Corpi fluidi si esibiscono in “Gelsomina Dreams” al Teatro Parioli

Gelsomina Dreams è uno spettacolo che omaggia il regista, sceneggiatore, fumettista e scrittore italiano Federico Fellini. Dal 29 marzo al 2 aprile 2023 al Teatro Parioli si è ruotato nel vuoto cosmico che solo i trapezi dei circensi possono raggiungere. La compagnia blucinQue si è inerpicata divinamente tra danza, poesia e musica eseguita dal vivo da reinterpretazioni delle melodie di Nino Rota. La direzione è stata curata da Caterina Mochi Sismondi, la creazione delle performance da Elisa Mutto, Alexandre Duarte, Federico Ceragioli, Vladimir Ježić, Michelangelo Merlanti e Ivan Ieri. Con la partecipazione di Nina Carola Stratta e Paolo Stratta.

Gli artisti hanno distribuito il loro mestiere in coreografie serpeggianti, divincolandosi, alla pari di uno stormo di uccelli ballerini, sulla testa del mondo. In silenzio prendono le veci di mattatori loquaci.

Suoni e luci penetrano nella sospensione.

Gelsomina è colei che ostenta tacchi da brivido e agilità anticonvenzionale. Gli elementi femminili e maschili che la avvolgono sono suscettibili, suadenti per l’interscambiabilità. Il personaggio dal sesso aeriforme ha un bagaglio di vanità ammaliante, esce dal film premio oscar La strada (1954).

L’ambientazione riporta a un set cinematografico dismesso nella polvere di prestazioni reminiscenti. I testi di Luis Borges correlano i film Felliniani a un’idea di supremazia dell’estetica immaginifica.

Sulla scena corpi leggeri come piume volteggiano fluidamente nell’etere scenica, le braccia e le gambe appaiono slegate da tutto, si snodano finendo per plasmarsi a dismisura. Il pubblico si sforza nell’evitare di esclamare un “wow” decisivo, che rimane sulla punta della lingua. I pianeti si allineano definitivamente quando Federico Ceragioli si impossessa del cerchio, oscillazioni da capogiro.

Dulcis in fundo c’è la comparsa di una piccola cineteca virtuale. Gli interpreti diventano spettatori delle riprese video del maestro Fellini. Questo spostamento di protagonismo è equiparabile alla concatenazione di una scatola di matrioske, molto bello nella sua attuazione vissuta.

Fotografia di Andrea Macchia

Peccato per la sala piena a metà, si è partiti con un po’ di stigmatizzazione nella presentazione della pièce ma si è giunti a un risultato oltremodo accondiscendente negli applausi, prolungati rispetto alle usuali tempistiche di battute di mani contenute.

Gelsomina Dreams è finito troppo presto, la voglia di continuare a guardarlo ancora per un po’ di tempo si è sentita. Quella sensazione rara che bussa alla porta dell’approvazione. La combinazione dell’imprudenza degli slanci fisici con la visionaria tendenza stilistica di Fellini ha superato le aspettative. Un’idea innovativa per il cartellone di un grande teatro privato disposto a diventare un centro culturale che garantisca la divulgazione di più generi.

Light design Massimo Vesco

Musica originale, sound design e violoncello Beatrice Zanin

Musica originale, violino, tromba ed elettronica Nicolo Bottasso

Musiche Georges Serge Gainsbourg, Ivanovitch Gurdjieff, Casimir Oberfeld, Charles-Louis Pothier,

Nino Rota, Albert Willemetz

Fonica Davide Boido e Andrea Ruta

Costumi Federico Bregolato e Carla Carucci

Foto Andrea Macchia

Produzione Centro di produzione blucinQue Nice

In collaborazione con Fondazione Cirko Vertigo

Testi d’ispirazione Poesie di Luis Borges

Immaginario d’ispirazione Il mondo cinematografico di Federico Fellini

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