di Maria Ester Campese

 

In questo periodo così particolare che tutti noi stiamo vivendo, più che mai il significato e il linguaggio delle mani torna centrale, oggi che non possiamo nemmeno più stringerle per salutarci. L’espressione artistica più bella e famosa che rappresenta le mani ci riporta ad uno dei protagonisti del Rinascimento italiano: Michelangelo Buonarroti, pittore, scultore e architetto.

L’opera iconica cui vogliamo fare riferimento è la “Creazione di Adamo”, il notissimo affresco posto nella parte centrale e più alta della volta della Cappella Sistina. La concentrazione di Michelangelo per quest’opera si fonda proprio sul gesto delle due mani nell’atto di sfiorarsi, senza mai toccarsi.

L’intera opera, realizzata attorno al 1511, vede da un lato, sulla destra, la spettacolare e scenografica visione del Dio Padre che giunge in volo accompagnato da un corteo di angeli. Il creatore, benché sereno, è ritratto con volto severo e maturo, incorniciato dai capelli e dalla barba appena mossi dal vento. La mano destra di Dio si estende verso la gola di un putto, emblematicamente ad indicare “il verbo”, che viene così trasmesso ad Adamo. Dio con la sua mano sinistra indica la sua creatura, Adamo, progenitore della specie umana. Sono proprio il verbo e le mani a costituire i primi segni distintivi della nostra specie e della relativa modalità comunicativa, unitamente alla scrittura.

È meravigliosa la levità dell’immagine divina del Creatore, possente ed aerea, che si contrappone alla figura terrena e insicura di Adamo. Quest’ultimo è raffigurato come uno splendido giovane adolescente nell’atto del suo risveglio. Adamo volge lo sguardo quasi con stupore assorto verso Dio che sta infondendo alla sua creatura la vita spirituale e generatrice. Adamo dal canto suo, nel momento in cui prende vita, protende la mano verso quella del Padre mentre, come destatosi da un sonno, ancora giace su di un prato erboso con la gamba destra distesa lungo il declivio.

Vogliamo svelarvi alcune curiosità tecniche. Michelangelo, per convogliare l’attenzione dell’osservatore verso le dita delle due mani che stanno per toccarsi, eseguì un preciso calcolo, tratteggiando le diagonali formate dalle due braccia tese.

Una seconda curiosità, che romanticamente vogliamo ricondurre anche alla “caducità” dell’uomo nel tempo, è che il celeberrimo indice di Adamo non è più quello originariamente realizzato da Michelangelo. A causa infatti del distacco di una parte dell’affresco, restaurato in epoca seicentesca, sono state rifatte oltre all’indice anche la falange del medio e parte dell’anulare.

Il restauro, magnificamente eseguito, ci fa giungere intatto fino ai giorni nostri questo eccelso capolavoro rinascimentale, non diminuendone, anzi preservandone, la forza espressiva che trascende dalle barriere del tempo e dello spazio.

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