di Noemi Spasari


Che cos’è il silenzio? È da questa che domanda che parte una “conferenza spettacolare” che ha come fine, in realtà, un suono. Sono queste le premesse di “Il silenzio” di Matteo Fantoni che vede la regia di Sara Venuti, in scena 28 e 29 aprile al Teatro Rifredi di Firenze.

I biglietti dello spettacolo non sono numerati, si svolge tutto sul palco, anche il lavoro dello spettatore, «sedetevi dove trovate posto». Già da queste premesse si può intuire che non si tratta di uno spettacolo “tradizionale”.
E così lo spettatore entra in scena, si appropria di uno spazio non suo, si siede, osserva la scena che si para davanti: un banco da lavoro, pezzi di violini appesi, una mola in pietra e un telo che nasconde qualcosa, mentre in sottofondo il rumore disturbato di una radio. La distanza fra spazio scenico e pubblico è ridotta al minimo.
L’attore, Matteo Fantoni, entra in scena, spegne la radio e inizia il Silenzio.

Da una lista di obiettivi da portare a termine comincia il racconto della nascita del violino, la tradizione dei liutai, lo studio, le famiglie che nei secoli concepirono lo strumento e il modo di crearlo, di fissare, ridurre e amplificare il suono, passando ovviamente dal più grande liutaio di tutti i tempi e il suo segreto: Antonio Stradivari.
È nel legno scelto il segreto? Negli attrezzi, nelle pialle e nelle lime, nella colla? O forse nella verniciatura?
E così, pezzo per pezzo, con una simpatia e precisione del racconto coinvolgente, Fantoni costruisce un violino, narrandone le difficoltà, i materiali, l’arte. Mostrando infine il risultato e svelando al pubblico i segreti che si nascondono dietro l’oggetto.

 

Ma lo spettacolo non si limita a raccontare solo questo. È anche l’analisi metaforica del rapporto fra l’artigiano e il prodotto, fra costruttore e suono finale, che è sempre diverso, in base ai materiali usati, agli attrezzi, allo stato d’animo del produttore, all’esperienza, come le tagliatelle fatte in casa che non saranno mai come quelle della mamma. Una metafora applicabile al mondo del teatro in cui ogni spettacolo è diverso dall’altro, in cui ogni replica è diversa dalle precedenti e dalle successive, in base allo stato d’animo, al pubblico, al teatro, a tanti fattori.

Ma quindi cos’è il silenzio? Le risposte sono tante e anche queste dipendono dal contesto: il silenzio è l’attesa mentre artigiano esperto valuta la qualità di un oggetto, il silenzio è la concentrazione, il silenzio è la fine, il silenzio è l’inizio.

Non sapevo cosa aspettarmi da questa conferenza spettacolare sulla liuteria. Ho trovato un attore in grado di raccontare un’arte antichissima con delicatezza, simpatia e passione, in un ambiente quasi familiare, come una fiaba raccontata ai bambini, un “com’è fatto” in diretta. I monologhi non sono mai semplici, in questo contesto così ravvicinato e carico di tecnicismi probabilmente ancor meno, ma Matteo Fantoni, grazie anche al testo e alla regia di Sara Venuti, è riuscito a coinvolgere, divertire, interessare il pubblico a posti limitati che si è trovato lì. E probabilmente tanti, come me, usciti dal teatro sono andati a cercare su google qualche liutaio in attività e quanto è il valore di un violino di Stradivari.

 

IL SILENZIO – conferenza spettacolare sulla liuteria

ideazione e interpretazione Matteo Fantoni
testo e regia Sara Venuti
scenografia e luci Federico Calzini e Matteo Fantoni
direzione ed esecuzione tecnica Fabio Vignaroli
adattamento della versione francese Davide Giovanzana e Fabrice Bessire

produzione Teatro Insonne
in coproduzione con Teatteri Metamorfoosi (Helsinki)
con il sostegno di Regione Toscana, sistema regionale dello spettacolo dal vivo
un ringraziamento particolare alla liuteria Sorgentone e Mecatti di Firenze
con il patrocinio di Confartigianato Imprese Firenze

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