di Laura Dotta Rosso

 

 

Polvere di talco, polvere sui mobili, polvere dal soffitto, ogni volta che suona il campanello della porta, polvere strofinata dall’argenteria. Polvere come la verità, aleatoria e superficiale. L’uomo è curioso per natura, ha il profondo desiderio di conoscere e voler capire tutto quello che lo circonda e, quando non succede, inventa storie per poter colmare la fantasia, per fare in modo che tutti dubbi trovino un senso. Questi uomini, per di più, si trovano in un piccolo paese, e a spezzare la loro monotonia, arriva una famiglia scampata ad un terremoto, ed ecco che fantasticare sulla loro esistenza, sembra essere una logica conseguenza. Stiamo parlando del grande classico “Così è…se vi pare”, scritto dal premio Nobel per la letteratura Luigi Pirandello messo in scena al Teatro Ghione dal 28 novembre all’8 Dicembre. Ma la verità esiste o è un’invenzione creata dall’uomo per trovare sempre una soluzione?. Non approcciatevi a questo spettacolo con l’immaginario di andare a vedere dinamiche obsolete o retrograde perchè la regia di Francesco Giuffrè rende questo testo fluido, moderno senza snaturare l’originale. Tutti conosciamo il pettegolezzo di paese, quel chiacchiericcio diffuso contro il nostro volere e, molto volte, stufi e stanchi di dare spiegazioni, decidiamo di tacere e non commentare le inutili voci sul nostro conto.

Il signor Ponza e la suocera, la signora Frola, vestiti di nero perchè in lutto o forse per fingerlo, destabilizzano le dinamiche dei nuovi vicini che non comprendono il perchè, quest’ultima, non esca mai di casa. I due protagonisti motiveranno in maniera differente questo comportamento ma la spiegazione, ad ogni incontro, risulterà diversa. La musica di Raphael Beau trascina la platea in una festa di paese, sembra di saltare da una parte all’altra di un rogo profondo senza però avere la percezione del pericolo, assorbendo solamente l’adrenalina . La verità viene simboleggiata da un lampadario, segno di questa rappresentazione, che illumina solo ciò che desideriamo percepire, sottolinea la curiosità “insoffribile.“ Rispetti ciò che vedono gli altri, pur credendo in ciò che vede lei” dice il signor Laudisi, l’unico a difendere i vicini di casa. I ruoli sono chiari , precisi, gli interpreti riescono a definire i personaggi, a non renderli stereotipi,, ma possibili cittadini della strada accanto; il pubblico crede a quello che vede perchè tutti gli attori sono dentro al ruolo.

Riccardo Polizzy Carbonelli, Marina Lorenzi, Martino Duane, Caterina Gramaglia, Riccardo Ballerini, Alessandra Scirdi, Marco Usai, soprattutto Marial Bajma Riva, per la giovane età e la già maturità dimostrata sul palcoscenico, meritano tutti, in egual modo, di essere nominati per l’interpretazione. Pirandello non si vergogna, ammira ciò che ha creato con soddisfazione e gusto perchè le sue maschere, il suo umorismo, la società vista come trappola, la vita individuata come claustrofobica in questa pièce sono elementi presenti e rispettati.

Ileana Ghione, il quattro dicembre, quattordici anni dalla sua morte, sarebbe stata felice di vedere in scena, nel suo teatro, un progetto così curato e contemporaneo. La polvere cala, per un’ultima volta, sulla donna velata, colma di interrogativi e risposte che non si sa, se accontenteranno le aspettative di quel grande pubblico chiamato popolo.

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