Joel Meyerowitz: fotografare per emozionare e raccontare

Oltre 90 scatti testimoniano la rivoluzione fotografica di Joel Meyerowitz

L’insegna Dairy Land, una serie di persone che scansano e ignorano un corpo a terra, la scritta gigante Kiss me, stupid, una macchina coperta di neve, Top Banana Boulevard, un orizzonte illuminato dal crepuscolo: che cos’hanno in comune questi soggetti, questi scorci di vita apparentemente privi di ogni legame? La risposta c’è e la si trova presso gli spazi espostivi del Museo di Santa Giulia a Brescia. Questi e molti altri elementi sono stati colti dall’occhio che li seppe guardare, riconoscendo in loro un’emozione, una traccia preziosa di storia e di vita. Lo sguardo (e l’arte) di Joel Meyerowitz ha colto la realtà nella sua semplicità, un continuo trasporto di sensazioni, richiami, attimi di stasi e di riflessioni.

View of the Site from the World Financial Center, Looking East, New York City, 2001

Trovarsi di fronte ad uno dei suoi scatti equivale a interrogarsi sul significato e sulla motivazione della scelta; perché quel paesaggio, quella persona, quell’evento, quel dettaglio? Joel Meyerowitz. A Sense of Wonder Fotografie 1962-2022 è la mostra, curata da Denis Curti, che cerca di stimolare questa ricerca, di dare risalto all’insondabilità del lavoro del grande fotografo, nato nel 1938 nel Bronx. Fino al 24 agosto 2025, è possibile compiere una sorta di viaggio nel tempo e conoscere le fotografie più rappresentative e iconiche di Meyerowitz.

Divisa in sezioni cronologiche e tematiche, l’esposizione parte illustrando alcuni scatti impressionanti, macerie e rovine, lo spaccato sconvolgente lasciato dall’attentato dell’11 settembre 2001 (all’epoca Joel Meyerowitz fu l’unico fotografo accreditato). Si passa poi a quell’indagine del quotidiano, dell’inusuale in posti e luoghi differenti: New YorkFloridaLondraParigiCaliforniaSpagnaMassachusettsGreciaToscana (particolarmente apprezzata dall’artista).

Colpisce quel senso del vedere l’oltre, la cattura del sentimento sorto in quel preciso istante: la sua evoluzione e rivoluzione nascono dall’aver imparato a cristallizzare l’immediatezza, la strada di ogni giorno utilizzando strumenti e tecniche diverse. Una sorta di moderno impressionista della pellicola, questo Meyerowitz, annoverato come uno dei più importanti street photography al mondo. Fotografo di strada, tra la gente, attento ai fatti e alla casualità, alla quotidianità irripetibile e, proprio per questo, preziosa, da proteggere con un click.

Con la sua iniziale macchinetta da 35 millimetri, a partire dagli anni Sessanta, attraverso i Settanta fino ai giorni nostri, Meyerowitz descrive, con le immagini, gli eventi del mondo, cieli e paesaggi sconfinati, la vita in America; racconta per denunciare, dichiarare. La tecnica si perfeziona in base all’esigenza e alla tipologia di racconto visivo: panoramiche, vedute di ampio respiro, ma anche ritratti, più individuali. I soggetti sono molteplici: stazioni di servizio, hotel, vie newyorkesi, passanti, una strada sterrata, una panchina, figure umane piccole se confrontate all’immensità che le circonda, combinazioni e fatalità meravigliose. Joel Meyerowitz è lì, pronto a fermare il sentimento e la bellezza imprevista, nascosta.

Significativo l’uso del colore e del bianco e nero, diversi scatti presentano sia una versione, sia l’altra, a testimoniare la differenza di percezione che il confronto sottolinea e fa emergere. Il colore riempie, colma, mentre il bianco e nero spoglia l’immagine, rendendola quasi malinconica e poetica, dà quella possibilità in più di osservare con l’immaginazione e la sensibilità. Spazio maggiore, perciò, a interpretazioni e alla creatività. Ad ognuno, ogni lavoro dice qualcosa di diverso, tocca corde e le fa vibrare in modo personale.

Sono molti gli orizzonti immortalati quando le ombre si allungano: all’inizio di una giornata così come al suo termine, l’artista sembra privilegiare determinati momenti. Numerose sono le città americane dove il mito si confonde con la naturalezza. Case rosso mattone in legno, insegne che interrompono la notte, riflessi di acque, persone sconosciute vicine senza esserne consapevoli. Ci si trova spesso davanti ad un carpe diem fotografico costante, fluido. L’attimo, il presente che vanno colti, fatti propri.

La vita quotidiana è in un bar affollato, in una coppia che si bacia, in due donne che sembrano specchiarsi in maniera opposta, in gruppetti di bambini che giocano, in una macchina al drive-in con tanto di quattro frullati appoggiati alla portiera, in un cocktail party. E poi ci sono i ritratti, bellissimi, un’esperienza che lo stesso Joel Meyerowitz definisce così: “quando ho iniziato a osservare attentamente le persone, ho notato quanto ciascuna di loro fosse affascinante: come la loro pelle appare alla luce del sole, il modo in cui tengono la testa o il mondo in cui si muovono. Naturalmente, quando osservi qualcuno con attenzione, la sua personalità emerge, a prescindere da ciò che cerca di mostrare o nascondere.” Persone comuni, quindi, che si rivelano, in maniera segreta, all’occhio sensibile e attento dell’autore.

È presente, inoltre, una sezione particolare, con la proiezione di un video che raccoglie gli autoscatti fatti da Meyerowitz durante il lockdown. Sono molto spontanei e naturali, immortalano un uomo nei suoi momenti quotidiani, nella sua fragilità, nella piena consapevolezza di essere limitato, il suo essere di passaggio. Una dichiarazione al mondo dei valori e dello spirito che hanno da sempre costituito il suo lavoro e la sua carriera.

Ma torniamo ai primi interrogativi, a quei “perché” elencati: come mai quei soggetti, l’elemento scatenante, da dove nasce l’ispirazione, quel richiamo inevitabile a sfoderare la macchinetta per farla scattare. Potrebbero essere le stesse parole di Joel Meyerowitz a dare una possibile, piccola risposta: “la fotografia, fin dall’inizio, mi ha insegnato a prestare molta attenzione, e questo è ciò che faccio quando osservo delle immagini. Sono felice quando una fotografia offre uno spazio in cui si possa semplicemente entrare, passare del tempo a guardare, e decidere autonomamente cosa potrebbe essere interessante.” Gli elementi scelti sembrano, quindi, imprevisti, occasioni presentate alla vista, pronte per essere fatte proprie attraverso dei dettagli particolari, unici, che mai si ripeteranno identici.

, Central Park, New York City, 1966

Ognuno è chiamato a dare la sua interpretazione, a vederci dentro un ricordo, un’immagine personale, un episodio, un luogo, un senso sulla base del proprio stato d’animo, della propria conoscenza. La casualità abbraccia la bellezza: queste opere ne sono la prova, il segno che la vita vera è fatta esattamente di questo e rimane così com’è, grazie alla pellicola.

Joel Meyerowitz. A Sense of Wonder Fotografie 1962-2022 – – A cura di: Denis Curti – Un’iniziativa promossa da: Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei, Alleanza Cultura – In collaborazione con: The Joel Meyerowitz Archive – Museo di Santa Giulia (Brescia), 25 marzo – 24 agosto 2025

Immagine in evidenza / di copertina: © Joel Meyerowitz, 1963, New York City

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