di Ester Campese

 

Margherita Lipinska artista contemporanea, polacca di nascita, si è formata presso l’Accademia delle Belle Arti di Danzica. Dal 1991 è approdata in Italia, a Roma, dove per le sue innate doti artistiche le è stata riconosciuta una borsa di studio dall’Università La Sapienza. Scelse quindi come sua dimora la città capitolina dove attualmente vive e lavora.

Tra gli elementi caratterizzanti le opere di Margerita, e suo pregio, c’è quello di saper coniugare gli elementi più classici in assoluto per il mondo dell’arte, per intenderci quelli dei canoni di bellezza greca e mitologica, ad una contemporaneità che ne lascia incorrotto quel senso di eterea bellezza. Si resta peraltro nell’ambito di una pittura classica e tradizionale, seppur rivisitata e personalizzata anche per la scelta del supporto su cui viene realizzata l’opera

Non sono infatti le classiche tele ciò su cui dipinge, ma utilizza vari materiali quali velluti, cartoni riciclati e sacchi di juta che tratta con prodotti corposi come gli intonaci che ne conferiscono un aspetto materico, ma contestualmente lieve e fluttuante, pur partendo da supporti “ruvidi”. La pittura materica oltretutto è un tipo di pittura dal procedimento più lento rispetto agli altri, seppur la scelta fatta dall’artista nell’utilizzo dell’acrilico media i tempi di asciugatura.

Il suo intenso linguaggio pittorico, densamente pregnante e corposo, crea una sorta di magma di quel flusso emozionale che parte dal suo concept che recupera il passato, ovvero la storia di ciò che siamo stati evolvendola in ciò che siamo oggi.  Un fil rouge presente in tutte le sue opere che hanno in sé un pathos insinuante da cui fluisce una potente vena espressiva che trae ispirazione, ad esempio, da immagini apposte sulle antiche monete cui fa riferimento. Queste vengono totalmente astratte dalla loro funzione originaria e riallocate nel contesto artistico. Sono così trattate ed innalzate quasi a ruolo teatrale, cui ella le affida, regalando un immaginario storico/ellenico ben trasmesso e facilmente fruibile dall’osservatore. Lo spettatore viene dunque reso partecipe della messa in scena di quella storia mitologica più classica che giunge a noi attraverso una poetica narrazione.  

L’artista applica, su quello che sarà il supporto prescelto per il suo quadro, diversi strati di materiale talora mescolandoli ad altri in modo da ottenere l’effetto desiderato. Un effetto che si approssima ad una solidità che ci riporta ad una sorta di dimensione scultorea. Le texture scelte ne enfatizzano il linguaggio emozionale, come pure le dimensioni delle sue opere che sono sempre molto ampie. È così che le forme delle statue marmoree o bronzee possono sussistere armonicamente su questi tessuti pittorici che assurgono ad una sorta di diario storico in forma attualizzata. Una sintesi artistica elegante, fatto anche di graffiti ed incisioni, che tracciano anche il percorso personale ed evolutivo dell’artista. Un attento e calibrato calcolo, tra impianto compositivo e quello cromatico, dona armonia complessiva all’insieme. Non viene trascurata nemmeno la valorizzazione delle caratteristiche della superficie adottata il cui effetto è piacevolissimo. Un risultato che scaturisce dall’unione della pittura con la fisicità della materia. Il tutto si approssima alla bellezza degli arazzi di gusto sia estetico che formale che trovano facile e versatile collocazione in ambienti sia classici che moderni. 

Con i suoi dipinti è stata presente in diverse Fiere Artistiche tra cui Milano, Genova, Padova, oltralpe Lussemburgo ed Istanbul. Recentemente ha esposto a Roma nella tradizionale Mostra dei “Cento Pittori di via Margutta” giunta alla sua 115ª edizione e dedicata quest’anno al centenario dalla nascita di Alberto Sordi. Molte sue opere sono incluse in collezioni sia pubbliche che private.

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