Il ragazzo e l’airone: quando Miyazaki colpisce ancora.

Dal 1° gennaio nelle sale l’ultimo (forse) film di animazione di Hayao Miyazaki che parla di lutto, crescita e vita.

Tokio, seconda guerra mondiale, il dodicenne Mahito Maki (Sōma Santoki) si trova ad affrontare la prematura morte della madre avvenuta in un incendio. Tempo dopo il padre, Shoichi Machi (Takuya Kimura) si risposa con Natsuko (Yoshino Kimura), zia materna di Mahito, ora incinta.

Il ragazzo e l’airone.

Per allontanarsi dalla guerra i tre si trasferiscono provvisoriamente presso la villa di famiglia della donna. Un luogo isolato e in mezzo al verde, circondato da una variegata fauna e con delle buffe anziane a servizio; tuttavia per il giovane Mahito la nuova vita non é facile. Il lutto non elaborato per la madre gli arreca un gran dolore che i cambiamenti della nuova famiglia non sembrano attutire. Gli stessi tentativi della zia Natsuko e del padre di essere amorevoli e comprensivi sono mal accettati dal ragazzo che si chiude sempre più in se stesso.

Con il passare dei giorni l’atmosfera della villa si fa più misteriosa con la presenza di una torre abbandonata creata dal prozio della famiglia di Natsuko, uomo da tempo scomparso. La contemporanea comparsa di un maestoso airone cenerino parlante (Masaki Suda) che vola nei dintorni desta l’ attenzione di Mahito che inizia ad avere sempre più incontri con il volatile e vere e proprie allucinazioni al riguardo.

L’improvvisa sparizione di zia Natsuko nella misteriosa torre porterà Mahito alla ricerca della donna accompagnato nell’ impresa dall’airone parlante e l’anziana Kiriko. Quello che accadrà poi é un’esperienza onirica in un mondo di pura meraviglia fatto di Warawara, piccole dolci anime umane destinate a nascere nel mondo reale, e parrocchetti colorati che in questo mondo sono spietati carnivori giganti. Altri personaggi affiancheranno Mahito nell’impresa, persone del mondo reale del ragazzo, qui con un’età e un ruolo diverso: Kiriko (Kò Shibasachi) l’anziana serva della villa è la protettrice dei Warawara come la giovane e potente Himi (Aimyon) che altro non è che la mamma di Mahito ancora ragazzina.

Le avventure sono molte, tanto che Mahito vedrà porsi un’ importante scelta: diventare l’erede del prozio (Shoei Hino) mantenendo l’equilibrio del mondo della torre o crescere ed affrontare il mondo reale, la vita di tutti i giorni, accettando quel dolore che lo tiene bloccato. In questo percorso l’airone parlante è sempre presente, l’animale partito da antagonista si rivela un’ importante guida e figura amica per Mahito quasi a ricordare una parte in lotta del giovane, forse quella parte che quel lutto non lo ha mai voluto affrontare.

Mahito capisce qual’è il suo posto nel mondo reale e lo accetta, porta sana e salva fuori dalla torre zia Natsuko e dice addio a Himi, la coraggiosa ragazza destinata ad essere sua madre e quindi il suo stesso futuro e passato, ” addio amico mio” dice anche l’ airone, metafora forse a quella parte di se stesso che il giovane Mahito con coraggio riesce a lasciare andare. La musica di Joe Hisaishi, melanconica e dolce sembra accompagnare questo doloroso percorso di crescita, talvolta con l’utilizzo semplice ed essenziale del pianoforte.

Una storia di formazione, dolore e amore che ha richiesto ad Hayao Miyazaki un lavoro di ben otto anni di produzione, essendo le animazioni dello studio Ghibli interamente realizzate a mano e poi convertite in formato digitale. A riguardo la scena iniziale dell’incendio è qualcosa di potente e perfetto nello stesso momento, che non può che lasciare lo spettatore coinvolto così come il mondo immaginario della torre con le sue creature magiche.

Nei suoi 124 minuti Miyazaky ci conduce in un immaginario fatto di animazioni surreali e assurdi personaggi, non perdendo di vista la profonda connessione con l’ambiente e gli animali a rimando del suo film Principessa Mononoke del 1997. Altro riferimento anche il precedente La città incantata del 2003, dove oltre all’atmosfera magica e onirica e predominante l’evoluzione dei suoi personaggi.

Mahito parte da un dolore, un lutto in cui rischia di rimanere imprigionato, una fuga della realtà e l’unica soluzione per affrontare i suoi demoni; ed è forse questo che accomuna il protagonista con quello che può provare lo stesso Miyazaki nella creazione dei suoi film: come Mahito anche il regista è in lotta con il lasciare (forse) andare qualcosa, il suo mondo dell’immaginario in questo caso.

Il ragazzo e l’airone.

Alla ormai veneranda età di 82 anni e dopo aver annunciato più volte e mai rispettato il suo ritiro dal mondo del cinema (l’ultimo annunciato nel 2013 con il film Si alza il vento ) viene da chiedersi se mai un eventuale e contrastato ritiro avverrà. Ad oggi è un pò difficile crederlo, pare infatti che Miyazaki si sia già messo all’opera per un altro progetto, se così fosse non potremmo solo che esserne lieti. Perché Hayao Miyazaki colpisce ancora e probabilmente i primi a non poter rinunciare ai suoi film siamo noi.

Il ragazzo e l’airone – Regia, soggetto e sceneggiattura di Hayao Miyazaki – Con Sōma Santoki, Takuya Kimura, Yoshino Kimura, Masaki Suda, Kò Shibasachi, Aimyon, Shoei Hino; Musica di Joe Hisaishi; Art director Yōji Takeshige; Animatore Takeshi Honda; Produttore Toshio Suzuki; Casa di produzione Studio Ghibli, Toho, Studio Poco, Distribuzione Italiana Lucky Red. Foto ed immagine copertina Lucky Red.

Cinema & TV
Davide Tovani

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