di Roberto Berlini

 

Tra il 5 e l’8 maggio 2022 al Teatro Marconi è andato in scena “Il vizietto”, per la regia di Claudio Insegno: lo spettacolo è tratto dall’opera “La Cage aux Folles” di Jean Poiret e reso celebre dal film del 1978 diretto da Édouard Molinaro con Ugo Tognazzi.

Una casa arredata in modo kitsch, che più kitsch non si può. Piume di struzzo, rosa ovunque, specchi e tende pesantissime. È questa la scenografia che subito ha incontrato il pubblico de “Il vizietto” al Teatro Marconi. La storia, tratta dall’opera di “La Cage aux Folles” di Jean Poiret, è stata resa celebre dal film di Édouard Molinaro, con Ugo Tognazzi tra gli attori.

A riguardare questa pellicola, si nota subito come il copione proposto a teatro non fosse poi così tanto distante da quello del film del 1978. In scena però abbiamo assistito ad un ritmo serratissimo delle battute, rese attualissime da citazioni contemporanee come “povero gabbiano, ha perduto la compagna…” che attualmente spopola in rete.

È stato difficile per gli attori non ridere in scena e anche il pubblico è stato travolto dall’umorismo delle situazioni proposte. Gli attori erano tutti affiatatissimi e ben coordinati. Il pubblico ha sentito subito la forte chimica del gruppo e questo ha reso ancora più divertente lo spettacolo. Merito dell’ottima regia di Claudio Insegno, che lo ha anche visto nel ruolo di attore protagonista al fianco di Eraldo Moretti.

Gli altri interpreti sono stati Guido Ruffa, Alessandra Sarno, Mirko Darar, Andrea Carli, Niccolò Minonzio, Francesco Bianchini, Eleonora Saitta e Sabrina Pellegrino.

Il racconto messo in scena risulta ancora oggi fresco e attualissimo. I travestimenti e l’amore sono stati affrontati con garbo e buon gusto. L’ironia delle travolgenti battute è stata sempre graditissima e mai banale. Si è voluto far ridere il pubblico e questi attori ci sono riusciti! Lo spettacolo si è concluso con un grande carnevale di colori, una grande festa al ritmo di samba.

Vorrei soffermare l’attenzione di chi legge sul valore della leggerezza nel teatro. Far ridere è una vera e propria arte. Spettacoli come questi hanno la capacità di inserire le battute in una storia, proponendo percorsi originali se pur vincolati dalla vicenda narrata. La battuta non era un ostacolo al ritmo: come, al contrario, può capitare con il racconto di una barzelletta. Le battute erano tutte concatenate: come le caramelle più golose, una tirava l’altra. Non è facile essere leggeri, e dunque un plauso a questa commedia! Per chi ha assistito a queste serate saranno state ore liete, due atti che sono volati in un baleno e che ci fanno esclamare, a quando il prossimo spettacolo?

Condividi su: