di Sara Formisano

 

Lembi d’asfalto che collegano posti, persone e sentimenti, questa è l’immagine che rappresenta il nuovo singolo di Luca Notaro, che torna a firmare musica inedita di matrice totalmente personale con Luci in galleria, brano disponibile su tutte le piattaforme digitali da giovedì 24 Marzo 2022, distribuito da Artist First in collaborazione con Metodica Records. Giunge a conclusione una fase di silenzio dove l’artista partenopeo si è cimentato in collaborazioni e tracce in forma collettiva, lasciando maturare una canzone che vibra nel profondo, trascendendo dal personale per elevarsi ad un linguaggio diffuso, condiviso ed empatico.

 

Luci in galleria

Luci in galleria si muove tra blues, pop e canzone d’autore, il presente e le relazioni di una vita distante dalle metropoli, a ridosso delle stesse e separati solo dalle strade, da quelle luci nelle gallerie che scandiscono chilometri azzerando le distanze fra le persone. Un microcosmo di significati che rispecchia l’approccio creativo più̀ puro di Luca Notaro, abile nella composizione chitarristica quanto nella capacità di trasmettere, attraverso parole sincere e immediate, un songwriting che si nutre di emozioni e interazioni. Il sound è scarnificato, ridosso all’essenziale per scelta, plasmando un racconto che in meno di tre minuti si sviluppa completo e organico, lasciando l’ascoltatore in una bolla di sospensione che non evade al primo ascolto: la produzione curata da Foolviho si presenta solida ma al tempo stesso incide con discrezione, proprio come quella persona che hai al tuo fianco e che, giorno dopo giorno, capisci quanto sia importante anche negli spazi che ti lascia a disposizione.

 

Vi riporto la storia di un altro giovane creativo italiano, Luca Notaro con cui ho avuto il piacere di fare una piacevole conversazione su musica, arte e futuro.

 

Cominciamo a parlare di Luci in galleria, il testo e l’atmosfera non appena l’ho sentita mi hanno ricordato Anna e Marco di Lucio Dalla, perché mi sembra che la canzone parli di due persone della periferia che si amano. E in generale ci ho visto un racconto sulla periferia. 

È bello che tu abbia fatto riferimento ad Anna e Marco ma in realtà forse anche un po’ per le metafore presenti non è un pezzo che racconta una storia completa ma si tratta di una serie di immagini e di sensazioni che avevo e che ho voluto traferire nella canzone. Però l’esempio che hai fatto mi sembra giusto non l’avevo pensata in questo modo ma credo che l’esempio sia calzante. In generale tra gli ultimi pezzi che ho scritto questo è quello più ispirato è stato un pezzo su cui non ho dovuto pensare troppo, hai presente quando una cosa ti esce in maniera viscerale viene da dentro? In tanti altri lavori ho dovuto applicare maggiore metodo come di solito si dovrebbe fare scrivendo tutti i giorni e componendo tutti i giorni e a volte l’ispirazione te la devi andare un po’ a cercare in questo caso non è stato così perché l’ispirazione è arrivata da sé.

 

Come cerchi l’ispirazione di solito?

Ti posso dire che sicuramente a me viene spesso da pensare a diverse cose faccio nella vita, faccio parallelismi tra quello che sono i miei rapporti con le persone nella mia vita e gli stessi rapporti tra le altre persone che conosco, quindi prendo ispirazione da quello che vivo nella vita e da quello che osservo e lo spunto non è mai solo personale.

 

Hai appena detto qualcosa che rivedo nel mio modo di scrivere, quando sono in procinto di scrivere una storia e devo trovare un’idea tendo a “osservare” molto quello che vedo nella realtà. Dal momento in cui l’ispirazione e una prima idea sono arrivate, poi come procedi?

In genere imbraccio la chitarra questa è la prima cosa che faccio, mi metto a suonare. A volte capita che all’inizio l’idea può essere anche solo un’idea musicale. Anzi mi capita spesso che sia così, è difficile che parta dal testo e che l’idea sia semplicemente fatta di parole. Con la melodia cerco prima di capire musicalmente quale sia il flusso giusto e dopo cerco di metterci le parole. In alcune occasioni le parole sono arrivate in maniera naturale come per esempio nel caso di quest’ultimo singolo ma in realtà raramente mi capita di fare in questo modo per questo ti dicevo che questo testo è quello più ispirato.

