L’attore umbro con “Non sarò mai Elvis Presley” si mette in gioco con 13 canzoni surreali, testimonianze del potere veritiero della menzogna artistica
13 canzoni originali, 13 monologhi introduttivi. Il 31 luglio Filippo Timi ha portato all’arena del Teatro India il suo nuovo spettacolo, precedentemente presentato al Teatro Franco Parenti di Milano.
A connotare lo stile di questo autoritratto intimo e audace che si destreggia tra cabaret e teatro dell’assurdo è un’ironia surreale dissacrante volta a estrapolare con leggerezza pezzi di mondo e presentarli in una nuova prospettiva. Così una candelina difettosa diviene il simbolo di una diversità che si percepisce sbagliata e inadatta, ma che poi trova il proprio posto giusto dove il non senso della sua vita si tramuta in scopo e pienezza. Un sasso racconta la sua romantica e statica storia d’amore, una lumaca l’accoppiamento doloroso che il destino infligge alla sua specie, una pulce d’acqua la sua ricerca della dolce metà. Vengono riscritti miti biblici in chiave moderna e woke. Bugie che dicono la verità secondo Timi, il potere dell’arte è nella fantasia. L’attore finge ma è onesto allo stesso tempo, paradossi e contraddizioni su cui si basa la poetica dello spettacolo.
Politica e provocazioni, umorismo surreale e citazioni dotte, iconografia pop e divertimento. Colpisce la semplicità quasi “primitiva” delle canzoni, la cui immediatezza cattura l’attenzione del pubblico. Non perfettamente rifinite, evocano immagini e suggestioni, accompagnandosi al simbolismo essenziale di una scenografia che mette in risalto gli strumenti musicali, il muso gigantesco di King Kong, un paracadute disteso al suolo, il simulacro di un rinoceronte.
Umiltà e autoironia, memento mori dell’identità, quella leggera consapevolezza dei propri limiti umani dello schiavo che sussurra all’imperatore romano nel giorno di trionfo un monito fondamentale: ricordati che sei un uomo. E ricordati che non sei Elvis Presley potremmo aggiungere su indicazione di Filippo Timi, che sottolinea l’unicità del singolo e l’inutilità di inseguire stereotipi e rigidi ideali di perfezione. Molto meglio accettare la propria fallibilità e mettere in campo il proprio materiale emotivo più autentico, grezzo e caotico, puro ed effervescente come le tredici canzoni di Non sarò mai Elvis Presley.
L’accompagnamento musicale dal vivo è affidato al polistrumentista e compositore Lorenzo Minozzi (handpan, chitarra, elettronica e percussioni), presenza taciturna nelle parole ma fondamentale ed eloquente nella musica, che sostiene il delirio creativo di Timi. Si alternano sonorità di natura diversa, dal blues alla samba, passando per melodie più intime. Un caleidoscopio di note e sfumature dell’anima. La vita è un tendere verso la fine e la morte, siamo tutti sul Titanic e allora forse Timi tra le righe ci invoglia ad abbracciare questo concerto come quell’ultima testimonianza di bellezza nella tragedia che nel film di Cameron è simboleggiata dalla piccola orchestra che suona fino alla disfatta finale.
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Non sarò mai Elvis Presley – di e con Filippo Timi – musicista Lorenzo Minozzi – consulenza luci Oscar Frosio – produzione Flippo Timi / Teatro Franco Parenti / Argot – Teatro India 31 luglio 2025