di Giorgia Leuratti

 

Un narratore bizzarro, un gruppo di attori che, reduci da un incidente sconquassante e privati delle corde vocali, si avventurano nella lettura e nella messa in scena di una storia bislacca.

Prende spunto da quella del romanzo di Bram Stocker, la vicenda di “Dracula Crazy Reading” di Leonardo Buttaroni, ma ne stravolge l’atmosfera orrorifica: ospitato dal Teatro dei Servi dal 1 al 3 Giugno, lo spettacolo si tramuta in una serie irrefrenabile di aneddoti comici, a tratti demenziali facendo ricorso a esclamazioni e giochi di parole costruiti sfruttando assonanze e dissonanze del linguaggio.

Uno spazio scenico che ricorda una cornice diviene scelta registica funzionale ai continui cambi di costumi al dì là della quale i personaggi sono solo in parte visibili: parrucche, buffi pupazzi, strambi oggetti contribuiscono, insieme alla scelta di particolari registri, alla caratterizzazione dei personaggi e dei loro ruoli diversificati, al dispiegarsi di una chiave interpretativa intenzionalmente farsesca.

Il viaggio verso il castello si prospetta pernicioso per il Signor Harker che, spingendosi fino in Romania per firmare un contratto con il Conte Dracula, vede ben presto le insidie assumere tratti buffoneschi.

Cra! Sbim! Bim! Rem! Cataclash gengleng! –  il tetro portone del tetro castell cigolando si apre lasciando intravedere il conte, curioso individuo incappucciato e mugugnante: fin dal primo istante risulta evidente come nello spettacolo la disarticolazione del linguaggio, la ripetizione e l’uso di onomatopee siano gli elementi che, insieme ai voluti errori linguistici, ricorreranno nello spettacolo come meccanismi finalizzati a suscitare una crescente ilarità nel pubblico.

Se l’infatuazione di Dracula per la moglie di Harker, sarà il primo evento decisivo di una serie di vicissitudini, questo rappresenterà anche il motore per la comparsa di tutti gli altri personaggi ognuno dei quali risulterà indispensabile al corso della narrazione e si esprimerà in una personalissima forma espressiva.

L’interpretazione brillante degli attori, chiamati a dar voce a più personaggi contemporaneamente, il ricorso alla figura del narratore come personaggio in bilico tra realtà e finzione, il particolare uso del linguaggio, rappresentano gli elementi base per la realizzazione di uno spettacolo ben pensato nelle sue premesse ma nel quale la ripetizione degli stessi stilemi risultata talvolta ridondante in relazione alla durata e alla struttura della rappresentazione.

Con Diego Migeni, Yaser Mohamed, Marco Zordan, Matteo Cirillo, Ermenegildo Marciante, Alessandro Di Somma.

Condividi su: