Il tempo attorno

La mafia è una montagna di merda

Il tempo attorno ha debuttato venerdì 8 dicembre, in prima assoluta, al Teatro Biondo di Palermo. Ideazione, drammaturgia e regia di Giuliano Scarpinato, figlio di due magistrati antimafia, con la supervisione di Lucia Calamaro. In scena fino a domenica 17 dicembre, lo spettacolo racconta, attraverso cinque personaggi, una storia della seconda guerra di mafia.

Ph. Rosellina Garbo

Regista dello spettacolo, Scarpinato, figlio di Roberto Scarpinato e Teresa Principato, magistrati antimafia, interpretati magistralmente da Michele Vetrano e Paola Randazzo. Gli avvenimenti rappresentati sulla scena si succedono ad un ritmo innaturale e raccontano cinque vite, storie di uomini in semi libertà.

Il personaggio di Benedetto, alter ego del regista, è interpretato da Emanuele Del Castillo. Un ragazzo costretto a crescere troppo in fretta, sullo sfondo di un Italia segnata dalle guerre di mafia. Lo spettacolo sviluppa la sua drammaturgia attorno gli avvenimenti che hanno segnato il secolo più buio della storia d’Italia.

Si racconta delle stragi Falcone e Borsellino, dell’omicidio del piccolo Di Matteo fino al “processo del secolo” a carico dell’uomo più potente d’Italia, Giulio Andreotti. Il tempo attorno, è un racconto intimo e toccante, che dagli anni ’80 – della seconda guerra di mafia arriva fino agli anni ’90, si dipana come una piovra, all’interno delle vite dei cinque personaggi in scena.

Al centro della scena c’è un montagna, che sembra aver mangiato parte dell’arredo della casa familiare, dove abita la coppia ed il figlio. Risuona, guardandola, la frase iconica: “la mafia è una montagna di merda”. Nonostante tutto noi restiamo, purtroppo, figli di quel periodo storico, atroce e immotivato, dove si moriva per niente.

Ma che cosa può fare un ragazzo come Benedetto, che cresce in una città come Palermo, in un momento storico tra i più tragici della nostra storia contemporanea? solamente essere se stesso, combattere per il giusto ed impersonificare quel ragazzo che in fondo rappresenta tutti noi, perché in fondo questa storia parla di noi, anche se sembra lontana annebbiata nel tempo. Sono proprio i contorni sbiaditi di questo racconto che ci fanno più male, quel poteva andare diversamente, ma in verità ciò che impariamo da questo spettacolo è anche fare i conti con noi stessi, con il nostro io che non è altro che il frutto, nel bene e nel male, della storia del nostro paese.

Il regista racconta anche le dinamiche della sua famiglia, una coppia che passa momenti di felicità e dolore, di smarrimento e debolezza, ma in fondo resta il luogo, il porto sicuro, dove l’amore e il rispetto che l’uno prova per l’altro, resistono costante tutto. Guidati dal senso del giusto sono anche i due agenti della scorta, De Piccolo e Mansueto, interpretati da Gaetano Migliaccio e Alessio Barone, uomini che hanno sacrificato tutto per un ideale di giustizia e libertà.

Ph. Rosellina Garbo

Una scenografia a tratti minimalista, gioca su pochi elementi, che sono essenziali e sui quali si appoggia la drammaturgia. Nulla è casuale, ogni cosa ha un suo motivo di esistere in scena. Il fondale diventa una grande tela dipinta dalla proiezione dei video, che raccontano dell’Italia di quel tempo.

Oltre al racconto tragico di cronaca, che in quegli anni martoriava l’Italia, nella messa in scena dello spettacolo si evince che il regista abbia voluto portare lo sguardo dello spettatore anche su un altro livello. Che peso aveva negli anni ’80 e ’90 la televisione? Il mezzo televisivo è forse ancora oggi centrale nella nostra quotidianità. Il tempo attorno mostra che questo mezzo televisivo poteva essere, soprattutto con i suoi siparietti e interviste a politici, un mezzo per orientare le masse.

Lo spettacolo si apre con l’intervista a Giulio Andreotti, all’epoca dei fatti Ministro, così il regista ha voluto sin da subito mettere in chiaro le cose, il mezzo televisivo ha da sempre rappresentato, e continua a farlo, una sorta di contraltare, agghiacciante e atroce, a tratti feroce alla quotidianità, che spesso mira a modificarne il punto di vista.

In questo racconto catartico, intimistico e incisivo, ci si chiede se ne vale la pena di raccontare ancora oggi ciò che di più triste ha marcato l’Italia e la sua storia. La risposta deve essere univoca, e questo spettacolo la grida forte e chiaro, Sì! perchè le ferite di una famiglia devono essere il monito per vigilare sul nostro oggi ma soprattutto sul nostro domani.

Il tempo attorno: ideato, scritto e diretto da Giuliano Scarpinato – Supervisione: Lucia Calamaro – Con: Roberta Caronia, Giandomenico Cupaiuolo, Emanuele Del Castillo, Alessio Barone, Gaetano Migliaccio – Scene: Diana Ciufo – Costumi: Dora Argento – Suono e luci: di Giacomo Agnifili. Una produzione del Teatro Biondo di Palermo. – Teatro Biondo 8/17 dicembre 2023

Foto di copertina di Rosellina Garbo: Giandomenico Cupaioli

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