16 Aprile @ 20:00 – 19 Aprile @ 18:00 CEST

Il palcoscenico del Teatro Torlonia accoglie dal 16 al 19 aprile L’estasi della lotta, un progetto intimo e personale di Carlotta Viscovo, attrice torinese per anni portavoce dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo, nato dal desiderio di raccontare Camille Claudel non come vittima paranoica e amante abbandonata, ma rendendo onore alla sua opera. Lo spettacolo, scritto da Angela Demattè, pone l’attenzione su Camille e Carlotta, due artiste in lotta divise tra l’ambizione legata alla propria arte e l’ansia di verità e di giustizia.
In scena un corpo che si fa scultura e che dialoga con la scultura. Dietro e insieme a questo, le parole e le immagini concrete e quotidiane, logiche e forti di una vita presente e passata, quella di Carlotta e delle sue lotte sindacali.
Un personaggio terzo attraversa Carlotta e Camille, indagando il rapporto tra corpo e protesta, tra la dimensione intima e il ruolo politico dell’artista, tra l’arte e il mercato, l’ambizione e l’autosabotaggio. La parola come strumento di lotta non basta, occorre tornare al corpo, farlo vibrare nella sua potenza, per raggiungere l’estasi.
“Non so trovare le ragioni adeguate della mia compenetrazione con l’artista Camille Claudel. _ afferma Carlotta Viscovo. Abita in me dal 2004, da quando ho visto le sue opere a Parigi. Ho desiderato da allora raccontarla per toglierle il suo ruolo di vittima paranoica e amante abbandonata, rendendo onore alla sua opera. Appena cercavo di lavorarci, però, sentivo di perdere lucidità, ne soffrivo e non riuscivo a proseguire. Intanto mi restava dentro, mi accompagnava silente, mi contaminavo di lei.
Sono stata per quattro anni e mezzo coordinatrice nazionale della sezione attori della SLC CGIL (Sindacato Lavoratori della Comunicazione). Ho accettato questo incarico perché sentivo l’esigenza di fare qualcosa in difesa del mio lavoro, esponendomi pubblicamente. La conseguenza concreta è stata la sensazione di esclusione, isolamento, persecuzione. La scelta di prestare il mio nome a quel ruolo mi ha identificata completamente con esso, facendomi sentire ingabbiata in qualcosa di ossessivo da cui mi sembrava impossibile liberarmi. Lorenzo Ponte e Margherita Orsini, due giovani registi, hanno raccolto ore ed ore della mia vita quotidiana, nei momenti in cui stavo abbandonando il mio ruolo di coordinatrice del sindacato. Questo è tutto il materiale da cui siamo partite, Angela ed io. Sentivamo dei rimandi, tra la mia vita e quella di Claudel.”
Continua poi l’autrice Angela Demattè: «La proposta di Carlotta mi interessava molto, soprattutto mi interessava capire cosa le rendesse così difficile e, allo stesso tempo, necessario lavorare sulla scultrice. Parlammo moltissimo. L’intuizione sulla drammaturgia arrivò chiara durante lunghe elaborazioni nella prima residenza con Carlotta ed Alessandra Cristiani: dovevamo costruire un dispositivo teatrale che ci permettesse di attraversare questa ossessione di Claudel, per liberarcene. L’attraversamento, per essere efficace, implicava il confronto con la condizione dell’artista oggi e, soprattutto, con le sue necessità concrete (economiche) e intime (bisogno di riconoscimento).
Cominciò così la costruzione di un testo in cui Carlotta potesse parlare attraverso Camille e Camille attraverso Carlotta: una nuova Cassandra che sa di non piacere perché vede ingiustizie e verità che gli altri non vedono. Ma solo parlando riesce ad esistere e dunque parla, mischiando verità e paure, costruendo così la sua distruzione e inchiodandosi tragicamente al ruolo che vorrebbe abbandonare. Chiedemmo poi ad Alice Sinigaglia, con la sua giovane lucidità, di aiutarci a guardare questo magma ossessivo in cui volevamo immergere il pubblico. Era ormai impossibile per noi, dopo la lunga immersione, comprendere se l’ironia e la tragicità del personaggio che stavamo creando fosse quella che cercavamo. Con tutto il gruppo di lavoro cerchiamo, fino all’ultimo, di costruire un dispositivo in cui la verità possa rivelarsi attraverso la paranoia, imponendoci di decidere se avere il coraggio di seguirla. Soprattutto vogliamo che la paranoia sia costretta finalmente a rivelarsi e possa essere così annientata, smascherata dalla verità. La verità che, in ultimo luogo, è il corpo dell’artista, disarmata, che ride delle sue e delle nostre paure, intenta solo a fare bene il suo lavoro.»
Biglietteria: tel. +39 06 44230693– biglietteria@teatrodiroma.net
Biglietti: 15€ intero – 10€ ridotto
Orari spettacolo: 16 – 19 aprile 2026 I tutte le sere ore 20 | domenica ore 18