di Claudio Riccardi

 

“Enigma requiem per Pinocchio” è uno spettacolo che colpisce e scuote. Scava negli anfratti dell’animo, della coscienza e per questo motivo forse andrebbe rivisto più volte per essere colto nella sua interezza. Portentoso il suo carico emotivo e semantico esala da corpi inquieti. Sono gli attori della compagnia “Teatro Valdoca”, eccezionali performer che dal 19 al 27 marzo hanno re-interpretato il testo di Carlo Collodi sul palco di Teatro India. Un progetto realizzato da Valdoca insieme a ERT/Teatro Nazionale e in collaborazione con L’arboreto – Teatro Dimora, AMAT  e Comune di Ascoli Piceno.

Lo svolgimento ruota intorno ai versi originali firmati da Mariangela Gualtieri, che presta anche voce alla Fatina, Chiara Bersani. Attrice di espressività straordinaria, granitica e fragile, adulta e bambina insieme, si appoggia a una lettiga dove giace sdraiato il corpo in legno di Pinocchio. Seviziato, esanime e imbrattato di sangue. Pezzi del suo corpo sono arsi, il suo sguardo – vuoto – è rivolto verso la platea. Dal proscenio interroga gli spettatori, malinconico, inerme e inerte. Pinocchio come fulcro di uno scenario onirico, dove vari personaggi con le sinuosità dei corpi e a ritmo di suoni ora morbidi ora schizofrenici disegnano traiettorie. Per dare un senso e un fondamento a concetti assoluti: la peculiarità dell’umano, il rapporto con la natura, la strada per il ritorno alla purezza dell’infanzia e alla saggia lentezza. L’essenza dell’amore, la maternità.

Sospesi tra materia e metafisica, Silvia Calderoni e Matteo Ramponi incarnano i “tipi” del Femminile e del Maschile. Lei, dinoccolata, pare una scheggia impazzita, una spirale che si contorce. Lui, statuario, è un docile Mangiafuoco, gestisce la muscolare esuberanza con la calma dei forti.

I dialoghi sono ridotti ai minimi termini, Fatina – la metà pensante del Femminile –  è l’unico personaggio davvero parlante, e non esiste un vero e proprio canovaccio nella narrazione. Tutto succede, stop. Una soluzione espressamente voluta dal regista Cesare Ronconi, che si è occupato anche dell’allestimento luci. Il teatro scelto per questo Enigma è poco linguistico e fortemente corporale.

Menzione particolare merita il paesaggio sonoro creato dal canto di Silvia Curreli ed Elena Griggio, su musiche strumentali ed elettroniche realizzate in live da Enrico Malatesta, Attila Faravelli, Ilaria Lemmo.

E’ un capolavoro, questo Enigma. Uno spettacolo che fa innamorare del teatro. Penetra nell’Io, interroga e allarga gli orizzonti di pensiero. Arte con la A maiuscola, strumento di ricerca e di critica verso l’esistente.

 

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