di Paola Tiriticco

 

Qualche giorno fa sono stati resi noti i 12 libri candidati al Premio Strega 2020, la cinquina finalista dovrebbe poi essere comunicata il 9 giugno e la proclamazione del vincitore sarà il 2 luglio.

In questi tempi di incertezza da Coronavirus, da una parte è d’obbligo il condizionale, ma dall’altra mai come in questo periodo è chiaro il ruolo della cultura per mantenere la barra dritta, per restare umani e per fare pensieri positivi.

La lettura è sicuramente una di quelle attività che ci permette di riflettere, sognare e uscire dalle nostre case in un momento in cui tutti le sentiamo un po’ troppo strette.

Approfittiamo quindi per dare un’occhiata all’interno della dozzina candidata al Premio Strega, con il libro di Gianrico Carofiglio, La misura del tempo, sesto romanzo dell’ex magistrato barese e che ha sempre come protagonista il ben noto avvocato Guido Guerrieri.

E’ un libro malinconico, come spesso è il protagonista, un libro che si svolge su due piani, in un continuo rimando tra presente e passato.

Il passato si materializza in una vecchia amica dell’Avvocato Guerrieri che arriva una sera nel suo studio, appesantita dalla vita che non ha mantenuto le promesse della sua gioventù. Lorenza è una donna sciupata, immalinconita e anche disperata per un figlio, pieno di problemi, che ora è stato condannato per l’omicidio del suo spacciatore.

Non ha altra speranza che il suo vecchio amico di gioventù, con il quale ha condiviso dei mesi formativi per lui, in una storia d’amore che per l’avvocato Guerrieri ha significato il passaggio dalla gioventù all’età adulta.

Lorenza le ha insegnato la forza dei libri, della condivisione, della libertà ma anche la dura lezione di una storia che si chiude senza una spiegazione e senza un perché. Guerrieri ne esce attonito e stupito, abbandona gli entusiasmi e la fiducia per cambiare per sempre, diventando definitivamente adulto.

In tutto il libro i due piani, quello processuale-presente, e quello sentimentale-passato, si intersecano continuamente, tra lezioni giuridiche e malinconici bilanci.

Ecco allora che l’avvocato Guerrieri ripensa al giovane che è stato e non si riconosce più, quasi fa fatica a recuperare le sensazioni provate 25 anni prima. Oggi guarda con nostalgia allo stupore provato in quegli anni, all’entusiasmo e al cieco ottimismo della gioventù così come alla capacità di dormire tanto ed in ogni circostanza, oggi persa per sempre.

Ora le notti sono spesso lunghe e piene di fantasmi e il nostro avvocato le passa in giro in una Bari lenta e solidale, nel caffè libreria aperto tutta la notte dove c’è sempre qualcuno pronto ad ascoltarti, fino al mattino quando un buon cappuccino ti fa riprendere lavoro e quotidianità.

L’avvocato Guerrieri ha una vita appagante con una compagna ed un lavoro di successo ma quella malinconia di fondo non passa.

Lorenza invece è piegata dalla vita e annaspa in cerca di piccole soluzioni, sperando almeno di salvare quel suo figlio così problematico che però difende sempre e comunque a spada tratta.  La sua è una malinconia spenta a differenza di quella di Guerrieri che è più esistenziale, quasi una condizione dell’essere adulto.

Ed è infatti un percorso attraverso il mondo degli adulti quello che cerca di intraprendere l’avvocato per salvare il suo cliente, già condannato. L’unica cosa che può fare è instillare un dubbio nella giuria, il dubbio che quello che sembra evidente può avere anche un’altra chiave di lettura, lo si può vedere da un altro punto di vista.

E tra cavilli ed iter processuali degni di un manuale di diritto penale, ci viene da riflettere che forse è proprio questa la condizione dell’essere adulti: il dubbio ed i punti interrogativi sono propri della maturità, l’unico modo di capire la realtà è forse davvero muoversi tra i colori sfumati, ambigui e sbiaditi , lasciando certezze e colori netti alla gioventù.

Insomma un bel libro per riflettere, con la scrittura scorrevole tipica di Carofiglio e con un mondo lento che forse di questi tempi assomiglia di più anche al nostro.

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