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Frammenti di vita dentro una valigia rossa

Syria in “Perché non canti più”: al Teatro De’ Servi un tributo intenso e vitale a Gabriella Ferri

Che una vita possa stare tutta dentro una valigia è, naturalmente, impossibile. L’esistenza è fatta di una molteplicità innumerevole di istanti, di pensieri che sfuggono come polvere al vento, di emozioni che si accendono e si spengono troppo in fretta per essere trattenute. Forse non basterebbe una valigia, ma un treno intero, con tanti vagoni quanti sono i respiri di una vita. Eppure una valigia rossa può custodirne i frammenti: ricordi, parole, note, disegni, tracce di un’intimità che non può essere davvero raccontata, perché troppo grande, troppo profonda, troppo personale.

Da questo incanto di vita nasce Perché non canti più, lo spettacolo che è stato in scena al Teatro De’ Servi di Roma, ideato e diretto da Pino Strabioli, prende avvio proprio da una valigia: quella che raccoglie i frammenti di vita e di anima appartenuti a Gabriella Ferri. Un’eredità emotiva potente, anche dolorosa, difficile da sostenere da soli. Ed è qui che entra in gioco Cecilia Syria Cipressi, chiamata a dare voce e corpo a quei ricordi, non per imitare, ma per reinterpretare.

Accompagnata alla chitarra da Massimo Germini, Syria intreccia i pensieri di Gabriella Ferri alle sue canzoni più celebri, costruendo un racconto che è insieme biografico, musicale e teatrale. Il risultato non è un’operazione nostalgica, ma un atto vivo, pulsante, capace di parlare anche a chi Gabriella Ferri non l’ha conosciuta direttamente. Syria restituisce l’essenza di quell’universo umano e artistico con una voce profonda, un’energia esplosiva e una gioia contagiosa, mantenendo sempre una cifra personale, lontana da qualsiasi tentazione imitativa.

Uno degli elementi più forti dello spettacolo è il rapporto diretto con il pubblico. Syria rompe spesso la cosiddetta “quarta parete”, scendendo anche in platea, cercando lo sguardo degli spettatori, coinvolgendoli nel racconto. Un gesto che per alcuni può risultare spiazzante, quasi imbarazzante: quando si è abituati a considerare il palcoscenico come uno spazio separato, protetto da una parete invisibile, l’incontro diretto può destabilizzare. Ma è proprio in questo scarto che lo spettacolo trova una delle sue verità più profonde: non esiste teatro senza pubblico, non esiste racconto senza ascolto condiviso.

Ciò che rende l’interpretazione di Syria particolarmente incisiva non è solo la qualità vocale, ma la sua spiccata teatralità. In scena è cantante e attrice insieme, capace di modulare emozioni, tempi, silenzi. Colpiscono la sua energia, il sorriso aperto, la passione che attraversa lo sguardo e si trasmette alla sala con naturalezza. Ogni gesto sembra nascere da un’urgenza autentica, mai esibita.

Tra racconti e aneddoti, emerge con forza ed ironia quello dell’incontro tra Gabriella Ferri e Anna Magnani. A Roma si diceva che Gabriella fosse “la Magnani che cantava”. L’attrice, incuriosita, una sera si mescola al pubblico per andare a vedere con i propri occhi e ascoltare con le proprie orecchie, chi fosse questa cantante tanto evocata. A fine spettacolo, Gabriella le chiede un parere. La risposta della Magnani, chiusa nel suo cappotto, è secca e memorabile: «Se po’ ffà». Due icone romane che si sfiorano, due frammenti di una Roma artistica che continua a parlarci.

Significativo anche il dettaglio della grande giacca indossata da Syria, con un grande cuore rosso   stampato sulla schiena. Un’immagine che si collega a un insegnamento del teatro orientale, secondo cui l’attore deve avere il cuore dietro la schiena, perché con gli occhi guarda avanti, ma per percepire ciò che accade alle spalle deve sentire, ascoltare, affidarsi al cuore. È una metafora potente del lavoro attoriale, della capacità di captare le emozioni più sottili, anche quelle invisibili. I grandi artisti sanno come fare.

Diretta con sensibilità e passione da Pino Strabioli, Syria dimostra di saper abitare questo spazio complesso con generosità e rigore. Perché non canti più non è solo un omaggio a Gabriella Ferri, ma un atto d’amore verso il teatro, la memoria, la musica, un modo per ricordarci che alcune voci non smettono mai davvero di cantare: continuano a farlo ogni volta che qualcuno ha il coraggio e l’onestà di rimetterne insieme i frammenti.

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Perché non canti più – Ideato e diretto da Pino Strabioli e Cecilia Syria Cipressi – Con Syria e Massimo Germini alla chitarra – con la supervisione di Seva Borzak Jr- Alt Academy Produzioni – Teatro de’ Servi di Roma – dal 28 gennaio al 1 febbraio 2026

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