di Paola Tiriticco

 

Il 19 gennaio saranno 20 anni dalla morte di Bettino Craxi.

Ed è proprio in questi giorni che è uscito il film di Gianni Amelio “Hammamet”, che non è la ricostruzione storica di un periodo che ha cambiato l’Italia e la sua classe politica né la descrizione della fine della prima repubblica.

E’ un film sui tormenti di un uomo e su un grande attore: Bettino Craxi negli ultimi mesi della sua vita e Pierfrancesco Favino.

Basterebbero queste due cose per descrivere il film, perché questa è la sua essenza.

Sia il regista, Gianni Amelio che Pierfrancesco Favino hanno dichiarato nelle interviste che non di politica o di giustizia volevano trattare ma della vicenda umana.

E ci sono riusciti grazie alla grande interpretazione di Favino, somigliante fin nei minimi dettagli al leader socialista, grazie allo straordinario lavoro di trucco di Andrea Leanza e Federica Castelli. Un anno di lavoro preparatorio e cinque ore e mezzo al giorno che, ha dichiarato Favino: “sono diventate una fase di trasformazione anche interiore, un rituale che si ricreava ogni giorno”.

Una magistrale interpretazione dell’attore che ne rende i gesti, la voce e quel suo essere sconfitto ma tracotante, umiliato ma arrogante.

Nel film nessuno è chiamato con il suo vero nome quasi a voler allontanare la storia politica dalla storia di un uomo. Troviamo la figlia amorevole, Anita, vicino a lui fino all’ultimo, il figlio che non è mai all’altezza di tanto padre, l’amante che lo raggiunge ad Hammamet o l’ospite importante che forse è Fanfani o forse Cossiga, ma che disegna sicuramente uno dei momenti più belli del film con il duetto tra Favino e Renato Carpentieri, certamente due grandi interpreti.

La nostalgia di Milano pervade tutto il film ma non viene mai nominata, quel mondo che Craxi ha creato, nutrito e che ora lo ha rinnegato sembra una quinta teatrale, uno sfondo di fronte ad una Tunisia accecante ed ad una villa che reggia non è.

Un film impreziosito anche dalla bella fotografia di Luan Amelio Ujkaj e dalle musiche di Nicola Piovani che quasi commuove con la sua versione destrutturata dell’Internazionale; un cast di primo livello, che comprende Livia Rossi, Luca Filippi, Silvia Cohen, Giuseppe Cederna, Renato Carpentieri, Claudia Gerini, il rimpianto Omero Antonutti, Alberto Paradossi, sulle linee disegnate dalla sceneggiatura dello stesso Amelio e di Alberto Taraglio.

Un’opera che ha momenti intensi, corali ed intimi ma anche momenti non troppo credibili nella costruzione della storia, in alcuni dialoghi o nel personaggio inventato di Fausto che nulla aggiunge al racconto. 

Insomma, un film sicuramente da vedere e sul quale già si sono rovesciate interviste, critiche e serate televisive, quasi avesse riportato in vita vicende di un mondo ancora vivo, i cui protagonisti hanno ancora molto da dire.

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