27 Gennaio @ 21:00 – 1 Febbraio @ 17:30 CET
In occasione della Giornata della Memoria, il Teatro Nazionale di Genova presenta una produzione in prima nazionale scegliendo un testo di Caryl Churchill, nella traduzione di Masolino d’Amico che, dal 2009, sta avendo molta risonanza internazionale per la sua scrittura essenziale, potente e simbolica.
Carlo Orlando – che frequenta da molte stagioni il teatro di Genova con cui collabora in special modo ai progetti speciali e alle attività pedagogiche della scuola di recitazione “Mariangela Melato” – cura la regia ed è anche interprete, condividendo la scena con cinque attrici e attori.
Caryll Churchill – autrice rigorosa e attenta che, dal suo esordio affonda nelle pieghe del presente dosando toni asciutti ed evocazioni simboliche – è tra i grandi nomi della drammaturgia internazionale,
considerata la più importante drammaturga inglese vivente. Ha scritto Sette bambine ebree nel 2009, all’indomani della brutale operazione militare Piombo fuso, condotta dall’esercito israeliano a Gaza, che portò alla morte di oltre 1400 persone. A quasi venti anni nulla sembra essere cambiato e il testo assume tutti i connotati di una folgorante opera di denuncia. Infatti, nella sua icastica brevità (poche pagine) si rivela, come pochi altri lavori di drammaturgia contemporanea a tema storico, aspro e feroce. Una narrazione tagliente, potente e inesorabile che ripercorre quasi cento anni di storia ed evoca, a tratti, la grande tragedia greca.
La struttura di Sette Bambine Ebree prevede sette quadri, per altrettanti discorsi che attraversano il corso della storia, prendendo le mosse proprio dal doloroso ricordo della Shoah, fino alla nascita dello Stato di Israele, dalla Guerra dei sei giorni fino ad oggi. Ma, quadro dopo quadro, come in un lungo poema epico, che mescola disperazione e pietà, sogno e realtà, violenza e tenerezza, questa opera svela le contraddizioni assolute e dolenti dapprima del popolo ebraico poi dello stato di Israele: un’opera fortemente empatica, ma anche di denuncia.
Proprio come Eschilo volle dare voce agli sconfitti Persiani, svelando il pensiero e il dolore dell’Altro, qui Caryll Churchill non esita a chiamare in causa un coro sconosciuto, semplice e popolare, che evoca conflitti e violenze, sogni e disillusioni, paure e follie, bellezze e orrori, colpe e responsabilità. Churchill non arretra di fronte a quanto accaduto nel passato recente di Israele e richiama il principio di responsabilità che tutti, nessuno escluso, devono assumersi. La speranza, forse, è in quelle bambine, testimoni inconsapevoli, da proteggere e amare, da far crescere nella pace e in libertà.
«Nel testo rivive con sintesi folgorante tutta la tragedia del popolo ebraico, messa di fronte all’altra orribile tragedia che si svolge sotto i nostri occhi, in diretta televisiva o streaming: il genocidio del popolo palestinese» – dichiara Carlo Orlando – «L’attualità diventa storia, la storia diventa un mito».
In scena un gruppo di sei attrici e attori di varie generazione della scuola genovese (Eva Cambiale, Paolo Li Volsi, Caterina Tieghi, Elisa Carucci, Pietro Desimio e lo stesso Carlo Orlando ) si muove seguendo una precisa partitura coreografica ideata da Claudia Monti; le musiche dal vivo a cura di Alessandra Ravizzaaccompagnano e caratterizzano i vari quadri: la compositrice ha creato una sorta di soundtrack in cinque movimenti, attingendo da sonorità e brani che spaziano tra i canti hiddish, ninna nanne, la tradizione palestinese, i beat e i campionamenti dell’elettronica, il folclore arabo e la canzone pop; scene e costumi portano la firma di Laura Benzi.
Carlo Orlando non ha voluto portare in scena dei “personaggi”: «Il testo – spiega – è il canto di un coro, una famiglia che diventa clan e popolo e che si rivolge a una piccola bambina che non compare mai. Un coro che è specchio di una coscienza lacerata, dove voci violente e spietate si alternano a disperate grida d’aiuto. Un coro che è specchio della nostra coscienza, testimone di un orrore che è incapace di arrestare».
Note
«È in nome della responsabilità, non della colpa – ha scritto Michela Murgia – se ogni anno celebriamo la Giornata della Memoria delle vittime del nazismo (…) abbiamo capito tutti che occorre lottare quotidianamente contro i focolai del razzismo che ancora permangono nella nostra società…».
Proprio per ribadire la necessaria responsabilità individuale e collettiva, un teatro pubblico quale il Teatro Nazionale di Genova si impegna da sempre nella celebrazione di una giornata cardine dei valori civili e sociali come la “Giornata della Memoria” in omaggio alle vittime della Shoah, l’olocausto di milioni di ebrei perpetrato dalla Nazifascismo.
Come ha dichiarato Davide Livermore, direttore del Teatro Nazionale di Genova: «La mia direzione artistica, da sempre, ha tenuto come cardine fondamentale, il valore della memoria: memoria da rispettare e intendere non come banale “altarino”, ma come fondamento della mia vita e della nostra ricerca teatrale. La memoria è una compagna di viaggio straordinaria. Dunque, il Teatro Nazionale di Genova intende riaffermare, come ogni anno, la necessità di ricordare con pensieri e azioni non solo quanto accaduto negli anni terribili della Seconda Guerra Mondiale, ma tutte le sofferenze, anche recenti, dei popoli vittime della guerra, a partire dall’Olocausto. Così come vogliamo ricordare anche le sofferenze di Rom, Sinti e Camminanti, e di tutte quelle individualità e comunità invise al regime nazista. Il teatro è nato insieme alla democrazia: è il luogo in cui vive la democrazia del dialogo, fondata sullo scambio di idee e sul confronto pacifico con l’Altro da sé. Non pensiamo di arrenderci, non pensiamo di accettare passivamente, di rinunciare a fare teatro. Il teatro è ancora bene pubblico, di tutti, della comunità».
Caryll Churchill (Londra 1938), esordisce all’inizio degli anni Sessanta come autrice di radiodrammi polemicamente antiborghesi. La sua prima commedia, Owners, fu prodotta nel 1972 dal Royal Court Theatre, che in seguito mise in scena anche altre sue commedie a tema socialista e femminista (Light shining on Bucking hamshire, 1976; Cloud nine, 1979). I suoi testi a tema storico e di costume, non convenzionali e fortemente impegnate, ma aliene da ogni forma di didatticismo, sono caratterizzate dalla brillante efficacia dei dialoghi e delle invenzioni; tra i suoi lavori, ricordiamo: Top girls (1982); Fen (1983); A mouthful of birds (1986); Serious money (1987); Icecream (1989); Mad forest (1990); The skriker (1994); Blue heart (1997); This is a chair (1999); Faraway (2000); A number (2002); Drunk enough to say I love you? (2006) e negli ultimi anni: Gli amici di Barbablu e Settimo Cielo. È considerata tra le più importanti e rappresentate autrici contemporanee. Le sue opere teatrali costituiscono un opus ricco e affascinante e affrontano temi di grande attualità, come femminismo e questioni di genere, guerra, colonialismo, abuso di potere. È stata pubblicata in Italia da case editrici come Costa & Nolan, Editoria & Spettacolo e Cue Press.
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