di Giulia Pernaselci

 

Al Teatro Argentina, dal 27 dicembre 2021 fino al 6 gennaio 2022 è andato in scena “La vita davanti a sé”. Lo spettacolo è stato rivisitato in un monologo tratto dal testo “La Vie Devant a soi” di ROMAIN GARY Emile Ajar, lo stesso testo da cui ha preso ispirazione l’omonimo film con Sophia Loren, candidato alla 93esima edizione degli oscar.

Una dimora volta all’accoglienza di orfani, apre le sue porte in una folgorante scenografia realizzata in tela che si fa ammirare in un’elevata altezza. Sceso dai sei piani, lo sguardo, lo si conduce a metter piede in una stanza dove una sola voce interpreta i personaggi, Silvio Orlando

L’attore, con un contagiosa spigliatezza, fa immedesimare il pubblico in quella che è una storia che potrebbe essere comune a tanti. La naturalezza divertente, del modo in cui viene raccontata, fa sentire partecipi al superamento degli ostacoli che si trovano lungo il percorso narrativo, marcato da un continuum di sorprese curiose.

L’abbandono, un incontro fortuito e un incrocio di vite, sono i momenti cruciali che segnano il destino di Momò, bambino arabo di dieci anni che vive nel quartiere multietnico di Belleville, e Madame Rosa, un’anziana ex prostituta ebrea che se ne prende cura. La donna investe in ripetuti sacrifici quanto nel sentimento d’affetto nei confronti di colui che considera come un figlio. Attorno a queste due figure si crea un rapporto speciale, di forte intensità.

Dai margini del palco si diffondono potenti vibrazioni di suoni, percussioni e vocalità, provenienti proprio dalla terra di Momò. L’Ensemble dell’Orchestra Terra Madre, diretta da Simone Campa, da voce a diverse nazionalità che si mescolano fra di loro animando una condivisione di empatia, la vera protagonista de “La vita davanti a sé”.

 

 

scene Roberto Crea
disegno luci Valerio Peroni
costumi Piera Mura
assistente alla regia Maria Laura Rondanini
direttore di scena Luigi Flammia
fonico Gianrocco Bruno
amministrazione Teresa Rizzo
foto di Salvatore Pastore

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