In generale però ti posso dire che non esiste un metodo univoco nel mio caso ma sicuramente quello prevalente parte dalla musica facendo attenzione a quello suono per poi applicarci le parole. Mi ascolto e faccio attenzione a quello che sto facendo perché magari mentre si suona ci si lascia andare invece facendo attenzione a quello che stai suonando magari registrando e riascoltando il lavoro, arriva il momento in cui riconosco un’idea giusta e inizio così a svilupparla.

 

Com’è cominciato il tuo rapporto con la musica e quando hai deciso che volevi fare questo mestiere?

Fin da molto piccolo ho avuto questa passione, sono stato attirato dalla chitarra fin da quando avevo otto anni poi ho cominciato a studiarla seriamente dai 12 o forse 14 anni e poi ho fatto la gavetta ai live, ho lavorato tanto, ho fatto il turnista per un periodo e quando mi capita lo faccio ancora. (Il turnista è un musicista che suona per gli altri, quindi partecipa alle esibizioni di altri cantanti musicisti o band ndr).  Per esempio anni fa c’è stato un festival dedicato a Mia Martini e io ho suonato per serena Rossi e abbiamo suonato con Grazia Di Michele e altri personaggi.

Oggi cerco di dedicarmi più che posso alla mia musica da solista per portare avanti il mio sogno e i miei progetti. A un certo punto mi sono iscritto al conservatorio di Avellino e sto completando adesso il percorso di studi. Il conservatorio mi ha dato davvero tanto e sono stati cinque anni di studio davvero arricchenti.

 

Come vivono i tuoi il fatto che fai musica? C’è qualche altro musicista in famiglia?

In famiglia nessuno ha mai fatto questo mestiere, c’è solo uno zio che suonava un po’ la chitarra, si dilettava e mi faceva suonare la chitarra con lui. Le basi dello strumento le ho imparate con lui che mi ha trasmesso questa passione poi quando è diventato un lavoro non c’è stato nessuno che fosse un riferimento, a parte i coetanei o quando suonavo a 17 anni e mi capitava di suonare con persone più grandi anche di cinquant’anni che potevano essere un esempio è un’ispirazione. In quelle occasioni cominciavo a capire come si lavorava, ma restando sempre fedele a me stesso, in questo ambiente e come funzionavano le cose. Devo dire però che la mia famiglia mi ha sempre supportato in questo percorso non mi hanno mai ostacolato e anche le persone che mi stanno attorno mi hanno sempre incoraggiato e sono fortunato perché conosco persone che se la vedono davvero brutta.

 

Parliamo delle tue collaborazioni, attualmente stai collaborando con Calmo, insieme avete fatto già due singoli, parlami un po’ di questo rapporto…

Sì in questo periodo sto collaborando con Calmo e ci muoviamo soprattutto sui live, stiamo cercando di farne quanti più possibile dal momento che entrambi non abbiamo pubblicato dei veri e propri album e questo anche per scelta. Intanto continuiamo a proporci dal vivo e infatti prossimamente ci saranno delle nuove date. Ci sono nuovi pezzi fatti insieme stiamo cominciando a pensare ad un EP: un album fatto di 4 – 5 canzoni. Insieme con Luigi (Calmo) riusciamo facilmente a creare, ci troviamo bene insieme e considera che stiamo entrando appena nel secondo anno di collaborazione e malgrado i lockdown le restrizioni e tutto il resto continuiamo a produrre e lavorare.

 

Vorrei chiederti un’opinione sullo stato dell’arte in questo periodo, in particolare la musica è stato uno dei settori che ha risentito di più del covid perché c’è stata una battuta d’arresto dei live oltre che degli spettacoli, del cinema, anche se in questi ultimi due casi malgrado adesso la capienza nelle sale sia tornata al 100%, il pubblico sembra timoroso…

…sì è come se il pubblico si fosse abituato a restare a casa e fruire di tutti i contenuti da casa, secondo me è subentrato un certo disinteresse, ci si è abituati all’assenza di certe cose che già prima si facevano poco. Se prima era faticoso convincere il pubblico ad andare a teatro, adesso lo è anche di più visto che molte cose si possono fare attraverso il computer o addirittura con il cellulare. Ai concerti vedo che chi ne fa ha un buon riscontro ma sto notando che tanti artisti importanti stanno continuando a rimandare i tour e questo non so da cosa dipenda realtà. Ho letto per esempio che Caparezza a rinviato il suo tour era già stato rinviato due volte. Non sono riuscito a capire bene i motivi ma immagino che siano legati alla capienza dei palazzetti dello sport e degli stadi. Magari non conviene oppure si aspetta un momento migliore. Ho visto che però lui non è l’unico ad aver fatto questo.

