di Tonino Pinto*

 

Sono figlio del piano Marshall, quella famosa “carrettata” di milioni di dollari che l’allora presidente degli Stati Uniti Roosvelt prima e Truman poi su consiglio politico, ci regalarono a parziale tampone delle distruzioni di guerra e soprattutto per avviare alla ripresa economica quell’Italia del 1945 distrutta ed umiliata da una guerra persa ma utile piattaforma sul Mediterraneo, naturale portaerei da non affondare. Come tanti miei coetanei cresciuti in quel periodo ci siamo dati da fare, mio padre era un uomo di cinema, prima con importanti produttrici a Napoli, poi a Roma e infine a  Bari come direttore della potente Warner Bros che unitamente alle majors  come MGM, Fox, Paramount , Disney, RKO, Universal, ricominciavano  e riconquistavano il mercato italiano che valeva ben  il 12% di quello europeo, aprendo a Roma le proprie direzioni generali e tutte le agenzie nelle 20 regioni con un immediato giro di affari di parecchi milioni di dollari.

Si quel piano Marshall ci svegliò ma non ci regalò nulla, dovemmo rimboccarci le maniche e pedalare lo fecero tutti lo fecero le grandi industrie come la Fiat, l’Eni di Enrico Mattei finché non fu ammazzato, le banche, i costruttori e lo fece anche il cinema con i film che poi vinsero gli Oscar e con la riapertura a Roma di Cinecittà prima e poi di  tutte le linee produttive. Cominciai giovanissimo a vendere i film, prima con quelli della Warner con i film di Errol Flynn, Humprey Bogart, Burt Lancaster, Ingrid Bergman, Rita Hayworth, William Holden, Paul Newman, Ava Gardner, poi con la RKO di Howard Hughes, la Ran,  poi a Roma come salesman della RCA per il lancio commerciale del  33 giri il nuovo evento dell’industria discografica,  poi  di nuovo nel cinema come pubblicitario dei film di due importanti società.  L’inizio come giornalista, gli uffici stampa di vari personaggi dello spettacolo come l’Adriano Celentano di “Yuppi du”, candidato alla Palma d’oro a Cannes, l’esordio in Rai alla radio con vari programmi, la collaborazione con “Cinema d’oggi” l’organo  d’informazione ufficiale dell’ Anica, la confindustria dei produttori e dei distributori cinematografici, l’amicizia ed il lavoro come studio manager con il grande Dino De Laurentiis a Wilmington in North Carolina per l’apertura dei giganteschi studi cinematografici americani che  De Laurentiis costruì a un’ora e mezza di volo da New York,  quindi PR per la CBO group a Los Angeles in quella Hollywood che mio padre aveva tanto amato.  L’esordio in televisione come inviato delle testate RAI con i tanti reportage e corrispondenze da  tutto il mondo e soprattutto conservare quella passione per il lavoro che mi accompagna ancora adesso opinionista in rete di due importanti testate giornalistiche, un’americana, l’altra nicchia di prestigio tutta italiana.

Sì, quel piano Marshall ci ha spinto ma non ci regalato niente. La nostra, la mia grande ricchezza è l’esperienza, quella maturata negli anni che conta per pilotare una nave, un aereo, una casa, una famiglia o la vita. La Mercedes in Germania accortasi che qualcosa non funzionava ha richiamato in servizio 800 operai specializzati in pensione.  Si, la vita ce la siamo, me la sono conquistata senza raccomandazioni, senza partitocrazia e in più molti ancora oggi continuano a crescere figli e nipoti. L’orgoglio è stato appagato per quanto mi riguarda personalmente, dalla cittadinanza onoraria della città di Giffoni Valle Piana sede del Festival internazionale del cinema più piccolo del mondo, quello dedicato ai bambini e giovanissimi. Eppure, eppure gli eventi di questi ultimi tempi con l’oceano di dialettiche di ogni tipo, i provvedimenti necessari condivisi per difenderci tutti dal virus, hanno steso un velo di tristezza non per i provvedimenti in sé per sé, ma per le chiacchiere su una ventilata discriminazione allo studio, ma forse già abolita, da qualcuno dicono le serve di quartiere per tutelare quello che rimane ai non più giovani della mia, della loro vita. E’ salito immediato l’urlo all’unisono a cui mi unisco naturalmente, l’urlo si intende virtuale di protesta.

Come sarebbe a dire, dopo tutto quello che abbiamo fatto e che continuiamo a fare nel bene e certamente anche nel male,  ma sempre a beneficio di qualcuno ci volete ghettizzare? Dimenticando non fosse per gli affetti il valore dell’esperienza? Scusate lo sfogo scrivo tutto questo con un sorriso ovviamente è la gratitudine al mio giornale che mi ospita sperando che alla fine della storia qualcuno scopre che possiamo ancora dare un apporto importante alla società.  Quindi voto contro tutte le eventuali misure illegittime, incivili, intollerabile e aggiungo idiote che dev’essere mai limitare la vita quotidiana e anche lavorativa di noi così detti anziani.  Personalmente poi, come dice giustamente papa Bergoglio che non è manco lui più un ragazzino, ringrazio anch’io il buon Dio e la voglia di vivere soprattutto e di lavorare. “Sotto a chi tocca” direbbe D’Artagnan ai suoi moschettieri.  Il film non è ancora finito, anche perché anche i vecchi sono in grado di votare.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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