di Sofia Chiappini

Al Teatro Belli continua la rassegna Trend. Nuove frontiere della scena britannica – XX edizione con lo spettacolo “A number” di Caryl Churchill

La nostra identità è un numero dall’oscura moltitudine nello spettacolo A Number. Nel testo di Caryl Churchill prodotto dal Teatro Libero di Palermo e presentato al Teatro Belli, si racconta del surreale rapporto di un padre con i suoi figli. Si dice che il legame tra un padre e un figlio, seppure nella sua estrema complessità, sia qualche cosa di unico. E, nondimeno, lo spettacolo presentato al Teatro Belli mette in discussione proprio questo assioma.

La nostra identità individuale, già fortemente messa alla prova dagli eventi esterni, risulta sempre più indebolita dal nostro continuo bisogno di autoaffermazione. Esprimiamo questa nostra esigenza ormai quotidianamente, con l’obiettivo di diventare partecipi della nuova società digitale di cui – con rare eccezioni – tutti noi facciamo parte.

La sapiente penna di Caryl Churchill  ci induce, dunque, a riflettere su quali siano i limiti tra etica e tecnologia. In particolare, la ricerca della nostra identità è articolata nei termini di un atto d’espropriazione radicale. Il progetto eugenetico che sta alla base delle azioni qui descritte e perpetrate dal padre (Massimo Rigo), che decide di clonare il figlio, è lampante. Eppure, la straordinarietà di questa drammaturgia sta nella capacità di inserire, all’interno di una dimensione già così profonda d’indagine, dei piani ulteriori.

Al Teatro Belli è messa in scena con questo spettacolo la nostra identità culturale come fosse il nudo prodotto di laboratorio di un folle scienziato.

Una critica feroce non semplicemente all’egoismo di un singolo padre, colto nella sua accidentale unicità, bensì verso l’idea di paternità in senso lato. La riflessione in merito al senso di quest’ultima svela un’alterità di significati, che coinvolgono la nozione di cura e del suo opposto, ovvero la “sine cura”.

Essere “senza cura” significa, dunque, non avere cura dell’altro? La regia di Luca Mazzone, nonostante sia dominata da un’eccessiva simmetria, conferisce a tale quesito un’interessante profondità. Si costruisce qui un parallelismo tra l’assenza di pietas del padre e l’immagine della pietà cristiana, di cui protagonista è il figlio. La domanda del “Chi sono io?” si presenta come qualcosa di concretamente collettivo nella figura del figlio, poiché pensata nei termini di una clonazione di cui, suo malgrado, questo bambino è stato vittima.

La nostra identità dipende sempre da una collettività e da un’origine, culturale oltre che genitoriale, che non sempre siamo disposti a riconoscere.

L’interpretazione che di questo testo ci è offerta al Teatro Belli parte da una ricerca, registica e attoriale, incentrata sul corpo. Pur stagliandosi sulla scena come materici e concreti, i corpi degli attori non risultano quasi mai pienamente realistici. I diversi personaggi-cloni interpretati da Giuseppe Pestillo non mancano, infatti, di suscitare qualche risata nel pubblico. La crisi identitaria diviene farsa di un modo incapace di cogliere l’unicità contenuta nel singolo, in cui il dialogo tra padre e figlio diviene sintomatico di un’assenza di cura, che sfocia in dipendenza affettiva.

 

A NUMBER

dal 5 al 7 novembre – Teatro Belli

  • Caryl Churchill
  • progetto e regia Luca Mazzone
  • con Giuseppe Pestillo e Massimo Rigo
  • costumi Lia Chiappara
  • disegno luci Gabriele Circo
  • traduzione Monica Capuani
  • produzione Teatro Libero di Palermo
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