di Sara Formisano

 

Fra le molte proposte letterarie di La nave di Teseo una delle più interessanti nel catalogo è sicuramente Giorgio Strehler. Il ragazzo di Trieste di Cristina Battocletti, biografia di uno dei massimi registi teatrali che ha portato in scena con rispetto ma anche con grande personalità registica autori internazionali del calibro di Luigi Pirandello e Bertolt Brecht riuscendo sempre a dare una nota personale a ogni lavoro.
Citare questo autore in Italia significa citare un pezzo di storia in generale e non solo teatrale e italiana ma anche un pezzo di storia del mondo. Questo perché non vi è luogo in cui se si cita Giorgio Strehler il nome non rimandi alla magia del teatro. Strehler si può considerare un monumento teatrale.

Nascendo nei primi del Novecento, più precisamene a Trieste, il 14 agosto 1921, Strehler ha percorso alcune delle tappe fondamentali del Novecento. Leggere questa biografia è dunque un viaggio nella storia del nostro Paese e nella storia del Teatro internazionale. Si tratta di un piacevole viaggio nel tempo che può essere didattico per chi non conosce la storia del teatro, un ripasso utile per chi invece si occupa della materia o semplicemente ne è appassionato.

Si tratta, infatti, di un libro completo che può rivolgersi a più livelli ad un pubblico ampio, con una scrittura scorrevole che rende comprensibile ogni aneddoto, riferimento storico o culturale che sia.

Strehler è stato uno dei più grandi registi del Novecento, fondatore del Piccolo Teatro di Milano assieme a Paolo Grassi nell’immediato dopoguerra. Ciò che colpisce del personaggio e che l’autrice ha saputo raccontare tanto da renderla presente in tutta l’opera è il fuoco della passione che ardeva nella persona di Strehler. Il suo per il teatro è stato un amore cresciuto nel tempo fin da piccolo e che dopo non lo ha più lasciato. Il carattere sanguigno di Streheler è ciò che viene fuori fin da subito, è ciò che lo accompagna nella vita dandogli quella forza d’animo capace di affrontare la guerra, prima come servitore della Patria, poi come partigiano allo stesso modo in cui affrontava uno spettacolo, con la stessa energia.
Dalla narrazione di Battocletti si comprende quanto Streheler mettesse nel lavoro: sudore, lacrime e sangue, tanto da essere definito “tutto teatro” da una delle sue storiche compagne, Ornella Vanoni.

Passione, vita, stupore sono le caratteristiche della persona che abbiamo davanti, un uomo la cui vita all’inizio fu segnata da molti lutti ma che non ha mai perso la voglia di fare e la passione per la cultura.
Dopo la guerra lui e pochi altri portarono avanti l’idea di teatro che fosse davvero per tutti, accessibile sia nel prezzo che nella proposta, un teatro insomma che non creasse troppa distanza con il pubblico.
Un tema, questo, molto attuale di cui si discute ancora, il problema della distanza con il pubblico sembra non essere ancora superato e Strehler fu tra quegli autori che teneva molto all’intrattenimento dello spettatore nel senso più puro.
Egli desiderava vivere e far vivere la stessa magia che lo aveva folgorato, proprio come un colpo di fulmine quando era bambino in un teatro di Venezia.

La sua stessa vita si potrebbe definire come quella di un romanzo, di madre slovena, padre tedesco, nonni franco-balcanici, parlava quattro lingue e fu un europeista ante-litteram. Partigiano, laico, illuminista, lo ricordiamo nei libri di storia del teatro per aver rinnovato il modo di fare regia, cambiando veste alle opere di Goldoni, fra gli altri.

Tornando al grande del teatro epico (parallelo e assai differente dal teatro di Stanislavskij, basato sull’immedesimazione dell’attore nel personaggio) di Bertolt Brecht, dobbiamo proprio a Giorgio Strehler la conoscenza in Italia dell’autore di L’anima buona del Sezuan, L’Opera da tre soldi e Madre Coraggio e i suoi figli. L’autore tedesco lo designò unico erede per la messa in scena dei suoi testi in Italia.

Cristina Battocletti dunque ci prende per mano con delicatezza e ci racconta l’uomo e la leggenda, le luci e le ombre di un’icona che ha fatto scuola, dal palcoscenico alle battaglie politiche. Il racconto riporta inoltre le testimonianze inedite di chi lo ha conosciuto, frequentato e amato, da Riccardo Muti a Ornella Vanoni, da Massimo Ranieri a Ottavia Piccolo, da Paolo Rossi a Milva.

Ancora oggi se dici la parola regista teatrale in Italia Strehler è IL regista per antonomasia e tutti noi appassionati di teatro dobbiamo molto a questo autore, così come dobbiamo molto all’autrice del libro che ha saputo riassumere tanta vita e tanti personaggi in un’opera davvero necessaria, didattica e di piacevole lettura.

Condividi su: