I Virtuosi di Del Gaudio per ricordare Nino Taranto, Villani e Maldacea

In locandina si legge che lo spettacolo in scena, ieri e oggi, al Trianon di Napoli, intitolato Nel nome di Ciccio sia un omaggio a Nino Taranto. Attenzione ai Virtuosi di San Martino sono (questo sì, è vero) musicalmente assai virtuosi, ma sono napoletani: promettono una cosa, e ne fanno un’altra! Passi per la chitarra, ma – siamo sinceri! – una serata d’onore per Nino Taranto, maestro della più classica comicità partenopea, eseguito con violino, flauto e violoncello, sembrerebbe un omaggio assai improbabile. Simili strumenti da concerto da camera, utilizzati da sempre per le opere di Mozart o di Haydn, adattati ai brani di Pisano e Cioffi. Com’è possibile? E per far ridere, perdipiù! «Ma mi facci il piacere», direbbe il Principe.

E invece, Signore e Signori, Mesdames e Messieurs, i Virtuosi di San Martino sono talmente virtuosi che con apparente seriosità e impeccabile professionalità, anche se con una strumentazione da salotto settecentesco, sfiorano l’autentica comicità con percettibile delicatezza, accarezzano con il sorriso il pubblico estasiato, e le macchiette della storica canzone napoletana resuscitano vivissime dall’empireo dei nostri ricordi, dai libri chiusi in biblioteca, ormai impolverati, anzi spolverati di nuova elitaria affascinazione.

L’omaggio a Taranto, in effetti, c’è tutto, ma se di tributi bisogna parlare, allora andrebbero elencati tutti quegli antichi divulgatori del buonumore che portarono Napoli alla ribalta dei teatri di varietà di tutta Italia e anche all’estero: da Nicola Maldacea, a Beniamino Maggio, da Nino Taranto (naturalmente) a Peppino Villani, il mitico interprete di Totonno ‘e Quagliarella; fino all’immenso Totò.

A dar voce e volto alla lunga sequela di macchiette è Roberto Del Gaudio che con sommessa ironia e contenuto aplomb, riesce con grande abilità a seguire e a guidare l’accompagnamento musicale, a infilare le battute in una sospensione musicale o a lasciarsi spegnere da un suono inaspettato. Non diremo mai quale!

Soffusamente e con signorile nonchalance scioglie la lingua in ardite rime in azzo, come starnazzo, paonazzo, sollazzo; sarà poi una pausa o una sospensione musicale a far pensar male qualcuno del pubblico. Lui non dice mai nulla che possa arrecare imbarazzo, oibò!

La carrellata comincia naturalmente con Ciccio Formaggio (mitica macchietta a cui Taranto diede vita e lustro sin dal 1940, quando l’impareggiabile duo Pisano-Cioffi scrisse la canzone proprio per esaltare la sua comicità), ma non il solito personaggio allegro e giocoso con la paglietta sbeccata, piuttosto un brav’uomo molto realistico: assai dimesso, rassegnato ai continui maltrattamenti che subisce dalla donna amata in grado di ridurlo al silenzio. Nel Ciccio di Del Gaudio c’è una soffusa polemica con quel presente estremamente femminilizzato in cui molti uomini accettano di farsi crocefiggere pur di non essere accusati di violenze inesistenti.

Le macchiette proseguono senza tregua sempre accompagnate dai soliti virtuosi: Federico Odling (che ha elaborato anche le musiche), Vittorio Ricciardi, Antonio Gambardella e Vito Palazzo. Il quartetto, non solo sostiene Del Gaudio nel generoso revival, ma «approfitta spudoratamente» dei propri virtuosismi per adulare, sfottere e far inciampare la macchietta di turno.

Probabilmente oggi non tutti sanno cosa sia la macchietta, quel che ha rappresentato nel panorama del teatro di varietà. Tra gli ultimi anni dell’800 e il primissimo ‘900, l’avanspettacolo trovò il suo punto di forza nel macchiettista. Costui non era più una maschera della tradizione della commedia dell’arte, e neppure un vero comico dalla battuta sparata in serie (come oggi lo sono alcuni comici televisivi), ma era un attore che interpretava un personaggio rubato all’ambiente cittadino, e riproposto in forma caricaturale, i cui difetti e debolezze venivano esagerate dalla maestria della recitazione e sottolineate dalle cadenze musicali di un’orchestra che rispondeva e provocava il protagonista a suon di sberleffi, ai quali spesso si univano quelli più taglienti del pubblico. Il quale, dalle reazioni dell’attore, emetteva insindacabile giudizio sulla sopravvivenza o sull’immediata bocciatura dell’interprete.

Oggi il pubblico teatrale non è più così determinante sulle sorti di certi artisti da palcoscenico, ma l’esibizione di Del Gaudio e dei Virtuosi meriterebbe, anche per quei severi spettatori del passato, certamente una promozione in ribalta.

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Nel nome di Ciccio (omaggio a Nino Taranto) con «I virtuosi di San Martino»: Roberto Del Gaudio (voce), Federico Odling (violoncello), Vittorio Ricciardi (flauto), Antonio Gambardella (violino), Vito Palazzo (chitarra). Drammaturgia Roberto Del Gaudio; elaborazioni musicali Federico Odling. Teatro Trianon (Napoli), fino al 21 gennaio.

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Leonardo Campara

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