisce una narrazione avvolgente. Un crescendo drammaturgico che altera la percezione temporale del pubblico, per poi restituirlo alla realtà solo dopo il climax finale. È a questo punto che i concetti di uomo e bestia vengono prima ribaltati, poi tragicamente sovrapposti, rivelando l’opportunismo e la falsità che spesso strutturano i rapporti sociali. Le battute dei personaggi -dalla durezza del Capitano Perella alle lusinghe calcolate di Paolino- risuonano come echi di un’attualità dominata dall’utilitarismo relazionale.

Dopo i saluti arriva un commosso intervento del regista che, ringraziando il pubblico per la partecipazione calorosa, riflette sulle difficoltà attuali che incontra uno spettacolo teatrale prima e durante la sua messa in scena.

La grande forza di questa produzione de L’Uomo, la Bestia e la Virtù risiede proprio nella sua fedeltà. Ciò dimostra come un classico sia tale proprio per la sua capacità di superare i confini spazio-temporali e di parlare ancora al presente. Allo stesso tempo, viene smascherata così la facile narrativa di un teatro elitario e distante, riaffermandone la funzione originaria di rappresentazione critica dell’umano. Il palcoscenico ridiventa specchio, luogo di un esorcismo collettivo delle proprie “brutture”.

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L’Uomo, la Bestia e la Virtù di Luigi Pirandello – regia di Ennio Coltorti – con: Ennio Coltorti, Jesus Emiliano Coltorti, Adriana Ortolani e e con Riccardo Graziosi, Anita Pititto, Valentina Martino Ghiglia, Greta De Bortoli, Tito Marteddu, Nathan Macchioni – Scene Ennio Coltorti – Costumi Annalisa Di Piero – Produzione CASTALIA (Centro di Produzione) – Teatro Arcobaleno dal 30 gennaio al 15 febbraio 2026

Foto di ©Enzo Maniccia

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