Uno spettacolo intenso che attraversa le zone d’ombra dell’animo umano, interrogando il rapporto tra paura, responsabilità e istinto di sopravvivenza.
Non sempre la sopravvivenza coincide con una scelta. A volte è una condizione imposta dalle circostanze, un istinto che prende il sopravvento su qualsiasi altra considerazione, persino su quella morale. È proprio intorno a questa contraddizione che si sviluppa L’assaggiatrice di Hitler, spettacolo tratto dal romanzo Le assaggiatrici di Rosella Postorino, vincitore del Premio Campiello 2018. Lo spettacolo, andato in scena al Teatro Modena di Genova il 4 novembre scorso, narra una vicenda ambientata in uno dei periodi più bui della storia europea, che attraverso il destino di dieci donne porta in scena interrogativi ancora profondamente attuali.

Una lunga tavola apparecchiata si slancia verso l’alto, quasi a diventare un pilastro centrale tra due finestre. Intorno, uno spazio essenziale, dominato dal grigio e da un’atmosfera fredda e sospesa. Due sedie, o meglio, due semplici strutture metalliche prive di schienale, contribuiscono a restituire questa sensazione di spoglia essenzialità. A spezzare la monocromia della scena sono le vesti rosse indossate dalle interpreti, unico elemento di colore che cattura lo sguardo. Siamo nell’inverno del 1943. Rosa Sauer, giovane donna rifugiatasi nella Prussia orientale mentre il marito è al fronte russo, viene reclutata insieme ad altre donne per assaggiare i pasti destinati ad Adolf Hitler. Ogni boccone diventa una scommessa con la sorte: mangiare significa nutrirsi, ma anche esporsi a un pericolo che può nascondersi in qualsiasi pietanza.
La vicenda di Rosa nasce dalla fantasia letteraria, ma si ispira alla testimonianza di Margot Wölk, una donna che soltanto molti anni dopo avrebbe raccontato di essere stata realmente coinvolta in quell’assurdo incarico. Intorno a queste donne si sviluppa un universo fatto di alleanze, diffidenze, rivalità e fragilità condivise. La paura diventa una presenza quotidiana, mentre il confine tra vittima e complice si fa sempre più difficile da definire. Fino a che punto si può essere considerati responsabili delle proprie azioni quando ogni scelta è condizionata dalla necessità di sopravvivere? È questa la domanda più scomoda che attraversa lo spettacolo, senza offrire risposte semplici.
A dare corpo e voce a questa vicenda sono Silvia Gallerano e Alessia Giangiuliani, due interpreti straordinarie che si fanno carico di tutti i personaggi: Rosa Sauer, le altre assaggiatrici, la cuoca, gli ufficiali delle SS. Un continuo trasformarsi, affidato alla voce, alla gestualità e alla presenza scenica, che richiede una notevole capacità interpretativa. Le due attrici si muovono tra figure e identità differenti con grande naturalezza, sostenendo l’intera rappresentazione con una prova di grande intensità.
Accanto a loro, Marlene Fuochi, alla fisarmonica e alla voce, non è una semplice presenza musicale. Elegante, quasi altera, accompagna l’intera vicenda fino a diventare una sorta di terzo personaggio, parte integrante della narrazione. La musica si intreccia con le parole e con le azioni, trovando nel finale uno dei suoi momenti più suggestivi: quando Rosa e Victor si ritrovano, lo spettacolo si chiude con un ballo liberatorio, che sembra restituire ai personaggi, almeno per un istante, la possibilità di riappropriarsi della propria vita.
La regia di Sandro Mabellini, su drammaturgia di Gianfranco Pedullà e della stessa Rosella Postorino, costruisce così una sorta di “film senza cinema”, nel quale sono i corpi, le voci e la musica a evocare immagini e atmosfere.
L’assaggiatrice di Hitler è uno spettacolo emozionante e intenso, capace di mantenere viva l’attenzione dall’inizio alla fine. Il tempo scorre senza che ci si accorga della sua durata, lasciando spazio a una storia che, pur radicata in un preciso contesto storico, continua a interrogare lo spettatore sul comportamento umano e sui compromessi a cui si può arrivare quando la paura diventa una condizione di vita.

Resta una domanda, difficile da archiviare anche dopo la chiusura del sipario: quanto è sottile il confine tra essere vittime di un sistema e diventare, anche involontariamente, parte di esso?
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L’assaggiatrice di Hitler – Produzione Teatro popolare d’arte – Drammaturgia Gianfranco Pedullà, Rosella Postorino – Regia Sandro Mabellini – Interpreti – Silvia Gallerano e Alessia Giangiuliani – Fisarmonica e voce Marlene Fuochi – Scenografia Giovanna Mastantuoni – Costumi Veronica Di Pietrantonio – Musiche originali Francesco Giorgi – 4 novembre 2026 Teatro Modena – Teatro Nazionale Genova
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