di Ilaria Sambucci

 

Primo ballerino del Teatro Alla Scala di Milano, Michele Villanova, vanta una carriera di grande successo. Si diploma alla Scuola di Ballo del Teatro Bolshoi e alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala. Danza con i più grandi ballerini della scena mondiale come Rudolf Nureyev, Carla Fracci e tantissimi altri. Vince numerosi premi tra cui “Il Premio Positano” nel 1988. Nel suo percorso svolge l’attività di Maître de Ballet presso il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano e presso il Teatro San Carlo di Napoli. È stato maestro e direttore artistico per i gala di Roberto Bolle e inoltre ha partecipato alla IX edizione della trasmissione televisiva “Amici” in qualità di insegnante di danza classica.

 

 Caro Michele, mi racconti come ti sei avvicinato al mondo della danza?

Da piccolo facevo i balli di sala dentro casa con mia madre e mi divertivo molto, poi ho iniziato a studiare danza classica nella mia città natale quando ero ancora bambino, perché mia sorella voleva iniziare questo percorso. Quando l’insegnante mi propose di avvicinarmi alla danza, io le risposi: “Ma ti sembro una femmina io?”

Con grande pazienza l’insegnante mi portò in sala e ricordo che fui ammaliato da quell’ambiente.  Quando ballavo mi veniva tutto molto naturale.

Poi mi sono trasferito a Roma e, grazie a Gabriel Poupescu, ho fatto dei miglioramenti incredibili. Successivamente lui si è trasferito a Milano ed io nel frattempo feci l’audizione al Teatro dell’Opera di Roma, fui ammesso ma non mi piaceva l’ambiente, allora ho telefonato Poupescu il quale mi ha proposto di fare l’audizione per il Teatro Alla Scala di Milano, fui ammesso ed ebbi modo di studiare nuovamente con lui.”

 

Oltre ad esserti diplomato con il massimo dei voti alla Scuola di ballo del Teatro Bolshoi di Mosca, hai voluto conseguire il diploma anche al Teatro Alla Scala di Milano. Come mai?

“Vi era uno scambio culturale tra il Teatro Alla Scala di Milano e il Teatro Bolshoi di Mosca.

Il Bolshoi offriva l’opportunità di andare a studiare l’opera lirica al Teatro Alla Scala di Milano a due ragazzi, e allo stesso tempo Il Teatro alla Scala mandava al Teatro Bolshoi gli allievi della scuola di ballo che riteneva sfruttassero al meglio questa opportunità ed io fui uno di quelli. Sono stato lì tre anni e l’anno del diploma, il presidente della commissione Yury Grigorovich mi promosse a pieni voti, anche se devo dirti che la commissione era un po’ infastidita, in quanto quell’anno il loro migliore allievo fu un italiano. Neanche un mese dopo, tornato in Italia ho deciso di prendere il diploma anche al Teatro Alla Scala di Milano sostenendo l’esame di repertorio classico, passo a due e danza di carattere presieduto da Bianca Galizia.

Tornando in Italia ho dovuto rinunciare a due spettacoli al Teatro Bolshoi. Però quando ero in Russia ho preso parte allo spettacolo Coppelia che si tenne nel Palazzo dei Congressi di Mosca e fu un’esperienza davvero bella.”

 

Nel 1984 hai lavorato in Spagna come solista al Balletto Nazionale, poi hai deciso di tornare a Milano e nel 1986 sei entrato nel corpo di ballo del Teatro Alla Scala ma non tarda la nomina di primo ballerino. Tra i tanti ruoli che hai interpretato, a quali sei legato maggiormente?

“Sono parecchio legato al ruolo di Basilio nel Don Chisciotte, che mi fu assegnato direttamente da Rudolf Nureyev. Così come al balletto “The lesson” di Flemming Flindt, che debuttò per la prima volta in Italia insieme a Rudolf Nureyev. Ricordo ancora quando Rudolf annunciò che non poteva ballare alla prima e decisero che avrei ballato io al suo posto, ovvero come primo cast mentre lui avrebbe danzato come secondo cast.

Entrato al Teatro Alla Scala, dopo soli due mesi ho fatto primi ruoli e non più corpo di ballo. Così sono diventato subito Primo Ballerino.”

 

Quale maestro è stato determinante per la tua crescita artistica?

“Il primo fu Gabriel Poupescu e al Teatro Bolshoi di Mosca Igor Uksuznikov.”

 

Hai avuto modo di danzare insieme a tua moglie nella tua lunga carriera. Che emozioni hai provato ballando con lei?

“Oltre al legame sentimentale, a mio parere Anita Magyari è una delle migliori ballerine che sono passate negli ultimi sessant’anni al Teatro Alla Scala di Milano. Una grande étoile.

Io trovo che un professionista quando lavora deve avere una mente molto analitica, ovviamente l’intesa con la persona c’è. È bello perché ti puoi fidare e soprattutto ti emana tranquillità.”

 

Hai potuto calcare il palco con i più grandi danzatori del panorama mondiale come Rudolf Nureyev. Che emozioni hai provato?

“Quando ballavo con Rudolf ero gasato, mi divertivo tanto. Lui faceva delle battute in russo ed io il russo lo capivo bene e allora nei momenti di pausa scherzavamo insieme.”

 

Cosa guardi in un danzatore?

“L’energia che emana, la sicurezza del proprio corpo e la sicurezza che ha nei movimenti.”

 

Sei stato in passato anche giudice della trasmissione televisiva “Amici”. Cosa pensi dei talent a cui partecipano al giorno d’oggi tanti giovani?

“Ci sono stato in passato, ma subito dopo avevo il disgusto. È tutta una roba falsa, che inganna le persone. Ai giovani dico sempre di lasciare perdere queste frivolezze. È importante che impegnino il loro tempo in maniera prolifica.”

 

L’attuale emergenza sanitaria come ha impattato sul mondo della danza?

“L’ha distrutto completamente, ha chiuso tutti i teatri, ha portato tutti i ballerini con partita iva a morire di fame, gli ha smesso di pagare lo stipendio. Chi come me ci è passato non ha fatto nulla per le generazioni future, io invece mi sono sempre battuto.

 È facile parlare dall’alto, come ha fatto Roberto Bolle il quale dice che dobbiamo aspettare un vaccino. E se il vaccino non arriva? Chi dà da mangiare ai ragazzi? In questo momento esce lo spessore di un’artista che non è pettorale e collo del piede. Una mente lucida e altruista pensa a risolvere il problema, a trovare delle soluzioni.

Il problema è che qui in Italia la meritocrazia non esiste e degli artisti non gliene frega niente a nessuno.”

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