Debutta in scena “Sorelle”, chiusura in grande stile per I Solisti del Teatro

Cala il sipario sull’edizione numero 28 de “I Solisti del Teatro”, appuntamento che è tornato ad animare l’estate romana e con una significativa risposta di pubblico. Soddisfatta Carmen Pignataro, direttrice artistica della rassegna organizzata con il sostegno di Fondazione Claudio Nobis, e insieme a Comune di Roma e Associazione Artisti 7607.

La rassegna ha chiuso domenica 4 settembre con il debutto in scena di “Sorelle”, commedia scritta da Alberto Bassetti per la regia di Pino Strabioli. Sul palco le affiatatissime Laura Lattuada e Sarah Biacchi, interpreti di due attrici alle prese con il fallimento della loro compagnia teatrale. Francesca e Susanna sono sì sorelle ma incarnano il giorno e la notte, hanno temperamenti agli antipodi e manifestano in maniera molto diversa il disappunto davanti al rispettivo leggio. Leggono, ma in realtà attendono con la valigia in mano lo stesso autobus, ad una fermata che, per effetto di azzeccati giochi di luci, ha per sfondo le tinte rigogliose di un bosco lussureggiante.

Le protagoniste si esprimono concitate, si scambiano ansie e reciproci j’accuse, ma mai eccedono in urla. Sorridono, sotto il naso. E scomodano, nei discorsi sul chi-cosa-come-dove-quando-perché del loro futuro prossimo, nientemeno che un certo Anton Cechov. Maestro assoluto, anche per la capacità di raccontare il quotidiano –  per quanto tragico – in forma sobria e naturale, con leggerezza e quella superficialità di forma che addolcisce anche la più dolorosa pillola.

La delicatezza del tema si riflette nelle soluzioni registiche approntate da Strabioli, che ha concentrato il focus della drammaturgia sulla voce e sulla presenza fisica delle due interpreti. “Sorelle” è un testo che dà voce alla stagione della precarietà, così diffusa nel tessuto sociale e nel tempus fugit delle nostre attuali esistenze. Devastante, per l’incedere e gli effetti, ma sempre con un messaggio di speranza e puntando sulla capacità naturale degli esseri umani di reagire e di adattarsi a nuovi equilibri. Come del resto suggerisce il mostro sacro Checov.