di Roberto Berlini


Domenica 7 Novembre al Boogie Club di Roma è andato in scena uno spettacolo di teatro-canzone dal titolo Oddio come siamo libere, un progetto di Marzia Ercolani e Valentina Cardinali. Il concerto propone monologhi e canzoni del repertorio di Giorgio Gaber e del suo coautore Sandro Luporini.

Al Boogie Club oltre a mangiare bene si può assistere a concerti molto interessanti e questo grazie all’illuminata direzione artistica di Gabriele Buonasorte che ha coinvolto Marzia Ercolani nel portare sul palcoscenico del locale numerosi spettacoli dedicati al teatro-canzone. È nato così un ricco cartellone dal titolo Diciamolo: teatro canzone e tutto il resto.

Primo appuntamento di questa rassegna è stato lo spettacolo Oddio come siamo libere, che nasce da una drammaturgia costruita a quattro mani da Marzia Ercolani e Valentina Cardinali sui testi del cantautore Giorgio Gaber e del suo coautore Sandro Luporini. In scena Marzia è stata affiancata da Valentina che si è occupata delle musiche sia come cantante che come pianista. Valentina è una fine conoscitrice di Gaber e questo trapela dallo spettacolo, grazie alla dimestichezza e l’intelligenza che ha dimostrato nell’interpretare il repertorio del grande artista. Dettaglio interessante da ricordare è che la musicista ha concluso il suo percorso di studi con una tesi proprio su Gaber; è lodevole che abbia avuto la possibilità e la capacità di portare questo suo lavoro su un palcoscenico.

Lo spettacolo è iniziato con Valentina Cardinali al pianoforte e il successivo ingresso di Marzia Ercolani, con indosso una canottiera, intimo e bombetta. Le canzoni proposte erano intervallate da monologhi interpretati da Marzia Ercolani. Si è iniziato con “Pressione bassa” seguito da “Lo shampoo”. Ad ogni canzone e monologo Marzia si vestiva di un capo d’abbigliamento. Con “Far finta di essere sani” e “Un’idea” l’artista aggiungeva i pantaloni e poi la giacca. In questa dinamica è stata indovinata la canzone “Eva non era ancora nata” con il suo celebre verso “Come son giusti gli uomini coi loro indumenti maschili, con le loro camicie, le loro scarpe…”. Sono seguite le canzoni “Un’emozione”, “Quando sarò capace di amare” ed è poi spuntato un megafono e un fiocco tricolore alla canzone “Io non mi sento italiano”. Ha concluso lo spettacolo Valentina Cardinali cantando a cappella la canzone “Non arrossire”.

Questo progetto al femminile ha attraversato le canzoni di Giorgio Gaber proponendo un compendio del ricco repertorio del cantautore, presentando al pubblico sia i suoi brani più celebri che quelli meno conosciuti. Marzia, vestendosi di un suo personaggio, ha saputo interpretare il “Signor G” in maniera tutta sua, non trasformando il concerto in una mera parodia: un cliché in cui è facile cadere con un personaggio così caratterizzato come Gaber. Ritengo sia stata proprio questa mancata banalità ad aver reso così interessante questo spettacolo. Tolta la maschera della banalità si è potuta cogliere tutta l’attualità del messaggio delle canzoni: dall’eternità dei sentimenti ai tormenti e agli interrogativi che a distanza di tempo sentiamo ancora nostri e attualissimi.

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