di Maria Ester Campese

 

La forma del libro nella nostra epoca è ben chiara e normalmente è rettangolare seppur declinata in svariate dimensioni. Tra i più piccoli, ritroviamo spesso il formato 12×18 cm, sono i famosi tascabili.

La piccola dimensione in realtà non è una novità, tanto quanto lo fu il raro formato apparso nel tardo Medioevo. Attorno al 1480 fu infatti introdotto un libro dalla forma particolare: quella rotonda. Qualcosa che già allora era raro, e i pochi esemplari erano piccoli, costosi gioielli dalle dimensioni insolite.  

Per contestualizzare il periodo, il Basso Medioevo è una delle quattro epoche, a cavallo del 1300/1500, che convenzionalmente suddivide il passato dell’Europa nella storiografia moderna.

Quest’epoca fu contrassegnata da una rifioritura di interessi commerciali, specie dopo la peste del XIV secolo: una pandemia generatasi in Asia centrale settentrionale, diffusasi poi in Europa dando origine alla cosiddetta seconda pandemia di peste. Alla ripresa, una spinta particolare fu impressa proprio alla cultura ed al “sapere” tramandato per iscritto.

Precedentemente al Medioevo, come supporto dei manoscritti venivano utilizzati i rotoli, per la maggior parte di carta di papiro ma anche in pergamena. Con il medioevo la forma dei rotoli fu sostituita da quella che ancor oggi viene usata per i libri moderni, ovvero quella rettangolare. Per un certo periodo i due formati coesistettero, con un successivo, totale superamento dei rotoli.

Torniamo quindi ai nostri libri rotondi di piccolo formato. Erano perlopiù testi di devozione popolare cristiana, trasportabili per il loro minuscolo ingombro: basti pensare che alcuni di essi misuravano appena 9 cm. Scrigni di preziosa bellezza,realizzati su fogli di pergamena, pur miniaturizzati questi libri superavano solitamente le 250 pagine. Il dorso era rilegato in pelle e decorato in oro mentre i bordi, anch’essi dorati, erano talora decorati con fregi.

Misurando appena pochi centimetri, per essere detti dovevano essere tenuti assieme attraverso l’utilizzo di tre fermagli, sui quali spesso venivano incisi monogrammi gotici.

Tra i pochissimi esemplari di antichi codici miniati ritrovati vi è il Codex Rotundus, un libro di preghiere realizzato in tarda età medievale attualmente custodito in Germania presso la Biblioteca della Cattedrale di Hildesheim. Scritto in latino e in francese, il testo consta di 266 pagine e contiene 30 dipinti riferiti a scene religiose. Dalle iscrizioni poste sulla chiusura metallica si è potuto risalire al suo antico possessore: Adolf von Kleve conte di Mark, vissuto tra il 1425 ed il 1492.

Un altro rarissimo esemplare di codice miniato è stato realizzato sempre in Germania post Medioevo, nel 1590. Questo libro non ha graffe e si apre alla metà sfruttando la larghezza intera delle due mezze pagine. Fu donato al fondatore dell’Università di Würzburg, il Vescovo Julius Echter von Mespelbrunn, e attualmente è conservato presso la Biblioteca Universitaria di Würzburg in Baviera.

Un terzo esemplare di libro rotondo rinvenuto misura 14 centimetri di diametro e 15 mm di spessore. La particolarità di questo libricino è che presenta solo due graffe, sfruttando, per la lettura, la larghezza intera delle due mezze pagine. L’interno, preziosissimo, contiene dipinti miniaturizzati di eccellente fattura.

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