di Sara Formisano

 

È in corso in questi giorni il Torino Film Festival, giunto alla 39° edizione e nella Selezione Ufficiale, tra gli altri film in concorso, è stato presentato domenica 28 novembre Lievito di Cyop&Kaf prodotto da Antonella Di Nocera, Parallelo 41 da un soggetto di Luca Rossomando.

Napoli. Un’associazione che opera in un quartiere del centro storico organizza un soggiorno estivo per adolescenti nel parco naturale del Cilento. Una società sportiva che ha sede nel complesso disuso dell’Albergo dei Poveri diventa un punto di riferimento per centinaia di giovani. Un museo di arte contemporanea apre i propri spazi a un laboratorio teatrale per ragazzi e ragazze di tutti gli strati sociali.

Lievito di Cyop&Kaf è il racconto di più realtà virtuose napoletane che si pone come obiettivo quello di indagare le relazioni tra questi gruppi di adolescenti e le loro guide adulte; i metodi didattici e le pratiche educative; le regole materiali e simboliche; il rapporto tra la forma dei luoghi e i corpi nello spazio.
Intorno, come una cornice, le storie di Bruno Leone, maestro di guarattelle, e di Peppe Carini, maestro d’infanzia, a mostrare le radici profonde, le implicazioni e le contraddizioni di ogni rapporto tra allievi e maestri, ma anche le suggestioni politiche di un passato solo apparentemente remoto, in una città, Napoli, in cui la scuola non è mai stata l’unico luogo, e nemmeno il principale, dove imparare a vivere.

Film come Lievito sono necessari per scoprire un mondo, quello degli adolescenti in una città complessa come Napoli, che altrimenti si darebbe per scontato e sul quale spesso si ha la presunzione di sapere tutto.
In questo film incontriamo gli adolescenti napoletani, nati e cresciuti in questa città, in quartieri difficili di cui a volte si preferisce non sapere, ragazzi che hanno dovuto crescere in fretta e che hanno visto le parti brutte della vita senza per questo perdere la loro autenticità. Sono buoni, sono curiosi, sono svegli e la loro intelligenza metterebbe in difficoltà chiunque, ma sono anche arrabbiati, sulla difensiva, in imbarazzo e impauriti eppure pronti ad aprirsi al mondo.

Attraverso le storie di questi ragazzi scopriamo anche realtà culturali fondamentali, di cui non si parla mai abbastanza, e che portano i giovani fuori dal luogo deputato della scuola. Perché se c’è una città in cui la crescita di una persona avviene anche e soprattutto per strada questa è proprio Napoli.

Lievito di Cyop&Kaf è un altro tassello che si unisce al percorso che potremmo definire di ricerca che i registi stanno facendo su Napoli e che si lega ad altri progetti su altre città per mostrare un punto di vista diverso dal solito.
Già ne Il segreto, il loro primo film, Cyop&Kaf avevano interagito con bambini e adolescenti napoletani per interrogarsi sulle loro condizioni di vita e così facendo scoprire qualcosa sulle loro pratiche.

I registi si sono andati a infilare in quegli spazi intermedi brulicanti di vita e di storie che si sviluppano tra la scuola e la famiglia.
Gli spunti di riflessione sono tanti: come vivono questi ragazzi tra loro? Come vivono il rapporto con la loro terra? Ma soprattutto che dialogo c’è, se c’è, con il mondo degli adulti?

Quello che possiamo osservare come spettatori, in un film come questo è che a Napoli ci sono realtà educative, culturali e di intrattenimento che trovano spazio lì dove le forme tradizionali di educazione e civiltà hanno fallito.

Una caratteristica interessante della regia di Cyop&Kaf è che la macchina da presa si sofferma molto sulle persone, sulle voci, sui volti, su tutti quegli elementi che vanno a indagare il relazionale e molto poco sul contesto.

Il film, con questi ingredienti, diventa una favola piacevole e ben scritta che ci permette di scoprire cose nuove sulla città di Napoli.

Condividi su: