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Libertà, meraviglia e teatro di figura: “Out” per imparare ad aprire la gabbia e spalancare gli occhi

Il Teatro Studio Borgna ospita la compagnia Unterwasser, che guida in un percorso di crescita e meraviglia spettatori piccoli e grandi.

Out della Compagnia di Teatro Visuale Unterwasser, presentato nell’ambito di OPS!2026 – Rassegna di Circo Contemporaneo, è uno spettacolo di teatro di figura che affronta, con delicatezza e profondità, uno dei nodi più complessi della crescita: il difficile equilibrio tra protezione e libertà. La pièce si affida a un linguaggio muto, in cui la parola è sostituita da immagini, suoni e musica, utilizzati come amplificatori emotivi e narrativi. Una scelta che valorizza le potenzialità poetiche ed evocative del teatro di figura, permettendo allo spettatore di ogni età di entrare nella storia attraverso un’esperienza sensoriale diretta, fatta di suggestioni visive e ritmi attentamente calibrati.

OUT – Compagnia di Teatro Visuale Unterwasser

Al centro del racconto c’è un bambino che tiene il proprio cuore-uccellino chiuso nella gabbia del petto, per paura che possa smarrirsi o farsi male. È un gesto d’amore che nasce dalla paura, ma che finisce per diventare limite. Quando l’uccellino, curioso di conoscere il mondo, scappa dalla finestra, il bambino è costretto a uscire di casa e a intraprendere un viaggio alla sua ricerca, attraversando luoghi, incontri e prove che diventeranno tappe di un percorso di conoscenza di sé.

Le tre giovani autrici – Valeria Bianchi, Aurora Buzzetti, Giulia De Canio, alle quali si deve tutta la realizzazione dello spettacolo – costruiscono l’universo scenico giocando con ombre, oggetti e figure di dimensioni e materiali diversi. I personaggi e gli ambienti si trasformano continuamente sotto gli occhi del pubblico, dando vita a città, fiumi, boschi e spazi interiori che accompagnano il protagonista nel suo cammino di ricerca. Tra le presenze emerge quella di un’antica vecchia saggia, custode di una memoria fatta di cassetti da aprire, di fogli di carta da sfogliare e leggere: è da lì che il bambino può attingere per affrontare la perdita, accettare il ricordo e imparare, infine, a lasciar andare.

Molto significativa è la scena in cui il bambino si confronta con il mondo degli adulti, evocato attraverso una composizione visiva che, ambientando il quadro scenico in quello che sembra un ufficio, presenta tra i componenti d’arredo Composition in Blue, Red and Yellow di Piet Mondrian. La griglia geometrica, apparentemente ordinata e rassicurante, diventa qui metafora di un universo regolato da confini rigidi, fatto di compartimenti stagni e di un linguaggio che si moltiplica fino a svuotarsi di senso. Il “bla bla bla” degli adulti restituisce l’idea di una comunicazione incessante ma sterile, in cui la parola prende il posto dell’ascolto e l’organizzazione razionale soffoca l’esperienza emotiva. In un lavoro che sceglie consapevolmente il silenzio e affida alla figura, al gesto e all’immagine la costruzione del senso, la citazione mondrianiana non ha una funzione puramente estetica, ma si carica di un valore drammaturgico preciso: mostra una seconda gabbia, invisibile ma pervasiva, quella del mondo adulto, dalla quale il bambino dovrà emanciparsi per poter crescere senza rinunciare alla propria capacità di sentire.

Il Teatro Studio Borgna, pieno in ogni ordine di posto, ha accolto Out predisponendo tappeti e cuscini a terra davanti al palco, una scelta che ha favorito una fruizione ravvicinata e partecipe da parte dei più piccoli. La disposizione dello spazio si è rivelata particolarmente efficace, considerando che lo spettacolo si sviluppa in parte a un’altezza “da tavolino” e, in molti quadri scenici, direttamente a terra, creando un rapporto di prossimità e intimità tra azione e sguardo. Il pubblico più giovane ha seguito con attenzione e coinvolgimento sia la storia sia il linguaggio del teatro di figura, dimostrando una capacità di ascolto e partecipazione tutt’altro che scontata.

Out è dunque uno spettacolo bello e poetico, che mostra come l’arte del teatro di figura possa uscire dalla tradizione senza rinnegarla, per incamminarsi verso nuove possibilità espressive. La qualità artigianale della costruzione scenica e dei pupazzi si unisce a una ricerca sincera sull’immagine e sul senso del racconto, dando vita a un lavoro semplice solo in apparenza, ma attraversato da una profonda consapevolezza del proprio pubblico.

OUT – Compagnia di Teatro Visuale Unterwasser

Come il bambino protagonista, anche il teatro è chiamato a compiere un gesto di fiducia: aprire la gabbia, lasciare spazio, accompagnare senza trattenere. Portare sempre più spesso bambini e adolescenti a frequentare il teatro, in tutte le sue forme, significa offrire loro un luogo di immaginazione, di confronto emotivo e di crescita. Spettacoli come Out dimostrano quanto il teatro possa essere non solo intrattenimento, ma esperienza educativa nel senso più ampio del termine: uno spazio in cui imparare a guardare, ad ascoltare, a sentire e, infine, a diventare liberi.

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OUT – Ideazione, drammaturgia, regia, costruzione pupazzi, scene, costumi, suoni, performer: Valeria Bianchi, Aurora Buzzetti, Giulia De Canio, OPS! – Rassegna di Circo Contemporaneo 2026, 3 gennaio 2026, Teatro Studio Borgna Auditorium Parco della Musica di Roma

Foto ©Grazia Menna

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