 

Quindi tu non pensi che ci sia in realtà una differenza tra un indipendente come te e uno che fa i grandi numeri o che ne abbiano risentito tutti allo stesso modo?

In realtà non so rispondere a questa domanda per quanto mi riguarda mi devo confrontare soltanto con il club che vuole organizzare una serata e al momento non ci sono neanche gli intermediari per fare questo, sono io stesso che mi vado a interfacciare con il gestore di un locale mentre per i big c’è sempre un booking, un’organizzazione grossa e quindi magari è più complesso. Per me paradossalmente è più facile organizzare una serata proprio perché mi devo interfacciare con il singolo gestore del locale.

 

Possiamo dire che a voi indipendenti non è cambiata molto la situazione?

Chi prima riusciva a stento a organizzare una serata a continuato a farcela stento mentre c’è chi è sempre riuscito ad avere una linea più decisa. Nel mio caso per esempio sono stato fortunato perché anche nel 2021 che è stato comunque un anno complicato per il covid mi sono trovato a fare dei live organizzati veramente bene e con dei risultati ottimi. Ovviamente ciò dipende anche da chi gestisce il locale da come gestisce una situazione di emergenza come quella che abbiamo attraversato. È ovvio che in linea generale questa situazione ha messo a dura prova praticamente tutti, chi più chi meno e non si può fare un discorso generale infatti perché analizzando il singolo caso per qualcuno può essere andata meglio, per qualcuno peggio e questo vale sia a livello della musica indipendente che per quanto riguarda i big.

Ci sono gruppi che hanno una risonanza maggiore gruppi che preferiscono fare cose più piccole che riescono a muoversi meglio e questo dipende dalla singola persona e dal singolo gruppo per questo sono d’accordo con te nel non fare di tutta l’erba un fascio.

 

Hai detto una cosa molto bella, dicendo che dobbiamo attivarci per fare le cose, forse sarai d’accordo con me su una riflessione che sto facendo da un po’ e cioè che forse questo periodo paradossalmente può essere un’opportunità in più per chi si muove in campo musicale artistico in generale?

In realtà più passa il tempo e più la quantità di artisti anche validi aumenta sempre di più. Personalmente non sento molta competizione ma la proposta musicale è molto varia e quindi non so se possa essere un’opportunità.

La vera opportunità per me è quando si possono fare tutti i tipi di live, festival ed eventi senza limiti o restrizioni, perché oggi mettere un brano online è facile, fin quando si tratta di pubblicare da casa, quello lo possono fare tutti.

Recentemente per esempio ho letto un’intervista di Cesare Cremonini che diceva che se un ragazzo pubblicasse Poetica (ultimo singolo di Cesare Cremonini ndr) oggi nessuno gli darebbe credito direbbero tutti che è carino questo pezzo ma finirebbe lì e questo capita perché al momento c’è un’inflazione di proposte musicali artistiche in generale e quindi riuscire ad emergere in questo mare magnum è difficile. È come buttare un sassolino nel mare, per questo la vera opportunità per me restano i live.

Luci in galleria

Qual è la tua idea di successo?

È una domanda difficile ma posso dirti che io cerco di combattere tutti i giorni contro questo mito del successo a ogni costo. Anche io ne sono vittima però cerco di contrastarlo perché secondo me il lavoro, i piccoli passi le cose che arrivano giorno dopo giorno sono sempre oscurate quando si pensa all’idea di successo perché si tende a pensare qualcosa di grande da raggiungere nel futuro, qualcosa che dovrebbe accadere domani e non oggi. Io credo di più nel fatto che ci voglia lavoro costante giorno dopo giorno e se si osserva quotidianamente il proprio lavoro si vede una progressione, un percorso. A volte c’è maggiore risultato altre volte minore, qualche volta ti può svoltare la giornata, il mese o la tua carriera in qualche modo però onestamente cerco di distaccarmi da quell’idea di successo che sta in un punto lontano da raggiungere.

