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L’Ipocrisia in Maschera: Un Pirandello Grottesco, Ritmato e Sorprendente

La versione de “L’Uomo, la Bestia e la Virtù” di Ennio Coltorti

 Si esce dal Teatro Arcobaleno con la sensazione di aver assistito a una rappresentazione obsoleta della vicenda umana: situazioni inverosimili all’attuale, sorpassate le azioni e le reazioni dei personaggi, una certa forzatura grottesca dell’insieme, a racchiudere in un perimetro superato la narrazione dal palco.

Del resto, si va riflettendo mentre riprendiamo l’auto dal parcheggio, la commedia è stata scritta nel 1919, e non ha goduto della stessa forza dirompente e moderna di opere perfino più risalenti come la novella L’Esclusa o il romanzo Il fu Mattia Pascal (laddove Pirandello aveva inaugurato la tematica delle maschere sociali per salvaguardare la rispettabilità borghese di cui si parla nella commedia).

Il tempo della riflessione corretta è quello del ritorno a casa, quando ci rendiamo conto di esserci lasciati fuorviare dal malizioso artificio pirandelliano, coerentemente sostenuto dalla visione registica di Ennio Coltorti che ha firmato una regia estremamente dinamica e attenta a privilegiare il ritmo comico, lasciando come rumore di fondo la sostanza amara del testo, al netto di pesanti intellettualismi, per restituirle la sua verve grottesca e satirica.

Nella riduzione teatrale di Ennio Coltorti, lo spettacolo ritrova la sua carica piccante e satirica più genuina, trasformandosi in una vera e propria macchina teatrale da risate e riflessione.

L’uomo, la bestia e la virtù è forse una delle commedie più singolari e spregiudicate del repertorio di Luigi Pirandello: una vera e propria “farsa tragica” che mette a nudo con feroce ironia la doppiezza della morale borghese. La vicenda gira attorno a tre archetipi trasfigurati nelle rispettive “maschere”: c’è l’Uomo, Il professor Paolino (interpretato da Jesus Emiliano Coltorti), precettore colto e rispettabile, ma amante segreto della Signora Perella. La Virtù, La Signora Perella (Adriana Ortolani), irreprensibile e virtuosa moglie devota all’apparenza, rimasta incinta del professor e poi, la Bestia, il Capitano Perella (Ennio Coltorti), marito tirannico, rozzo e marinaio infedele che rifiuta ogni contatto intimo con la moglie quando torna a casa, avendo creato altrove vita e famiglia parallele.

Il meccanismo comico della drammaturgia esplode in tutta la sua franchezza quando il professore deve ad ogni costo far sì che il Capitano passi una notte d’amore con la moglie per “coprire” la gravidanza e salvare l’onore e la reputazione di tutti. Da qui partono una serie di espedienti e di situazioni paradossali che sconfinano nella farsa pura, laddove per saperla fare, come direbbe Jannacci con la sua efficacie metafora “ci vuole orecchio”: i meccanismi scenici e le interazioni tra i personaggi sono calibrati con precisione millimetrica, le scelte di costume e una scenografia essenziale, ma evocativa.

E la lezione pirandelliana conserva la sua ribalta aggiornata nel nostro presente: se nel 1919 il salotto borghese imponeva rigide regole di rispetto e decoro, oggi come allora, il terrore di intaccare la propria “rispettabilità” spinge le persone a plasmare un’immagine di facciata: in ogni contesto, a cominciare da quello lavorativo odierno siamo spinti a mostrare la maschera della Virtù lavorativa – sempre performanti, entusiasti, resilienti e votati al successo- mentre nascondiamo la Bestia dello stress, della fragilità, del dissenso o dell’esaurimento emotivo. Ieri la maschera serviva a salvare l’onore; oggi serve a tutelare la reputazione professionale e l’usabilità sociale. Ma la sostanza del dilemma pirandelliano resta identica: il costo psicologico di dover nascondere chi siamo davvero per non essere scartati o giudicati. Il comandamento del “politicamente corretto” ci impone di un lessico di facciata per non perdere il proprio ruolo e la stima della comunità. Si dicono le cose “giuste” e ci si adegua alle aspettative sociali per difendere la propria posizione, la stima altrui.

Da sottolineare la bravura degli interpreti principali, partendo proprio da Ennio Coltorti (Il Capitano Perella) il quale veste i panni della “Bestia” con grande potenza scenica. La sua interpretazione è burbera, debordante e spietata, capace di restituire la natura violenta e istintiva del personaggio con straordinario mestiere. Jesus Emiliano Coltorti è Il Professor Paolino e incarna magistralmente l’ansia e la nevrosi dell’Uomo “trasparente” travolto dal panico per il rischio del pregiudizio sociale e la sua prova attoriale è sostenuta da un’eccellente mimica ed energia. Adriana Ortolani intrepreta la Signora Perella: quest’ultima bilancia la pienezza drammatica e la leggerezza comica, restituendo una figura femminile prigioniera del proprio ruolo borghese.

Un ensemble ben affiatato (tra cui Riccardo Graziosi, Anita Pititto, Cristina Maccà, Greta De Bortoli, Tito Marteddu, Nathan Macchioni) completa il quadro della narrazione e contribuisce a creare quell’atmosfera corale e grottesca che anima l’intera vicenda.

A chiudere, ci permettiamo un plauso tutto speciale alla personalità del grande Maestro Ennio Coltorti per le sue semplici, umanissime parole con le quali ha inteso ringraziare il pubblico, rivendicando l’unicità del fenomeno teatrale, capace di misurarsi anche con le insidie del qui ed ora, governando con dimostrata disinvoltura le incognite che si possono presentare ad ogni replica.

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L’Uomo, la Bestia e la Virtùd di Luigi Pirandello – Regia Ennio Coltorti – Con Ennio Coltorti, Jesus Emiliano Coltorti, Adriana Ortolani, Riccardo Graziosi, Anita Pititto, Cristina Maccà, Greta De Bortoli, Nathan Macchioni, Tito Marteddu – Scene Ennio Coltorti – Costumi Annalisa Di Piero – Produzione CASTALIA – Centro di Produzione – Teatro Arcobaleno dal 16 al 25 ottobre 2026

Foto © Ufficio stampa

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