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Dal libro al palco, “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov

Il Teatro Trastevere ospita l’adattamento drammatico di un romanzo denso di simbolismi. Una critica al regime che portò l’autore russo a scontrarsi con la censura e coi suoi demoni

Portare in scena Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov è, di per sé, una sfida ambiziosa. Il romanzo, denso di livelli narrativi, simbolismi e cambi di tono, sembra quasi resistere a ogni tentativo di riduzione teatrale. Lo spettacolo, in scena al Teatro Trastevere dal 16 al 21 dicembre 2025, prova ad affrontare questa complessità scegliendo una messa in scena essenziale ma tutto sommato evocativa, che punta più sull’atmosfera e sul lavoro attoriale che su una ricostruzione fedele e completa della trama.

La regia imposta una messinscena essenziale, affidandosi a uno spazio scenico ridotto e a pochi elementi mobili. Questa impostazione privilegia la parola e la presenza fisica degli attori, ma allo stesso tempo rende più evidente la frammentarietà del racconto. I diversi piani temporali e narrativi — la Mosca degli anni Trenta, il racconto su Ponzio Pilato, la dimensione fantastica legata a Woland, ovvero la personificazione del diavolo — si alternano senza sempre offrire allo spettatore strumenti chiari per orientarsi, soprattutto per chi non conosce già il romanzo.

Il lavoro sugli attori punta a una recitazione stilizzata, a tratti simbolica, che riflette il carattere surreale del testo di partenza. I personaggi non sono sviluppati in senso psicologico tradizionale, ma appaiono spesso come figure emblematiche, portatrici di idee più che di conflitti interiori complessi. Woland (l’ottimo Francesco Polizzi, la cui prova recitativa domina sul resto del cast) incarna una presenza perturbante, mentre il Maestro resta una figura segnata dalla rinuncia e dall’isolamento, più osservata che realmente approfondita nel suo percorso interiore. Margherita (Giulia Sanna, anche nel ruolo di Elèna, amante dell’autore) occupa uno spazio centrale nell’economia dello spettacolo, ma la sua trasformazione e il suo gesto di ribellione vengono suggeriti più che raccontati. La relazione amorosa, motore fondamentale dell’opera di Bulgakov (interpretato da Andrea Lami, anche nel ruolo del Maestro, alter ego naturale dell’autore), è trattata in modo allusivo e simbolico, lasciando ampi margini di interpretazione ma sacrificando talvolta la tensione emotiva delle scene.

Il ritmo non è sempre uniforme e in alcuni momenti la narrazione risulta frammentata, ma questa discontinuità sembra riflettere la natura stessa del testo di partenza. La scelta di non spiegare tutto, di lasciare zone d’ombra, è dunque coerente con lo spirito dell’opera e contribuisce a creare un senso di mistero che accompagna lo spettatore fino alla fine. La drammaturgia, a cura di Miranda Angeli e Alfio Montenegro, procede per quadri, più che per sviluppo narrativo, e questo contribuisce a un andamento che privilegia l’atmosfera rispetto alla progressione drammatica.

Dal punto di vista tematico, lo spettacolo richiama i grandi nodi del romanzo — il rapporto tra bene e male, la censura, il potere, la follia, la libertà individuale — senza però soffermarsi su una lettura critica approfondita di questi elementi. Il risultato è una messa in scena che evoca il mondo di Bulgakov senza esplicitarne fino in fondo le implicazioni storiche e politiche, seppur richiamandole continuamente. Nel complesso, Il Maestro e Margherita si configura come un’operazione teatrale che lavora per suggestioni, rinunce e sintesi. Uno spettacolo che chiede allo spettatore un ruolo attivo (e persino fisico, con diversi momenti in cui l’interazione degli attori con il pubblico si spinge al limite dell’invadenza) colmando i vuoti narrativi e interpretativi, e che si pone più come attraversamento parziale dell’opera che come sua traduzione scenica compiuta. In fin dei conti, viene da riflettere su quanto sia reale e tangibile il significato del sottotitolo –I manoscritti non bruciano- a ricordarci che a volte la forza e la complessità della parola scritta sono difficili da eguagliare su un palco, pur avendo le migliori intenzioni.

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Il Maestro e Margherita – I manoscritti non bruciano – Tratto dall’omonimo romanzo di Michail Bulgakov di Miranda Angeli e Alfio Montenegro – con: Andrea Lami, Giulia Sanna, Francesco Polizzi – Aiuto regia Martina Sergi – Costumi di Benedetta Nicoletti – foto di scena: Chiara Cappiello Roma – Teatro Trastevere 16 al 21 dicembre 2025

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