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“Destinatario sconosciuto”: lettere tra due amici

Il copione di e con Mario Massari, basato sul romanzo omonimo di Katherine Kressmann Taylor, mette in scena senza veli una tragedia storica inevitabile 

In un qualunque appartamento degli anni trenta, un uomo sta leggendo una lettera da un caro amico, e si prepara a rispondere. Da una parte abbiamo Max Eisenstein, ebreo, dall’altra l'”ariano” Martin Schulse, e il loro rapporto appare ideale, gioviale e sereno – ma sono gli anni trenta e siamo in Germania, e chiunque nel pubblico può vedere la minaccia in arrivo. 

L’unico a non accorgersene è proprio Martin, sempre più immerso nel cieco nazionalismo del suo paese.  

Destinatario Sconosciuto, presso l’Altrove Teatro Studio, dura un’ora soltanto, ma in quello spazio ridotto condensa una storia forte e necessaria. Al centro solo i volti degli attori, Franco Mannella e il regista Mario Massari, e una soffitta mansardata che potrebbe essere la casa di uno qualunque dei due. I due personaggi condividono lo stesso spazio fisico, ma non si incontrano mai nella trama: una distanza fisica che sembra anticipare quella tra le loro anime. 

Anche la stanza che condividono è costellata di lettere, sparpagliate sul pavimento come a seguito di uno sfogo mentale. Tutto, in quella tranquilla soffitta, sembra annunciare il dolore e la distanza in arrivo. 

A rendere particolarmente grave il copione è la scrittura franca e spietata di Martin, il tedesco “ariano” che instillerà la separazione. Martin non è solo compiacente, non si limita a restare a guardare o credere in una “via di mezzo”. È anzi pienamente infuso di propaganda nazional socialista, ed è in modo coinvolto e privo di ambiguità che grida le sue cieche lodi al Führer. La disperazione di Max dall’altra parte della linea, i suoi tentativi di portare l’amico a tornare alla ragione, si spengono contro una mente ormai chiusa. Massari lo interpreta con durezza, con un distacco verso il vecchio compagno che arriva ad essere glaciale. 

Nemmeno la presenza di Griselle, sorella di Max, in cerca di carriera nel teatro berlinese nonostante la propria identità ebrea, riesce a spingere Martin a recuperare la propria coscienza e umanità. Griselle è stata una sua amante, e le lettere che parlano di lei descrivono una personalità a tutto tondo, forte e determinata. Martin, nella sua illusione totalitaria, vede solo e soltanto un’ebrea. La storia di Griselle è, paradossalmente, l’unica luce nella notte in cui sono immersi i due protagonisti. Non è difficile apprezzare la sua determinazione a farsi notare, sfidando il sistema discriminatorio che la vuole esclusa – e il dito della sceneggiatura è fermamente puntato su Martin, mentre le suppliche inutili di Max non possono salvarla e paiono scomparire. 

Destinatario Sconosciuto brilla per la sua semplicità. Due protagonisti, una scenografia, un male chiaro e incancellabile. Le vicende di Max e Martin sono fittizie, ma il mondo e la dinamica che abitano è spaventosamente reale. Nessuna pietà, dunque, per chi ignora ciò che è vero e prezioso per inseguire un’ideologia crudele: presto anche loro saranno circondati da destinatari sconosciuti. 

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Destinatario Sconosciuto – liberamente tratto dal romanzo di Katherine Kressmann Taylor – Regia: Mario Massari – Con: Franco Mannella e Mario Massari – Disegno luci: Mattia Di Martino – Costumi e scenografia: Piccolabottegateatrale- Altrove Teatro Studio Roma dal 30 gennaio al 1 febbraio

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