Cerco di dare importanza a quello che c’è a quello che posso fare adesso nel mio presente anche perché per il percorso che ho fatto nella mia vita il concetto stesso di successo lascia il tempo che trova, non è quello che sto cercando. Per me il successo può essere anche quello di andare a fare un live e trovare persone, non importa quante, che siano interessate a quello che sto facendo e che siano coinvolte dalla mia esibizione. Ovviamente vogliamo sempre di più, si lavora per questo, quindi cerco di evitare di ossessionarmi.

 

Sì tendiamo a pensare che successo e felicità siano un approdo, qualcosa da raggiungere e non qualcosa che si può costruire, giorno dopo giorno…

Siamo circondati tutti i giorni da successo su tutti i fronti attraverso tutti i device che usiamo, è chiaro che si fanno paragoni e ci si confronta con gli altri e ci si chiede perché una persona più giovane magari con 10 anni di meno ha raggiunto maggiori risultati. È una cosa su cui bisogna riflettere e penso che un percorso psicologico su questo fronte vada fatto, ma da parte di tutti quanti perché ci sono delle cose che oggettivamente ci violentano. I social in particolar modo sono molto violenti quindi per noi non è sbagliato pensare che non siamo buoni perché non abbiamo raggiunto un certo risultato, siamo portati a pensarla così da quello che vediamo sui social. È umano adesso pensare di essere da meno rispetto a qualcuno che invece ha raggiunto maggiori risultati.

 

Che ne pensi di questo stato di insoddisfazione costante della nostra generazione?

Considera che io lo vivo e ho amici a loro volta che lo stanno vivendo, facendo il musicista e avendo a che fare con un mestiere poco tutelato, per chi ha studiato tanto, se non si frequenta un percorso di studi preciso quale può essere il conservatorio o altro, non si è nemmeno riconosciuti per quello che si fa se non per essere qualcuno che ha avuto successo.

È chiaro che è una cosa tristissima, vorrei non esistesse ma credo che ci sia in tutti i settori, soprattutto per chi lavora da freelance. È una cosa con cui lottiamo tutti i giorni, arrivati ai trenta alcuni di noi si confrontano con Blanco per esempio che ha 19 anni, un altro che ha 20 anni, Madame o chi per loro. Io per questi artisti provo un certo rispetto però tanti colleghi li vedo sofferenti rispetto a questo punto.

Mi ha sempre dato fastidio che le persone magari si stupivano che io ero così giovane, senza contare il fatto che la mia gavetta l’ho iniziata molto presto.

Spero che qualcosa cominci a cambiare, la mia intenzione è quella di vivermi bene la mia età nel presente, questo deve essere secondo me l’obiettivo di tutti.

 

Chi sono i tuoi artisti preferiti e quelli a cui ti ispiri?

Faccio una ricerca continua, sono un ascoltatore seriale di musica, per me la passione è quella: scoprire tanti artisti nuovi continuamente. Ce ne sono tanti che ho ascoltato in questi mesi, anche se è tutto molto veloce. Sicuramente posso segnalare Ugo Crepa, con cui ho già collaborato. Lui sta facendo un percorso molto attivo, di recente ha fatto un pezzo con Clementino. Lui è assolutamente indipendente, il suo produttore è lo stesso che ha prodotto il mio pezzo.

 

I generi che preferisci?

A me sta piacendo molto la wave del nuovo R&B anche italiano, che si muove sull’elettronico e l’ho notato anche in artisti come Ariete oppure come Rkomi che ho scoperto quest’anno. Mi è piaciuto il lavoro in acustico che ho trovato nel suo ultimo Album. Sono in linea con quello che vedo, quello che ascolto al momento che passano in radio mi piace, ci sono tanti misti a livello di genere, non c’è un genere fisso.

 

Il canto lo hai studiato in conservatorio?

Il canto è arrivato dopo, lo faccio da autodidatta e mi rendo conto che i miglioramenti più prendo confidenza con lo strumento della mia voce e più riesco a trovare la mia direzione. Mi manca uno studio tecnico vocale e questa è una cosa che sicuramente vorrei fare.

 

Luca Notaro si è esibito lo scorso sabato 19 marzo insieme con Luigi Calmo a Le mura a Roma e i due saranno di nuovo live allo Spirits Cocktails ‘n’ Music di Napoli. 

 

 

 

Condividi su: