di Maria Ester Campese

 

 

Riapre la splendida retrospettiva dedicata ad uno dei più importanti maestri ed odierni artisti della fotografia contemporanea: “Elliott Erwit Icons”. 

Elliott Erwitt  è un fotografo statunitense, dell’illustre età di 91 anni, che seguì gli studi di fotografia al Los Angeles City College nei primi anni ’40 e poi quelli cinematografici. Nel corso del tempo si specializzò in fotografia pubblicitaria e documentaria. Il suo stile appare prossimo a quello di Henri Cartier-Bresson, ovvero ha sviluppato quella particolare capacità del “carpe diem” con la medesima grande caratteristica di saper cogliere l’attimo saliente. I suoi scatti, rigorosamente in bianco e nero, hanno rappresentato e riportato, fino ai nostri giorni, il “semplice quotidiano” sorpreso in contesti ironici e talora finanche assurdi.

La mostra, “Elliott Erwitt. Icons”, allestita  presso il WeGil in Trastevere a Roma, è sostenuta dalla Regione Lazio, organizzata da “LAZIOcrea” in collaborazione con “SudEst57”. A suo tempo sospesa, per gli eventi pandemici, ora sarà prorogata fino al 12 luglio prossimo.

Il percorso espositivo curato da Biba Giacchetti prevede settanta fotografie, black and white, scelte dalla curatrice, alcune delle quali davvero foto iconiche di questo artista, oltre all’essere entrate a far parte dell’immaginario collettivo.

L’ironico, romantico e talvolta surreale Erwitt, ha saputo offrire agli spettatori, attraverso il suo obiettivo, una panoramica culturale di costume e società, oltre che di storia, attraverso i suoi scatti che hanno descritto i tratti più salienti del “Novecento”.

Tra le foto esposte nella retrospettiva dedicata a Elliott Erwitt, fra l’altro membro della prestigiosa agenzia Magnum Photos dal 1953, anche quella di Jackie Kennedy durante il funerale del marito, ma anche il fidanzamento di Grace Kelly e Ranieri di Monaco, ed ancora i celebri ritratti dedicati a Marlene Dietrich, al Che Guevara, e la serie riservata a Marilyn Monroe.Completano l’esposizione alcuni momenti familiari e autoritratti che sottolineano anche la natura autoironica di Erwitt, assolutamente evidente in alcuni scatti fatti ai propri cani “addobbati” per l’occasione.
In mostra anche le edizioni dei giornali dove le foto apparvero per la prima volta.

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