di Noemi Spasari


«La mia speranza è che un giorno, i ragazzini che passano il loro tempo per strada si abituino a essere circondati dall’arte e che possano sentirsi a loro agio se vanno in un museo» questa citazione riassume bene l’arte e la poetica di Keith Haring, protagonista della mostra di Palazzo Blu a Pisa.

Keith Haring
@ Antonello Tofani

Questa rassegna rende omaggio all’artista statunitense, universalmente riconosciuto come uno dei padri della street-art, legato alla città di Pisa dove nel 1989 ha soggiornato per dipingere su una parete del convento di S. Antonio, il celeberrimo murale ‘Tuttomondo”.

La mostra

Il percorso espositivo si divide in nove sezioni, iniziando proprio dal “principio”, la prima sezione in cui vengono raccontati gli esordi dell’artista e la sua vita nella città di New York, i suoi studi alla School of Visual Arts e il suo coming out. Le opere relative a questo periodo sono semplici segni grafici rappresentanti bambini, animali, televisori, omini, etc., con il gesso bianco sopra i pannelli pubblicitari delle metropolitane di New York. Già da subito il visitatore riconosce il “codice Haring”, quello che lo ha reso famoso e apprezzato. La seconda sezione è una delle più intense, “oltre i limiti” in cui con una serie di cinque serigrafie, Haring dà spazio alle sue icone, in questo caso simboli di fertilità. Segue una delle sezioni più emozionanti “le storie”, l’opera “The Story of Blue + Red”, una serie di litografie realizzata per i bambini, in cui, anche grazie all’allestimento, ci si immerge nell’animo infantile e genuino dell’artista.

Tuttomondo fra icone e simboli

All’avventura Pisana di Haring è dedicata un’intera sezione, accompagnata da testimonianze fotografiche, racconti che mostrano la nascita di “Tuttomondo”. «Sono seduto su un balcone e guardo la cima della Torre pendente. È davvero molto bello qui. Se c’è un paradiso, spero che sia così».

Keith Haring
@ Antonello Tofani

La visita continua poi nella vasta sala (Simboli e icone) che accoglie alcune fra le sue opere più famose, il grande e discusso senza titolo, noto come “People”, insieme alle sue famose Icons e la raccolta “Andy Mouse”, quattro stampe serigrafiche nate dalla fusione del personaggio di Topolino e il padre della Pop Art, Andy Warhol. La maggior parte delle opere di Keith Haring sono volutamente senza titoli, poiché a parere dell’artista, era compito dell’osservatore interpretarli e trovarvi un nome, seguendo la sua idea che la realtà dell’arte inizia negli occhi di chi la guarda, attraverso l’immaginazione. «L’arte non ha significato perché ne ha molti, ha infiniti significati». Nelle icone emerge il Radiant Baby, simbolo di innocenza, purezza, bontà. Simbolo stesso di Keith Haring.

Emozionanti le sale dedicate a Musica e Messaggio. Nella prima vediamo protagonisti i suoni delle strade di New York e le collaborazioni per un gran numero di cover di album musicali, una delle più note è per un album di David Bowie del 1983 che raffigura due omini stretti in un radioso abbraccio. Insieme a questa vi è la sezione messaggio in cui si palesa l’obiettivo di Haring: raggiungere il maggior numero di persone possibile mostrando così i temi che gli stavano a cuore e per cui lottava quotidianamente: la prevenzione dell’AIDS, i diritti lgbtq, l’apartheid, il razzismo, l’uso delle droghe, la guerra, la violenza e la salvaguardia ambientale.

Keith haring
@ Antonello Tofano

Le ultime aree (Distopia rivelata, energia primordiale e La fine dell’inizio) sono più cupe e sono dedicate a una fase di maturazione e consapevolezza dell’artista, che inizia ad adottare sempre più spesso supporti di ogni tipo, documentati a volte solo grazie alla fotografia. Carta, teloni, oggetti di ogni tipo, persino il corpo umano, come nel caso del ballerino e coreografo Bill T. Jones.

Un’arte sempre più profonda

L’arte di Keith Haring diventa via via più profonda, come in “Apocalypse”, del 1988, nata dalla collaborazione con lo scrittore William Burroughs che compone dieci brevi testi, sinistri e surreali ai quali Haring lega illustrazioni provocatorie che hanno caos e distruzione come comune denominatore.
La mostra chiude con le immagini che raffigurano meglio la poetica e il linguaggio dell’artista: cani, serpenti, omini e dischi volanti che si mischiano fra loro in immagini dissacranti e “politicamente scorrette”. Si tratta di una serie di diciassette tavole realizzate poco prima della sua morte. The Blueprint Drawings, «Questi 17 disegni sono nati in poche settimane fra dicembre 1980 e gennaio 1981. Gli originali li ho realizzati su pergamena con inchiostro Sumi perché avevo intenzione di riprodurre tutti i disegni in cianografia. Li portavo regolarmente al cianografo locale, dove mi divertivo a cercare di spiegarne il contenuto agli addetti ai macchinari. Nel giro di qualche settimana, in negozio, tutti avevano grande familiarità con i miei disegni. (…) Quelle stampe sono una perfetta capsula del tempo dei miei inizi a New York City», Keith Haring New York City 4 gennaio 1990.

keith haring
@ Antonello Tofano

Ancora una volta Palazzo Blu ha ospitato una mostra di alta qualità, dimostrando grande attenzione per i contenuti, l’allestimento e la coerenza con la poetica dell’artista di un’arte alla portata di tutti, che non necessita troppe analisi, se non le proprie interpretazioni. Una catartica immersione nella carriera e nella vita di Keith Haring, dalla quale emerge il suo amore per l’arte e la vita stessa, per il suo lavoro e per la bellezza, ma anche il suo lato “ribelle”, che lotta per i diritti e per la giustizia, che non si è lasciato abbattere neanche negli ultimi giorni di vita.

 

Keith Haring, artista e attivista statunitense, nacque il 4 maggio del 1958. I suoi lavori sono sicuramente familiari anche a chi non conosce la sua persona. Haring morì il 16 febbraio del 1990, rimanendo un simbolo della cultura, della lotta lgbtq e dell’arte pop degli anni Ottanta.

La mostra eponima, inaugurata nel novembre dello scorso anno, è stata realizzata dalla Fondazione Pisa in collaborazione con MondoMostre e con la straordinaria partecipazione della Nakamura Keith Haring Collection, a cura di Kaoru Yanase, Chief Curator della Nakamura Keith Haring Collection.

 

KEITH HARING

Curatrice: Kaoru Yanase
Con il patrocinio: Ministero della Cultura, Regione Toscana, Comune di Pisa
Organizzazione: Fondazione Pisa, MondoMostre
Con la collaborazione: Nakamura Keith Haring Collection
Sede: Pisa, BLU | Palazzo d’arte e cultura Fondazione Palazzo Blu, Lungarno Gambacorti 9
Date della mostra: dal 12 novembre 2021 al 17 aprile 2022

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