di Mario Claudio Cesario

 

Le lunghe peripezie di un farmacista che, come un Davide contro Golia, cerca di combattere l’avidità del capitalismo odierno

Dalle falde della immane lista di titoli di Netflix, come un giovane Ambrogio Fogar, la serie “Il farmacista” del 2020 sale in cima alla top 10. Il suo titolo appare agli abbonati per settimane attraendo anche chi generalmente si tiene alla larga dal mondo medico, soprattutto in questo periodo.

La docuserie, in pieno stile crime, porta lo spettatore curioso a New Orleans, in Louisiana, zona fertile, soprattutto tra gli anni ’80 e ’90, per attività losche legate alla droga. Un farmacista, Dan Schneider, dopo aver perso il figlio con un colpo di pistola, si impegna a cercare il responsabile dell’efferato omicidio e consegnarlo alla polizia. I rappresentanti della giustizia locali, ottengono scarsi risultati e decidono così di archiviare il caso, che ai loro occhi è analogo a tutti gli altri. Il protagonista si improvvisa quindi detective e decide di svolgere indagini per conto suo, con il solo aiuto di un registratore e di un cellulare, tra i primi con videocamera.

Dan è determinato e riesce a scoprire realtà che non solo sono legate a semplici spacciatori di quartiere, ma a un’ampia rete criminale che compromette intere cittadine. Nei mesi successivi, il farmacista riesce a scoprire l’assassino di suo figlio. Caso risolto? Forse parzialmente, perchè in seguito si accorge che molti coetanei del compianto Danny acquistano nel suo negozio dosi spropositate di OxyContin, farmaco oppioide con lento e più potente rilascio di ossicodone, al contrario dell’eroina e della morfina. Tutte prescrizioni firmate dalla stessa dottoressa Jacqueline Clegget, che sembra cieca davanti ai tanti giovani che affollano il suo studio. Nulla scuote la coscienza di questo medico.

Dan si trova dunque davanti una spacciatrice “legale”, autorizzata a somministrare droga “legale”. La nuova missione del farmacista, dunque, è salvare la vita di molti figli di altri all’interno della sua comunità, dichiarando guerra non solo alla dottoressa, che è solita condannare a morte tramite ricette mediche, ma anche al colosso farmaceutico PurDue che, nonostante i necrologi riecheggiassero di giovani morti per overdose di OxyContin, negava la dipendenza dal farmaco.

Questa docuserie crime parte dalla morte del figlio di Dan raccontando la storia tra interviste, filmati e registrazioni inedite, coinvolgendo lo spettatore. Questo rischia di rendere il racconto leggermente monotono, atipico per il genere crime. Tuttavia lo spettatore è ormai affezionato a Dan, gigante buono della Louisiana, caparbio e ingenuamente desideroso di giustizia, che non trova dallo Stato. La scelta dei registi, Jenner Furst e Julia Nason, per le musiche, è stata orientata su toni tristi e nostalgici, proprio per accentuare l’angoscia e l’inquietudine che in quei momenti si trova ad affrontare il protagonista.

Il farmacista” non è solamente una serie crime che racconta fatti di cronaca nera di quegli anni, ma narra la storia di un uomo semplice che da solo, con la sua tenacia, ha voluto insegnare a tutti che il bene vince sempre.

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