Frank Zappa: una vita alla ricerca della libertà

Dall’11 luglio Nexo offre ai suoi abbonati la visione di Zappa, documentario sulla vita del musicista nemico del politicamente corretto, diretto da Alex Winter. Il regista è riuscito ad ottenere dalla famiglia Zappa la possibilità di esaminare e rimaneggiare materiali inediti provenienti dal caveau dell’artista, finora precluso al pubblico.

Il coacervo di materiali è la chiave di tutta l’opera: se la narrazione si limita a raccontare la vita di Zappa dai ricordi d’infanzia all’ultimo concerto documentato, il grande pregio del film è però il montaggio dei diversi contributi e lo stile con cui essi vengono rielaborati dal regista. Alex Winter si serve di materiali eterogenei tra cui filmini familiari, video di concerti, interviste televisive e partecipazioni attive di amici e parenti di Zappa alla realizzazione stessa del documentario; ma il suo talento risiede nella meticolosità con cui ogni singolo ricordo viene esaminato e inserito in un contesto più ampio che restituisce un’immagine fedele del musicista senza mai tradire la sua autenticità.

Come lo ha definito la sua ex collaboratrice Ruth Underwood, Zappa era un coacervo di contraddizioni coerente con le sue stesse contraddizioni e allo stesso modo il regista pensa la sua opera. La colonna sonora e il montaggio delle immagini seguono una logica del tutto incomprensibile se non si compie lo sforzo di inquadrarle nello specifico contesto narrativo in cui vengono deliberatamente inserite: un semplice passaggio da una lineare alternanza di immagini accompagnate da una musica classica e leggera, ad una sequela di immagini forti, crude con un accompagnamento musicale psichedelico segna il passaggio dalla narrazione di Zappa bambino a quella di Zappa adolescente. Stile narrativo e accorgimenti tecnici finiscono per rincorrersi in un gioco di somiglianze-contrasti che dona al documentario una natura originale e virtuosistica, così come il soggetto esaminato.

Il film si apre con il video inedito dell’ultimo concerto di Zappa in Cecoslovacchia per poi operare un ritorno alle origini ed indagare sul contesto sociale e familiare che ha formato l’artista. Primogenito di una famiglia molto povera, scopre la musica solo in adolescenza grazie all’amicizia con Don Van Vliet, in arte Captain Beefheart, che lo inizia all’R&B anche se già in precedenza era stato affascinato dall’arte di Edgar Varese, dai più definita evil and vile. Le sue passioni lo rendono dunque un emarginato anche se ad oggi potrebbero essere reinterpretate come germe primario di quell’apertura mentale che ha fatto di lui il compositore anticonformista per antonomasia.

Non a caso nel 1956 fonda la sua prima band, i The Blackouts, formata da musicisti di diverse etnie, elemento dirompente negli anni ‘50, al punto da valergli la nomea di minaccia al decoro della comunità. Il successo però non tarda ad arrivare e negli anni ’60 fonda i The Mothers of Invention con i quali sperimenta la commistione di tutti quei generi che nel corso della vita lo avevano affascinato e legato per sempre al mondo della musica: progressive rock, jazz, blues, rock demenziale e persino la musica classica.

È questo il periodo più florido della sua carriera, soprattutto dal punto di vista del rapporto con il pubblico: nonostante le sue stranezze e un carattere in apparenza freddo e scontroso, Zappa era amato dal suo pubblico che riconosceva di essere in presenza di un genio musicale. Ma come spesso accade, è proprio quando si sfiora la cima che si cade nel baratro più profondo: nel 1971, durante un’esibizione al Rainbow Theatre di Londra, è vittima di un’aggressione che lo costringerà sulla sedia a rotelle per nove mesi. L’evento traumatico, anziché risultare un limite al suo estro artistico, diventa agente propulsore di un nuovo lato del compositore: attraverso l’amicizia con Bruce Bickford, infatti, scopre l’animazione in stop-motion, un ulteriore mezzo per esprimere se stesso, le sue emozioni e i sentimenti che desidera condividere con il mondo.

Ciò che fa di Zappa un artista completo e un genio assoluto nel suo genere è l’umanità: i numerosi contributi dei suoi collaboratori all’interno del docu-film concordano nel ritenere Zappa un uomo complesso, dalle mille sfaccettature, difficile da penetrare, eppure un anima buona, desiderosa di aprirsi con il mondo e condividere ansie e paure, ma anche coraggio e libertà. Libertà. Con questo termine può essere riassunta l’ultima parte della sua vita in cui si dedica a due progetti: difendere l’industria musicale dalla censura in nome della libertà di parola e sostenere la Cecoslovacchia invasa dalle truppe russe. Nel primo caso riuscirà ad ottenere un’attenuazione delle pressioni censorie sui testi musicali statunitensi, diritto ancora oggi tutelato; nel secondo caso invece verrà eletto “rappresentante culturale della Cecoslovacchia per gli USA”.

Il docu-film si presta ad essere un prodotto valido tanto per i fan del compositore quanto per i veri studiosi interessati alla sua arte; i materiali inediti, infatti, non hanno solo scopo informativo ma costituiscono anche un analisi del contesto storico e culturale in cui l’artista si inserisce. Tutto ciò permette ad Alex Winter di mostrare Zappa nelle sue forme essenziali, senza orpelli decorativi o giudizi personali: allo spettatore viene dunque offerta la possibilità di ricordare e giudicare Frank Zappa con la stessa libertà che l’artista nella sua vita ha sempre spronato a perseguire.