di Tonino Pinto*

 

Lo avevo conosciuto tanti anni fa a Roma da Umberto, tipica trattoria vicino Piazza Trilussa. Parliamo degli anni sessanta. Abitavo vicino in via Benedetta, sposando il cinema terribile vizio di famiglia, innamorato del giornalismo sì, ma finì per diventare invece un manager commerciale di un’importante società cinematografica nazionale. Al mio tavolo la sera da Umberto, ovviamente tutta gente di cinema, giovani produttori, registi sceneggiatori, attori, esercenti. Lui biondo, alto un metro e 90, smilzo, occhi di ghiaccio, molto prima che Sergio Leone lo lanciasse con un mezzo toscano in bocca nell’universo in celluloide con la sua chitarra sempre a portata di mano, era amico di Umberto il proprietario del ristorante che me lo presentò.

Diventò un amico, un amico di quelle serate dovefra un  il bucatino all’amatriciana, un bicchiere di vino di Albano ed una canzone country che suonava lui, si parlava di film di registi, gli attori, categoria a cui aspirava il biondo musicista californiano dagli occhi di ghiaccio. Umberto e noi tutti gli portammo fortuna. Sta di fatto che Sergio Leone con i suoi western spaghetti lo fece diventare un divo.

Il suo nome?  Lo avete già capito Clint Eastwood. Trent’anni dopo era il 1988, dopo quattro premi Oscar, due per “Gli spietati” e due per “ Million dollar baby “ e circa due miliardi di dollari incassati dai suoi  film ai botteghini, lo incontro al Festival di Cannes come regista di “Bird “ un film dedicato al jazzista  Charlie Parker.

Io debuttavo dopo mille avventure come inviato del Tg3 Rai diretta dal mitico Sandro Curzi.  Tutti aspettavano e tutti aspettavamo anzi anche gli altri giornalisti, di avere spazio per intervistarlo, ma l’ufficio stampa americano del film, comunicò che Eastwood avrebbe solo presenziato ad una conferenza stampa. Non era il protagonista del film, era il regista naturalmente. Dopo la proiezione solo per la stampa accreditata ovviamente.

Allora con l’incoscienza di chi viene dal cinema produttivo e distributivo, presi il telefono e chiamai il concierge dell’hotel DU CAP a Cap D’Antibes, dove di solito ancora oggi alloggiano lontano dal caos di Cannes le grandi star.  Alla telefonata assisteva con la sua telecamera a tracolla il mio operatore Mimmo Curreri. La centralinista alla mia richiesta di parlare con Mister Eastwood mi rispose che aveva disposizione di non passare telefonate, ed io questo me lo aspettavo. Allora sempre con l’incoscienza e anche con un pizzico di simpatia dovuta, di cui sopra dissi alla gentile signorina: “Senta, lei provi soltanto a dirgli che al telefono per lui c’è un vecchio amico Tonino Pinto, male che vada mi dirà di no”. La telefonista in cuffia fu gentilissima e dopo un po’ sentii una voce che mi diceva “Hi Tonino come stai, , how are you? “

Ora l’intervista c’era e subito anche, Curreri aveva già acceso la telecamera.  Fu uno scoop. L’ultima  volta invece che l’ho incontrato e intervistato è stato al Festival di Venezia dove presentava con Donald Sutherland “Space Cowboy “, la storia di  tre eroi dello spazio, il terzo era Tommy Lee Jones, che  non venne però in quella circostanza, tre eroi dello spazio in pensione, ma richiamati in servizio per la loro abilità per raggiungere e distruggere nello spazio una gigantesca meteora diretta sulla terra. Dopo i saluti di circostanza, ci eravamo visti anche spesso a Los Angeles e una volta anche a cena con Dino De Laurentiis, gli dico di avere apprezzato molto il film e in particolare una lunga sequenza dallo spazio dell’Italia veramente spettacolare, insomma ed è come se fosse stato un omaggio e ne chiesi conferma. “Si” mi rispose. “Abbiamo voluto, ho voluto rendere omaggio ad un paese che amo molto e che mi ha dato molto, anche tanti amici.”

 “La tua passione per il jazz dopo “Bird dedicato a Charlie Parker si è completata con un magnifico special che hai realizzato per la televisione americana dedicato ai grandi gattopardi del jazz”.

“Sì la musica, il jazz è una delle ragioni con il cinema della mia vita, quel documento per realizzare il quale ho lavorato parecchio soprattutto per le interviste con i singoli protagonisti, è un tributo ad un universo artistico, in particolare alle radici americane del jazz”.

E allora gli ho chiesto “Quando hai potuto sei sempre venuto volentieri a Roma anche per salutare il tuo vecchio amico Sergio Leone” .

“Lo avvisavo prima di partire da Los Angeles quando arrivavo andavo direttamente a casa sua all’Eur. Colazione e poi a cena con la moglie e i figli. Sergio ha cambiato la mia vita, una cosa resta sempre valida nei nostri incontri, il suo gusto straordinario per la cucina. Era un ottimo cuoco.  E poi ricordo quando andai a vedere a Cannes ma poi l’ho visto anche in America, “C’era una volta in America”, veramente un capolavoro assoluto che fa parte della storia del cinema mondiale naturalmente anche con i film che ho interpretato io come “Per un pugno di dollari”, “Il buono, il brutto  e il cattivo” e “Per qualche dollaro in più” . Insomma è stata una grande avventura quella con Sergio Leone che mi ha portato davvero fortuna.”

Domanda mia “Dopo l’esperienza politica come sindaco di Carmel by the Sea,  ridente paesino sulla costa fra Los Angeles e San Francisco a due passi da San Francisco , circolò insistente una voce secondo la quale  i tuoi ti spingevano, dopo  Reagan, ad una eventuale candidatura alla Presidenza.

“Sì è vero ad una candidatura però come governatore della California, ma diciamo la verità, tutto è possibile ma il tempo per questi giochetti è passato anche quello di   sindaco di Carmel a cui resto affezionato come cittadino. Adesso oltre al cinema, alle colonne sonore e  alla band, perché io ho una band con cui ogni tanto ci riuniamo a casa mia per suonare, amo moltissimo il golf e faccio delle partite pazzesche con un amico carissimo che è Jack Nicholson.

Allora siamo quasi alla fine caro Clint il tempo concessomi sta volgendo al termine. Hai fatto tanti film, tanti soldi, una bella famiglia, due mogli quattro figli,  tutti votati alla artisticità e sono anche bravi, mi piacerebbe regalarti qualcosa, ma in tasca ho soltanto questo mezzo sigaro toscano.  E’così finalmente lo vedo sorridere “Sì” mi risponde lui, “Ho capito lo metto così, fra le labbra come voleva Sergio, all’angolo della bocca, non avrei fatto per nessuno, ma mi fa piacere. Come sto?”

 

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