di Riccardo Bramante

 

 

Il 2 gennaio 2020 ricorre il centenario della nascita di Isaac Asimov, il padre della fantascienza moderna e il precursore di tante recentissime scoperte dell’attuale mondo cibernetico.

Nato in Russia, a Petrovici, ma trasferitosi già a tre anni con tutta la famiglia negli Stati Uniti, a New York, fin da giovane si appassionò alla fantascienza leggendo le riviste sull’argomento che trovava nel negozio del padre giornalaio fino a scrivere già a 9 anni storie e racconti fantastici e a vedere pubblicato nel 1939 il suo primo romanzo “Naufragio al largo di Vesta” nella allora più diffusa rivista sul genere “Amazing Stories”.

Ma la sua attività non si limita solo alla letteratura in quanto approfondisce le sue conoscenze scientifiche conseguendo nel 1940 la laurea in chimica e nel 1948 il dottorato in biochimica e facendo dell’attività divulgativa di queste scienze il suo primo obiettivo sulle quali scrisse numerosi testi che toccavano anche la fisica e l’astronomia.

Ritorna alla fantascienza nel 1969 con il romanzo “Neanche gli dei” con cui vince il Premio Hugo ed il Premio Nebula che sono i maggiori riconoscimenti dell’epoca per quel settore letterario.

Riprende, poi, i temi già trattati nel “Ciclo dei Robot” e nella celebre “Trilogia della Fondazione” scrivendo “Fondazione e Terra” e “L’orlo della Fondazione” in cui al racconto fantastico si uniscono considerazioni di ordine etico e politico in cui adombra l’idea di un governo mondiale sostenendo testualmente “Lo Stato-nazione è obsoleto: abbiamo bisogno di un governo mondiale federale”, parole​di grande attualità soprattutto oggi anche se poi metteva in guardia dal rischio che un governo mondiale avrebbe potuto trasformarsi in una dittatura autoritaria dominata da una elite tecnocratica.

Da ricordare anche la sua “Antologia del bicentenario” (scritta appunto in occasione della ricorrenza del bicentenario della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America) da cui è stato tratto il film “L’uomo bicentenario” che tanto successo ha tutt’oggi, nonché la serie dei “Vedovi neri”, club di amici che si cimentano nell’investigazione di fatti criminali, dando così origine anche alla sua attività di scrittore di romanzi gialli.

Caratteristica di tutti i romanzi di Asimov è comunque la plausibilità scientifica delle sue storie, sempre basate su dati scientificamente incontrovertibili ed espressi sempre in maniera chiara perché, come soleva dire, scriveva non per vincere un Premio Pulitzer ma per farsi capire. Ma accanto a queste sue doti di chiarezza può dirsi a ragione che Asimov abbia avuto anche profonde capacità di guardare al futuro, immaginando già, oltre ai robot, veicoli a guida autonoma, smartphone e videochiamate fino a prevedere nel suo “Il destino di Marte” del 1952 le passeggiate degli astronauti nello spazio e addirittura gli effetti euforici che queste possono provocare.

Non ci resta, perciò, che attendere l’arrivo di uno dei suoi eroi come Hari Seldon, il padre della Fondazione o un Nolan Trevize che riporti finalmente un poco di serenità sul nostro pianeta Terra.

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