FINO ALLE STELLE alla Cometa: La recensione

 

di Laura Dotta Rosso

 

Desideriamo raggiungere le stelle, il sogno, fare della nostra passione un lavoro, andare via dalla nostra città e immergerci nell’ignoto. Due persone: un uomo e una donna, due siciliani, Tonino e Maria. Un incontro casuale, quello in una piazza, tra una canzone, una chitarra e molte parole che formeranno frasi, discorsi, interrogativi, dubbi e voglia di partire. Basteranno dei soldi rubati al padre, per dare la spinta giusta ai due giovani, per partire verso Roma. Un viaggio ambientato negli anni cinquanta, anni del dopoguerra, nei quali era tornata la speranza e le ambizioni non sembravano chimere, perchè “mica ti cade dal cielo la felicità…quella te la devi conquistare”. I due protagonisti raccontano lo stivale, rivelano modi di fare o dire delle regioni italiane, cambiano accenti, adattano il corpo, la voce, il tono, alleggeriscono le difficoltà provate con canzoni, balli, facendo le percussioni con il baule di legno che trasporta gli strumenti, usando la voglia di vivere e andare sempre avanti, promettendosi di non fare mai nulla da soli e non dividersi mai. Ironizzando, giocando, plasmando le loro menti, riusciranno a cogliere il meglio e il peggio della nostra penisola, senza essere superficiali e sviluppando la creatività e l’arte che contraddistingue il nostro popolo.

A Roma si toccherà la magia, una banale giacca con un cappello, diventeranno un elegante opportunità per sviluppare un dialogo con Spartaco, giovane ragazzo romano che immediatamente il pubblico, seppur inesistente, riuscirà a visualizzare senza fatica. Nello spettacolo “Fino alle stelle “ in scena al Teatro della Cometa dal 4 al 15 dicembre si riscontrano luoghi comuni che, però, non risultano mediocri o banali.Tutti gli aspetti vengono analizzati con comicità emulsionata a tanta professionalità. Agnese Fallongo e Tiziano Caputo, autori e interpreti, costruiscono una storia normale, semplice, una narrazione che, sommariamente, se non fatta in maniera egregia potrebbe apparire scontata; questo non avviene perchè i due attori hanno chiari gli obiettivi da raggiungere, sono consapevoli delle loro capacità e riescono a portare con leggerezza lo spettatore a visualizzare una storia ben consolidata. Questo spettacolo è l’esempio che non serve raccontare cose nuove ma è il modo di accostarsi alla storia con spontaneità e credibilità che fa la differenza.

Basta un cambio di cappello, una gonna vestita diversamente a mutare il personaggio e renderlo concreto sul palcoscenico. La regia di Raffaele Latagliata è comunicativa, stimolante e di impatto. Tonino a Maria arriveranno in America, arriveranno fino alle stelle, ambiziosi, volenterosi e impazienti di cambiare le loro vite. Il palcoscenico sarà diverso, il cabaret sarà visto da impresari americani, vogliosi di speculare sul talento italiano. Guarderanno il cielo, quello che tutti dovremo fare più spesso, per renderci conto che le stelle più belle, sono sopra le nostre teste. Cambiando stili di canzoni, cambiando regioni, cambiando nazioni, cambiando dialetti, l’unico linguaggio universale rimane sempre la sincera opportunità di raccontarsi con un modo di esprimersi onesto: la buona recitazione.

 

Il giudizio di quartapareterorma.it: DA VEDERE