Il film brasiliano di Kleber Mendonça Filho racconta il coraggio di opporsi alla dittatura negli anni ’70, conquistando critica e pubblico internazionali
Il film L’agente segreto, diretto dal brasiliano Kleber Mendonça Filho, arriva nelle sale italiane il prossimo 29 gennaio. Candidato all’Oscar, rappresenta l’outsider a sorpresa, con un protagonista che potrebbe “bruciare” al traguardo perfino Leonardo Di Caprio e Timothée Chalamet. Si tratta di Wagner Moura, 49enne attore e giornalista originario di Rodelas, nello stato di Bahia, acclamato dalla critica internazionale per il suo ruolo di Marcelo, un brillante ricercatore universitario ostile al regime della dittatura militare brasiliana (1964-1985), periodo durante il quale Moura era ancora bambino.
Quella dei militari al potere fu un’epoca triste che spinse molti artisti e intellettuali, come Vinicius de Moraes, Chico Buarque de Hollanda e Toquinho, a rifugiarsi in Italia, mentre altri, come Marcelo, scelsero di restare per lottare per libertà e indipendenza. Già vincitore di un prestigioso Golden Globe e premiato al Festival di Cannes per regia e interpretazione, L’agente segreto è ambientato a Recife, capitale dello stato del Ceará, nel nord-est del Brasile, durante il carnevale del 1977. Moura interpreta un coraggioso oppositore del regime, costretto a rifugiarsi presso un’anziana partigiana che lo aiuta a procurarsi un passaporto falso per sé e per il figlio. È l’inizio di un viaggio attraverso le coscienze sociali e politiche che hanno segnato la storia non solo del Brasile, ma anche di Paesi come il Cile, con la tragica vicenda di Salvador Allende, primo presidente socialista del Paese.
Oggi, ha dichiarato Moura, ricordato dal pubblico per il ruolo di Pablo Escobar nella serie televisiva Narcos, viviamo in una giovane ma fragile democrazia. La sua generazione non dimentica l’oppressione della dittatura, quando i valori furono sovvertiti dalla violenza di personaggi loschi infiltrati nei gangli della società, come dimostrato dall’assalto a Brasilia dei sostenitori di Bolsonaro. Coltivare la memoria, ha aggiunto, non è compito esclusivo del cinema, come sottolineato in un’intervista rilasciata a Marco Consoli del Corriere della Sera.
In vista degli Oscar del 15 marzo al Sony Theatre di Los Angeles, le nomination confermano alcune previsioni della vigilia, pur riservando sorprese che riflettono lo stato dell’arte e della politica nel cinema contemporaneo. Tra i titoli più attesi spicca Sinner’s, diretto e coprodotto da Ryan Coogler, ambientato nel Missouri del 1932, che utilizza l’horror per raccontare la storia della cultura nera americana attraverso due gemelli interpretati da Michael B. Jordan. La colonna sonora di Ludwig Göransson mescola il blues del Delta del Mississippi con ballate folk irlandesi, creando un potente duello musicale tra tradizioni diverse.
Altri film di rilievo includono Una battaglia dopo l’altra, diretta da Paul Thomas Anderson e interpretata da Leonardo Di Caprio, con 14 nomination, e Sentimental Value, del norvegese Joaquin Trier, vincitore del Gran Prix della Giuria al Festival di Cannes e candidato sia nella categoria internazionale sia in quella principale. Tra gli attori in gara figurano Timothée Chalamet, protagonista di Marthy Supreme, e nomi eccellenti come Elle Fanning, Emma Stone e Renate Hansen Rinsveen.
Nonostante l’assenza di figure come George Clooney, neo cittadino francese e Adam Sandler, la competizione tra film già presentati ai festival di Cannes e Venezia evidenzia un predominio dei francesi sul fronte delle nomination. Come osserva il decano dei critici Paolo Mereghetti, «non ricordo da quanto l’Italia non vince un Oscar». Questo silenzio invita a riflettere sull’importanza di proteggere e promuovere il nostro cinema all’estero, non solo come occasione di visibilità o vacanza gratuita, ma come strumento culturale di diffusione reale del nostro prodotto.





